QUANTO PESA KICKSTARTER?
La prima rivoluzione silenziosa alla quale abbiamo assistito è quella del cambio nei mezzi di distribuzione. A lungo abbiamo infatti dibattuto sul fato che fosse meglio incoraggiare o meno i negozi fisici (miglior possibilità di rapporto con il cliente e di spazi per riunirsi) od online (in genere migliori prezzi e maggior varietà di prodotti disponibili), ma in realtà l’intera catena distributiva fisica era gradualmente soppiantata (in una certa misura) da quella virtuale, in quanto con Kickstarter si ha una vendita diretta dal produttore al consumatore (più o meno …), che può tranquillamente saltare la distribuzione tradizionale (fatta eccezione per i negozi che acquistano copie durante le campagne per aumentare la propria offerta).
Se guardiamo al numero di uscite di cui sopra, la sensazione è che oggi come oggi più della metà dei titoli (direi più 2/3 che 1/2) esce su Kickstarter.
A livello di fatturato ho idea che il rapporto tra il crowdfunding e la distribuzione tradizionale sia forse inverso, visto che le piattaforme online sono comunque frequentate da un pubblico meno ampio rispetto ai canali più tradizionali di vendita e che i titoli storici e di catalogo (Catan, Carcassonne, Dixit, Bang!, …) vendono sempre abbastanza anche nei negozi fisici, però è indubbio che il peso attuale del finanziamento collettivo sia ora importante.
Nel contempo non è altrettanto forte, in rete, la presenza di recensioni su titoli usciti tramite Kickstarter e mi sono chiesto perché.
La risposta che mi sono dato è che, mentre i titoli che sono distribuiti normalmente (intendo tramite negozi) necessitano di una costante pubblicizzazione, sia prima dell’uscita che mentre sono in giro nei negozi, per cui c’è un tempo e impegno speso anche dall’editore allo scopo di attirare l’attenzione del pubblico per un tempo maggiore (anche in vista di localizzazioni all’estero), il kickstarter concentra la sua attenzione in larga parte nel periodo (più o meno) della campagna (magari preparandola poco prima con un poco di hype), mentre poi (con eccezione, naturalmente, per i titoli che poi hanno un successo tale da attirare l’attenzione di un editore tradizionale) in sostanza, salvo rare eccezioni, non se ne parla più, se non altro perché quando arriva nelle mani dei finanziatori è passato mediamente un anno e oramai è diventato vecchio … 😉
In senso assoluto, per un gamer, quindi, il numero di 3.500 uscite annue è un qualcosa di assurdo e non controllabile, nemmeno per il più accanito giocatore di mestiere e anche i più amanti del famolo vario sento che fanno fatica in un anno a vedere più di 300 titoli diversi, per cui già anche la semplice selezione rappresenta, di per sé, una sorta di lavoro.
Nel contempo diventa chiaro come i titoli dei quali in qualche modo si sente parlare maggiormente su Internet altro non sono se non la classica punta dell’iceberg, ovvero quella massa di prodotti che sale a galla, mentre la fetta residua resta abbondantemente sotto il livello dell’acqua.
IL NUMERO È DESTINATO A CALARE?
Non è detto.
La mia prima sensazione, quando ho iniziato a scrivere questo articolo, era quella, come detto nella breve premessa, che quella alla quale siamo davanti sia una bolla, destinata a scoppiare e nemmeno troppo in là.
Poi, sempre scrivendo, mi è venuto in mente che una preoccupazione simile la esprimevano anche nel mercato dei libri, nel quale (dati 2016) in Italia escono più di 60.000 libri diversi all’anno. Voi mi direte che il mercato dei libri è enormemente più ampio di quello dei giochi da tavolo e allora io dico che nel mondo si pubblicavano nel 2016 2,2 milioni di libri diversi. Dentro ci stanno anche manuali, guide e robe simili, ma il numero è palesemente astronomico.
Mi fermo qui con il parallelo, perché le due realtà sono diverse in modo assoluto, ma quello che percepisco è che questo tipo di mercato, come osservano alcuni analisti del settore book, è caratterizzato dalla forte presenza anche di operatori non professionali (nel senso che lo fanno come secondo lavoro, hobby, per autoproduzione, …) e i costi di ingresso (quanto ti costa pubblicare un libro) sono relativamente bassi.
Queste considerazioni, leggendole, mi sembra si adattino bene anche al mondo dei giochi da tavolo.
In effetti quando si va anche ad Essen, tra i 1.000 giochi in uscita solo una frazione proviene dagli editori più grandi, mentre una bella fetta è proposta al grande pubblico praticamente solo in occasione della fiera, mentre per il resto le scatole sono spesso acquistabili solo nei più forniti negozi online o addirittura mai più.
