[Essen 2016] Ci siamo …

scritto da Fabio (Pinco11)


Ci siamo!
Siamo arrivati alla settimana della fiera ludica più importante, quella nella quale tradizionalmente sono presentati il 70% dei titoli nuovi prodotti nel corso dell’anno, quella che richiama oltre 150.000 visitatori, quasi tutti attratti dalla parte games (ed in minima parte dalla comics), quella che catalizza le attenzioni degli appassionati per i diversi mesi che la precedono, nel corso dei quali i comunicati stampa degli editori si rincorrono nel fornire maggiori (o minori) dettagli su quello che si troverà in fiera.
Inizio: giovedì 13 (per il pubblico). Fine: domenica 16. Noi ci saremo!
Quest’anno, poi, l’organizzazione parla di un successone annunciato, con un ulteriore aumento degli espositori e dello spazio espositivo, per cui va tutto alla grande …
… oppure no?

DUE STATISTICHE …


Mentre scrivo l’elenco delle novità di BGG segna circa 750 titoli presentati in fiera, mentre l’organizzazione parla di circa 1000 espositori (teniamo conto che ce ne sono diversi che sono solo venditori di fumetti e/o usati e non editori …) e si attendono oltre 150.000 visitatori.
Dei 750 titoli ce ne saranno circa un 10% (74) presenti solo in demo (i numeri che snocciolo sono approssimativi, ovviamente), ed altrettanti (73) che rappresentano solo espansioni, per cui i giochi del tutto “nuovi” (comprese però riedizioni e reimplementazioni …) ed acquistabili saranno circa 600.

… be’, lo scorso anno, se contavamo i 504 giochi teoricamente
giocabili con la scatola di “504”, arrivavamo al doppio di quest’anno .. 🙂

41 sono i giochi solo per due giocatori e 7 i solitari, mentre una ventina sono i giochi per ‘gruppi’ da quattro giocatori in su.
Andando sui tempi di gioco, solo 35 sono i titoli che richiedono almeno 90′ per essere completati, mentre solo una decina ha requisiti dai 120′ in su (e qui ci sono anche riedizioni, come Indonesia, Shogun e Prince of the Renaissance). Al contrario ben 286 titoli promettono di stare entro la mezz’ora di gioco, per cui questo vuol dire che quasi la metà dei giochi nuovi in fiera saranno filler.
Quanto ai prezzi ben 183 sono i giochi che sono proposti in fiera (dove i prezzi sono sempre un attimo più scontati rispetto al catalogo) sotto i 15 euro, mentre solo una trentina superano i 60 ed una sessantina i 50.


NON È TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA


Ben lungi da me lo smontare l’hype di un evento al quale arrivo comunque carico e preparato, dopo essermi spulciato più volte le liste degli arrivi, che contano, mentre scrivo, quasi 750 titoli, ma qualche riflessione la propongo ugualmente.

Un’idea che butto lì è che, per chi è abituato al classico mercato come me, Kickstarter sta colpendo duro il modo tradizionale di fare giochi da tavolo, ritagliandosi crescenti fette di mercato e la cosa, lo ammetto, non mi lascia entusiasta

Ho visto una infografica realizzata da Casual Game Revolution e vedo che i progetti legati ai giochi da tavolo (miniature, carte, …) che hanno raggiunto il funded sarebbero ben 2.700, con una allucinante media di 900 all’anno, ovvero un numero che da solo parrebbe equivalere quello delle uscite ‘normali’ pre Kickstarter.
È vero che una parte dei titoli finanziati è prodotta da editori che in ogni caso sarebbero poi arrivati sul mercato a prescindere dal finanziamento collettivo (e che sfruttano Kickstarter come fosse una prevendita).
È vero che i titoli migliori che sono finanziati poi godono anche di una distribuzione ordinaria.

Ma è anche vero che personalmente non riesco ad abituarmi a questa modalità produttiva, perché continuo ad avere preconcetti di massima (che possono essere in senso assoluto errati e poi, è evidente, che questo atteggiamento è generico e sono pronto caso per caso a valutare) nei suoi confronti, il primo dei quali consiste nella domanda: “quando propongo il progetto non è necessario che tutto funzioni alla perfezione, perché si presuppone che io abbia diversi mesi prima di produrre, ma perché dovrei poi affannarmi a migliorare al massimo il gioco, una volta che è stato finanziato, visto che i soldi in saccoccia li ho già?”.

