scritto da Chrys
Mi è capitato, fin troppo spesso, di sentire discorsi “contro” l’uscita italiana di questo o di quel titolo… ragionamenti normalmente fatti soprattutto da appassionati e grandi consumatori di giochi da tavolo, il che li rende probabilmente ancora più gravi.
Il più delle volte questi discorsi fanno leva su quattro argomentazioni differenti (usate da sole o in combo) che sono:
- l’edizione italiana del gioco ha un prezzo di listino più alto di quella tedesca, francese o inglese, perché l’editore vuole lucrarci;
- l’edizione italiana esce dopo e io voglio averlo subito;
- l’edizione italiana è di qualità inferiore, perché viene tradotta, quindi può contenere errori o imprecisioni;
- l’edizione estera è indipendente dalla lingua, quindi è inutile localizzarla in italiano e l’editore dovrebbe localizzare altro.
Visto che lo scopo primario di Giochi sul Nostro Tavolo è da sempre la divulgazione e la conseguente crescita del nostro hobby, mi sembrava interessante parlarne assieme, soprattutto oggi che (come abbiamo analizzato in un altro mio articolo) il gioco da tavolo sta diventando via via più diffuso e sta finalmente uscendo da quella piccola nicchia in cui era relegato assieme al costruire diorami di treni e alla cura del bonsai (senza volerne a queste antiche arti tanto care al Reverendo Lovejoy e al Maestro Miyagi).
Analizziamo assieme per un secondo la validità di queste quattro motivazioni prima di fare un ragionamento più genarale sull’argomento… e capire assieme perché (o se) dovremmo preferire un’edizione estera alla localizzazione italiana. ^__^
L’EDIZIONE ITALIANA COSTA DI PIÙ?
Talvolta questo è vero (benché sempre più di rado, come vedremo), ma quando succede vanno considerati alcuni fattori importanti.
In primo luogo localizzare un titolo ha dei costi legati alla traduzione, in quanto tutti i testi presenti sulle carte vanno tradotti, così come il testo del manuale e della scatola… qualcuno potrebbe pensare che se va tradotto solo il testo di scatola e manuale (se non parliamo di titoli come Sherlock Holmes o Mythos) i costi siano minimi e quindi il prezzo non dovrebbe cambiare, ma non è proprio così. Infatti ciò che più incide sul costo di un titolo è la tiratura: mentre l’edizione tedesca va in stampa con una tiratura iniziale di 20-30.000 copie, quella per l’Italia (foss’anche solo per manuale e scatola) ha una prima tiratura che spesso viaggia sulle 1.000-2.000 copie (ma un tempo erano 500-1.000 al massimo).
In secondo luogo un editore che localizza paga per ogni singola copia molto di più di un editore che crea il gioco e se lo vende direttamente, perché siamo “sotto di un livello”… per capirci: la Plan B produce Azul e lo vende nel suo paese ai negozi a sconto 40% (incassando il 60% del prezzo di copertina), ma per farlo arrivare in Italia lo vendono a Ghenos a sconto 70% che a sua volta lo rivende ai negozi a sconto 40% (con un margine solo del 30%). Ho leggermente semplificato la filiera, ma il concetto è questo.
Quindi chi localizza, oltre ai costi delle traduzioni (a suo carico), spesso guadagna la metà dell’editore originale: questo da un lato permette all’editore originale di poter fare promozioni (in fiera o nella grande distribuzione) inarrivabili per chi localizza e dall’altro fa sì che anche se quest’ultimo lo vende più caro guadagna comunque meno dell’editore originale. Di conseguenza accusare un editore italiano di alzare il prezzo perché più avido di quello tedesco/francese/americano non ha nessuna base.
Ma la cosa più importante è un’altra… se provate a guardare la maggior parte dei titoli usciti e a confrontare i prezzi di listino con quelli dei paesi originali noterete che, a differenza di un tempo, ormai nel 90% dei casi i prezzi sono assolutamente allineati se parliamo di titoli nuovi e recenti. Frequentando ormai da anni Essen vedo un prezzo di listino che è lo stesso con cui arriva in italiano. Questo perché nella maggior parte dei casi gli editori rinunciano a ricaricare il titolo, perché – essendo cresciuto il mercato – le copie vendute sono maggiori, proprio grazie al fatto che sempre più persone comprano l’edizione italiana, permettendo tirature maggiori.
L’EDIZIONE ITALIANA ESCE DOPO?