Se andiamo su Kickstarter, invece, ancora più facile è pensare di lanciarsi nell’editoria, visto che i costi iniziali non sono propriamente 0 (se vuoi pensare di farti finanziare un certo investimento preventivo, quantomeno in grafica, lo devi fare), ma certo non si affronta il rischio d’impresa di riempirsi un magazzino di scatole senza sapere se poi le si venderanno …
Per rispondere alla domanda, ho idea che Kickstarter abbia contribuito a una sorta di raddoppio almeno dei numeri che l’editoria tradizionale proponeva come uscite (se non di più) e che, di conseguenza, se non calerà il crowdfunding, nemmeno il numero di uscite, a breve, calerà.
CONSEGUENZE?
La prima conseguenza è che prendo atto che sono un dinosauro.
Lo dico scherzando, ma sta di fatto che il mercato si è spostato, dal commercio tradizionale al preordine tipico del crowdfunding, tanto che diversi editori tradizionali (vedi la Queen) hanno cercato di pescare, ultimamente, in entrambi i canali, mentre io resto ancorato, fermamente, al mio canale unico di acquisto (il mercato tradizionale) o quasi.
Io proprio non riesco a rivolgermi a Kickstarter, in parte perché mi piace anche provare le cose, in parte perché penso che alla fine, se il prodotto avrà successo, alla fine sarà disponibile anche nel canale tradizionale di vendita, in parte perché oramai ho una conoscenza estesa del mercato tradizionale e forse non ho voglia di buttarmi nel mare del crowdfunding.
Sul blog, grazie alla presenza di validi collaboratori che sono più evoluti di me (Sayuiv e il mio omonimo F/B!O P., per esempio, ma non solo loro), seguiamo attivamente ambo i canali distributivi, mentre io mi occupo di Kickstarter solo quando qualcuno si ricorda di me e mi manda una copia di preproduzione da testare in vista della campagna, cosa che mi rende lieto tanto quanto provare quella che uscirà in vendita sul mercato standard.
Vabbe’, superando ciò che mi concerne, direi che il mercato, se possibile, si è ancor più frammentato e il numero di editori è aumentato a dismisura, visto che, con Kickstarter, si supera a piè pari il problema, fortissimo per i piccoli, della distribuzione sul territorio.
Sono due mercati diversi, Kickstarter e la classica vendita in negozi (fisici e online), ma vado a pensare che la logica sia quella che la filiera tradizionale riguardi una frazione di titoli che, così immagino e spero, rappresentino una selezione del meglio che esce nel crowdfunding.
E di Essen che dici?
Essen continua, astrattamente, a crescere, con un numero di editori sempre maggiore e spazi occupati sempre più ampi. Cala, però, la sua centralità nel calendario ludico, perché se metà del mercato è crowfunding, un poco dell’assoluto spirito di novità che pervadeva le sale della fiera si perde per strada. Resta un must per provare cose e un evento irrinunciabile per gli ultrafan, ma non è più IL momento centrale e unico di uscita del 90% delle novità come lo fu anni fa, prima dell’avvento del crowdfunding.
Ogni anno che passa il numero di titoli che mi restano attaccati alle mani in fiera cala e anche là una fetta delle uscite arriva in fiera dopo essere già stata finanziata su Kickstarter e simili, per cui una parte dello spirito di assoluta novità che caratterizzava l’evento sta andando perso …
E PER GLI APPASSIONATI?
Mah, alla fine i fan del settore credo non si possano, per ora, lamentare.
Il numero di proposte è enorme e solo chi ha come passatempo lo scrivere su blog (o simili) e relativamente pochi altri amici iper-esperti sono in grado di seguire tutte le uscite, ma la realtà è che, qualunque sia il genere che ti piace, hai di fronte a te sempre una ampia scelta di titoli e se non sei un frenetico della novità, ogni anno il numero di titoli tra i quali scegliere il prossimo acquisto aumenta.
Se l’utente, poi, contiene i suoi acquisti entro una decina di scatole e non è troppo schiavo della novità, potrà probabilmente continuare a rivolgersi al mercato tradizionale, fiducioso che gli editori (e il mercato in senso ampio) selezioneranno per lui il meglio che non ha colto su Kickstarter, trovandosi la comodità di poter scegliere senza problemi anche titoli localizzati in italiano (ora come ora numerosi sono i distributori che localizzano, per cui i titoli migliori tendono a uscire quasi tutti nella nostra lingua).
Aspetti negativi?
Be’, andando avanti così, con la frammentazione, il rischio è che il nostro mercato resti sempre di nicchia e fatichi a uscire nel mercato di massa o che si contragga nuovamente, ma a sentire gli analisti il trend sembra essere opposto …
Vabbe’ ragazzi, di spunti ne ho tirati fuori diversi, per cui lascio a voi le considerazioni del caso, ringraziandovi per essere arrivati a leggere sin qui 🙂
… e voi, siete dinosauri come me o siete passati al lato oscuro del crowdfunding?
🙂 🙂 🙂
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