Lo so che gli editori migliori cercheranno comunque di lavorare al meglio per preservare il loro nome in vista della successiva campagna, ma resta la mia sensazione che nei miei giochi top (personalmente ne ho finanziati non più di due o tre, più che altro per curiosità e non conservo nessuna delle tre scatole acquisite) non compaiono ex kickstarter.


Tabletop Games on Kickstarter 2014-2016 Infographic - Courtesy Casual Game Revolution


This infographic is Copyright © 2016 Casual Game Revolution. Posted here with permission.



Perché mi parli proprio ora dei tuoi ranting verso Kickstarter?
Perché mai come quest’anno la fiera è invasa da progetti con l’etichetta Kickstarter (e suoi fratelli), ovvero titoli che arrivano in fiera in distribuzione dopo essere stati finanziati o che sono proposti in fiera come lancio per la campagna.
I primi, nella logica fiera, non mi interessano più di tanto, perché, visto che se ne parla da mesi (in genere il finanziamento precede di almeno nove mesi la produzione), l’effetto novità è svanito da tempo ed i secondi ancora di meno, perché il bello di una fiera è di vedere o provare e portarsi via subito ciò che ti piace, non di prenotarlo per il prossimo anno
Prendete quindi in questa chiave questo mio sfogo come soggettivo e, soprattutto, legato alla realtà fieristica (nel senso che Kickstarter non rientra troppo nel mio spirito fiera Essen), perché, è ovvio, Kickstarter ha anche i suoi pregi (ampliamento del mercato, accesso alla produzione per realtà troppo piccole per autoprodursi, contatto diretto produttore-consumatore, …), ma resta il fatto che non riesco a non collegare a lui il lieve calo di hype che sto provando quest’anno per l’evento.
Ci sta però che io sia il classico utente abituato al telefono fisso a tastiera, che non riesce ancora a prendere la mano con il cellulare, ossia un dinosauro che non si rende conto che il mondo sta cambiando, ovvero che lui si è estinto mentre era distratto a pensare alle sue cose … 😉

CALO DELL’HYPE O SEMPLICE EVOLUZIONE DELLA SPECIE?


Ma come, non ci stai subissando con piogge di anteprime sin da fine luglio ed ora ci dici che non hai hype?
No, no, ho solo detto che ne ho un pelo di meno del solito, nel senso che in genere ogni anno parto con quella dozzina di titoli che rappresentano acquisti più o meno sicuri e mi toccava, per arrivare ad un numero decente di giochi in wishlist, fare selezioni draconiane, mentre quest’anno ho fatto lievemente meno fatica del solito, visto che i miei imperdibili del pre fiera sono leggermente meno numerosi del solito.
La cosa, badate bene, è legata però – e ne sono conscio – non solo all’effetto Kickstarter, ma anche al successivo passo del percorso di evoluzione dei giochi da tavolo, del quale sto tenendo traccia, con voi, da qualche anno.

Il tramonto dei cinghiali, specie che normalmente è piuttosto cara ai gamers più appassionati, è un dato di fatto, con la tendenza della maggior parte dei titoli, anche di quelli appartenenti alla classe dei gestionali, tradizionalmente i più soggetti a tempi di gioco più consistenti, a ridurre in modo drastico i tempi a partita ed a semplificare le regole, nello sforzo di ampliare la base dei giocanti ed il target di pubblico al quale si rivolgono.

In passato, per fare degli esempi, titoli come Agricola erano fatti per riempire serate praticamente da soli e l’oretta abbondante di giochi come Navegador era considerata quasi come il risultato piacevole di un esercizio di stile dell’autore, che in quell’occasione aveva condensato concetti più complessi in un gameplay più essenziale e senza fronzoli.

Adesso come adesso pochi sono rimasti sul mercato a proporre giochi “di peso”, perché il pubblico richiede varietà ed eleganza, dove il lineare è preferito al barocco. È una questione di tempi e di stili, ma la cosa influisce, di conseguenza, anche sulla varietà, perché più sintetizzi, più è difficile distinguersi dalla massa.