Questo sta diventando sempre più falso col passare del tempo… ricordo quando, per vedere un titolo localizzato in italiano, ci toccava aspettare mesi (a volte quasi un anno), mentre ormai non solo possiamo trovare localizzati in italiano la quasi totalità dei titoli di successo presentati all’estero, ma in alcuni casi ci troviamo davanti a edizioni con un divario di poche settimane. Basti pensare a quanti dei titoli “big” presentati a Essen sono addirittura già in vendita a Lucca Games & Comics… e gli altri spesso arrivano in capo a un mese o due.
Personalmente non trovo così terribile aspettare pure qualche mese per un gioco che desidero, anche perché, a differenza di un tempo, di giochi ne escono un sacco e quelli che escono quasi in simultanea bastano e avanzano per riempire il tempo di attesa del resto. XD
In ogni caso, se vi state chiedendo perché prima il tempo di attesa era così elevato, la risposta è la stessa data prima: il fatto che sempre più persone in Italia giochino ai giochi da tavolo, anche se vendono meno di un decimo di quanto fanno in altri paesi, fa sì che gli editori possano permettersi di pubblicare più giochi e di farli uscire prima, senza aspettare di vedere come va all’estero (tenete presente che per i numeri degli inizi 1-2 titoli sbagliati bastavano a mandare un editore a gambe all’aria).
L’EDIZIONE ITALIANA È DI QUALITÀ INFERIORE E LA TRADUZIONE CAUSA ERRORI?
Tralasciando alcuni casi emblematici del passato come quello di Quarriors! (ma parliamo di oltre 6 anni fa) o Battlestar Galactica (2011), che sono comunque eccezioni, ad oggi le traduzioni sono decisamente più curate e seguite con molta più attenzione. Certo, possono accadere degli errori, soprattutto se la mole di testo è molto grande, ma questo avviene anche con le edizioni straniere, non credete… basta vedere la mole di FAQ o di errata che escono per i titoli Fantasy Flight. Per fortuna i casi in cui un errore di traduzione è divenuto realmente problematico sono molto pochi e vengono alla luce quasi immediatamente e spesso subito risolti.
Già che siamo in tema, personalmente ho notato negli ultimi anni un peggioramento a livello globale (quindi non delle edizioni italiane) della prima uscita con refusi o errori nelle ragole, effetti da correggere e sbilanciamenti. La cosa mi scoccia non poco… sono problemi figli di una logica di mercato che obbliga spesso a uscire in determinate date (Gen Con/Essen/Natale) e non tocca solo il mondo dei boardgame, ma anche quello dei videogiochi, con titoli che per arrivare nei negozi per Natale escono con bug e problemi poi risolti successivamente con patch e aggiornamenti vari. Una pessima abitudine, che inizia a far danno anche da noi.
Ecco, in questo caso l’edizione italiana spesso ci viene addirittura in aiuto, perché uscendo successivamente incorpora anche già le correzioni a manuale, plancia o carte (pensiamo ad esempio a tutti gli errori a livello di manuale e plancia che conteneva la prima edizione inglese di Cottage Garden, tutti corretti nella prima edizione italiana).
È INUTILE LOCALIZZARE UN GIOCO INDIPENDENTE DALLA LINGUA E GLI EDITORI DOVREBBERO CONCENTRARSI SU ALTRO?
La motivazione è che “tanto i titoli semplici li si può anche comprare d’importazione, scaricandosi le regole tradotte e quindi l’edizione ITA è inutile”. Questo è forse il ragionamento più assurdo dei quattro e quello che dimostra la minor conoscenza reale del settore. Il più delle volte l’ho poi sentito fare lamentando la traduzione di giochi ad ampia diffusione come Dixit, Ticket to Ride, Dobble, Azul, Splendor e simili, il che fa anche trasparire una sorta di snobbismo che divide il mondo ludico in giochi di serie B (quelli più semplici, i giochi “family” o più leggeri, adatti a tutti) e giochi di serie A (i vari titoli più di nicchia e super complessi).
Anzitutto una precisazione abbastanza ovvia, ma dovuta: il successo dell’editoria ludica NON dipende dai titoli per giocatori “hardcore”, che rappresentano spesso una frazione risibile del fatturato. Ci sono stati molti casi in cui la localizzazione di alcuni titoli è avvenuta più per passione dell’editore che per guadagno, dato l’esiguo numero di copie stampate/vendute sommato ai margini bassi (per nostra fortuna il nostro è comunque un settore ancora in mano a chi i giochi li ama). Oggi escono in italiano molti più titoli complessi di un tempo, proprio grazie al gran numero di titoli family che, raggiungendo ampie fette di pubblico, permettono agli editori operazioni commerciali prima molto più difficili.