Anche a questo giro, così, sono calati i supercinghiali (come attestano le prime statistiche spicciole elencate ad inizio articolo) e la taglia dei miei preferiti si è ridotta ulteriormente, scomparendo, a questo giro, alcuni dei loro più usuali creatori (sto pensando a qualche portoghese …) e/o riducendo alcuni editori tradizionalmente versati in quell’ambito le loro uscite.
L’effetto, per me, è quello che aumenta il numero dei titoli da tenere d’occhio, ma non è facile, nella massa dei titoli da 60 a 120 minuti, tutti dotati di belle descrizioni similari al 90% l’una rispetto all’altra, identificare a priori ciò che potrà piacere.
È vero che poi, sulle nostre tavole, abbondante posto lo trovano anche categorie diverse di titoli, ma è proprio la difficoltà ad inquadrare completamente il gioco complesso solo leggendo le regole che fa crescere l’hype nei suoi confronti, mentre i titoli più lineari, una volta letti, lasciano meno all’immaginazione e quindi fanno nascere meno aspettativa.
Anche qui vi parla probabilmente il dinosauro che si chiede che fine hanno fatto i mammuth 😉

ANDIAMO, SI PARTE!!!


Vabbe’, ma perché allora vai ad Essen?
Perché è il classico paese dei balocchi, ecco perché.
Sono quattro giorni (il pubblico è ammesso da giovedì a domenica) di gioco a 24 ore al giorno, dove non fai che guardare giochi, parlare di giochi e respirare giochi.
Il fantacalcio lo lasci fatto prima di partire e non sai nemmeno i risultati delle partite del campionato, perché non ti interessa più di tanto. Il telefonino lo lasci a casa o in albergo spento (io mi faccio una scheda usa e getta solo per la fiera, per sentirmi con chi è lì …) e chiami solo la sera dieci minuti, perché non vuoi che il mondo turbi il tuo karma ludico. Tutto quello che devi fare è scegliere cosa giocare e scegliere cosa comprare ed alla fine ti porti a casa una trentina di scatole, che copriranno per mesi il tuo fabbisogno ludico. Mangiare è un optional che porta via tempo, così come il dormire … La mattina ti alzi cercando di fare il prima possibile, perché sarà una giornata felice …
Ho dato l’idea del perché ogni anno la fiera la attendiamo con ansia? 🙂

Per chi fosse interessato ai dettagli tecnici o pensasse di programmare una scappata dell’ultimo momento, ecco il link all’articolo che tempo fa scrissi su costi e logistica per andare ad Essen e qui ad una bella e mastodontica guida che ogni giorno il buon Leles sulla Tana dei Goblin aggiorna.



GLI ULTIMI ARRIVATI


Senti, ma in questo articolo niente carrellata di novità?
Pensavo quasi quasi di rispondere di no, perché il mio ‘lavoro’ di presentazione l’ho fatto con tutti gli articoli scritti ogni settimana da fine luglio in poi, ma ogni giorno che spulcio su BGG qualche titolo nuovo spunta, così come qualche altro che era stato annunciato ma senza dettagli propone, finalmente, le regole.
Ecco qui, quindi, le ultime piccole news che raccolgo in ordine sparso.

Comincio con qualcosa di Casa Italia, ovvero la coppia Niccolini-Canetta con Railroad Revolution, in uscita per la What’s Your Game.
La citazione è d’obbligo, viste le mie considerazioni tristi sul declino dei cinghiali, in quanto l’editore in questione è uno di quelli che sta tradizionalmente tenendo il fortino dei titoli con un grado di complessità in più.

È uscito, finalmente, il regolamento, per cui posso dirvi che si tratta di un titolo interessante che sono curioso di provare, perché propone alcune dinamiche di base piuttosto semplici, intorno alle quali è stata costruita poi la classica fitta rete di ideuzze che contribuiscono ad elevarne il peso specifico.
A livello di base è un costruzione reti, visto che si parte tutti da una città iniziale sulla mappa, per andare poi a collegarla alle altre tramite ferrovia (bastoncini di legno) e a piazzare sulle varie locations le proprie casette (stesso discorso per il telegrafo). Poi scopri che la mappa è modulare, perché ad ogni città corrispondono dei bonus e ad ogni partita (come in Marco Polo) le rimescoli. Quindi fai conoscenza con i trippoli (omini) che sono in cinque colori, perché a seconda del colore dell’omino che usi ciascuna delle sole quattro azioni tra le quali puoi scegliere quella che compirai al tuo turno avrai un determinato bonus, che è assai diverso a seconda del colore.