Inoltre anche a voler vedere il titolo complesso come “il punto di arrivo auspicabile nel percorso di maturazione di un giocatore” (idea che io non condivido assolutamente e che trovo anche molto dannosa, ma è un discorso a parte) bisogna ricordare che se i titoli “introduttivi” fossero solo in inglese e acquistabili solo d’importazione o alle fiere, questi arriverebbero solo ai già giocatori, relegando questo hobby alla nicchia che occupava 10 anni fa.
PERCHÉ COMPRARE UN GIOCO IN ITALIANO
In soldoni io penso che valga sempre la pena comprare un titolo nella sua edizione italiana (io faccio eccezione solo quando nei primi mesi non ci sono annunci di localizzazioni future o per titoli che so bene che non arriveranno mai). Se mi chiedete perché la penso così, ecco i motivi di questa scelta.
Comprando un gioco in italiano, anche se questo può comportare l’aspettare pochi mesi in più, si spinge il mondo del gioco da tavolo in Italia molto più di quanto si pensi. Se oggi escono moltissimi giochi in Italia e con tempi molto stretti dall’uscita estera è proprio perché negli anni il bacino di chi li comprava è cresciuto sempre di più. Oggi è molto più facile trovare gruppi di gioco, fioriscono nuove associazioni e quelle esistenti hanno sempre più membri. Anche eventi come la nostra Con sarebbero stati impensabili un tempo. ^__^
In un circolo virtuoso, la localizzazione di titoli gateway ha permesso di aumentare sempre più la base utenti avvicinando moltissime nuove leve al nostro hobby e rendendo sempre più convenienti le edizioni italiane. Un tempo sarebbe stato impensabile
pubblicare in Italia titoli come Near & Far, Fallout, T.I.M.E Stories,
Mythos, Scythe, Pandemic Legacy, Star Wars Rebellion e compagnia bella.
pubblicare in Italia titoli come Near & Far, Fallout, T.I.M.E Stories,
Mythos, Scythe, Pandemic Legacy, Star Wars Rebellion e compagnia bella.
Parlando di prezzi, quasi tutti i giochi arrivano in italiano allineati ai prezzi esteri (stesso prezzo o pochi euro di differenza)… se in Italia le vendite scendessero significherebbe un rialzo dei prezzi per i titoli localizzati rimasti. Gli euro risparmiati oggi li andremmo a pagare con gli interessi.
Un gioco in italiano si vende facilmente a chi non gioca (vede un Ticket to Ride, un Nome in Codice o un Dixit su uno scaffale, legge il retro, si incuriosisce e lo compra)… ma soprattutto lo stesso gioco in inglese sarebbe invendibile: non solo abbiamo ancora una bassa diffusione dell’inglese in Italia, ma un titolo con scritte in inglese non verrebbe nemmeno messo sugli scaffali di un Toy Center o di un negozio di giochi.
Senza contare che un gioco localizzato è anche più rivendibile (nei mercatini, su Facebook, nei mathtrade, ecc.) rispetto alla relativa versione in tedesco o inglese, quindi semplifica anche la vita se/quando vi doveste stufare di giocarci. 😉
Infine un gioco in italiano è molto più facile da intavolare… come ho detto non tutti sanno l’inglese e anche tra chi lo sa non sempre lo si capisce così bene. Pur avendo moltissimi amici che parlano inglese, spesso mi è capitato in passato di dover rinunciare a un gioco in inglese perché comportava una mano di carte personale e qualcuno al tavolo ha preferito altro… oppure si trattava di un gioco cooperativo, ma che avrebbe costretto qualcuno a tradurre ogni carta o pezzo di trama. In questi casi basta che ci sia uno solo al tavolo che non sappia l’inglese abbastanza bene per impedire la partita a quel titolo: personalmente spendo volentieri qualche euro in più (o aspetto volentieri un po’) per avere un gioco che sfrutterò più spesso. 😀
Questi almeno sono i motivi per cui la mia collezione di giochi negli ultimi 3-4 anni si amplia soprattutto con edizioni localizzate, laddove possibile. E voi? Quanti titoli italiani comprate? Cosa ne pensate?
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