Carina è l’idea del meeple building (ovvero l’omino utilizzato resta sulla tua scheda fino a che non li hai usati tutti e nel corso della partita compri nuovi omini e/o ne elimini alcuni – promuovendoli – dalla tua scorta), perché qui è declinata allo scoperto, ovvero al tuo turno scegli cosa utilizzare, senza dover pescare dal classico sacchetto.
La pianificazione, dunque, è essenziale e l’interazione è sollecitata dalla presenza di bonus per chi raggiunge per primo città o traguardi nella diffusione dei telegrafi.

Siccome, l’ho confessato, sono i cinghiali ad attrarmi, come il fuoco per la classica falena, eccoci qui a parlare di Round House, di Eros Lin e Zhong-Hua Yang, della taiwanese EmperorS4.

Round House

Così come lo scorso anno il cinghiale esotico della casa orientale ricordava tanto i Feld d’annata, qui eccoci di fronte ad un Mac Gerdts d’annata, visto che la meccanica di base del gioco prevede che gli omini dei giocatori si spostino tra le varie caselle che compongono il tabellone circolare (diviso in settori concentrici) eseguendo le azioni concesse dai punti di arrivo, rispettando sempre il medesimo verso di movimento.
Tutto ciò vi ricorda per caso la mitica rondella dell’autore tedesco?
A me sì, anche se poi, chiaramente, intorno a quell’idea sono introdotti personaggi, mercati, commerci e via discorrendo, nella logica dei gestionali classici.

La russa Hobbyworld porterà invece in fiera, tra gli altri, anche Masters of Orion: The Boardgame del duo Gorn-Sklyuev: qui il motivo di attrazione consiste nel nome, perché il gioco trae ispirazione da un famoso (?) videogame (per i dinosauri come me) di tanti anni fa (del 1993) di esplorazione spaziale.
Le meccaniche pare siano state (di molto) alleggerite, con l’uso di carte, tanto che i tempi a partita stanno in 40-60 minuti, per cui l’esperienza di gioco dovrebbe essere molto dissimile dal 4X dal quale siamo partiti con l’ambientazione, però resta il fascino della franchise prescelta, per cui un’occhiata la darò …

Master of Orion

Dalla The Game Master ecco poi Rhodes di Pieter Boots, ambientato nell’antica Grecia, con tutti gli elementi del gestionale classico, a partire dalla grafica leggera, passando per la presenza di diverse meccaniche conosciute, come il piazzamento lavoratori, piazzamento tessere, raccogli e consegna e così via.

Gads Hill 1874

Altro Gestionale in casa Playad Games, ovvero Million Club, di Arnaud Ladagnous, nel quale la lotta è tra industriali del primo ‘800 che gestiscono le proprie compagnie. Qui ciò che attrae a prima vista è la cura all’aspetto grafico, nonché l’utilizzo delle carte quadrate, che nel corso della partita vengono ruotate in senso orario od antiorario per simboleggiare tassazione o sviluppo.
Curioso è poi anche Gads Hill 1874, della Clicker Spiele di Stefan Riedle, il quale propone la sfida di ricostruire le locazioni di una teorica città del passato che i partecipanti sono chiamati ad esplorare, ricostruendola sulla base degli indizi raccolti.
Si tratta di un gioco di deduzione e logica che gode del pregio di essere qualcosa di diverso dal solito (anche se è, paradossalmente, una reimplementazione di un gioco di una quindicina di anni fa 🙂

Passo poi al sim city con Alban Viard, che propone il suo Tramways (AVStudio Games), altro capitolo nella sua esplorazione della teorica Small City nella quale sono ambientati i suoi titoli. Questa volta il peso specifico è decisamente più elevato, come attestano i 120 minuti alla voce durata sulla scatola, e la plancia è di un bel quadrettato di una volta, con tra i compiti quello di costruire la più efficiente rete di trasporto in città.
Alla voce mezzi per farlo ecco spuntare poi un bel pizzico (e non solo) di deck building, con l’acquisto di carte sviluppo attraverso una meccanica di asta. Anche questo sarebbe da tenere d’occhio in fiera, se il buon Agza non lo avesse già ordinato e me lo avesse fatto provare giusto iersera.
Se volete due parole extra vi dico che è un titolo dal retrogusto Splotter, con pizzichi di Steam, con la grafica (?) del tabellone a quadrettoni inadorni, le carte assolutamente essenziali ed una lotta ai pugnali nel costruire simpatici percorsi del tram utili a tagliar via gli altrui possedimenti.
Distratto dall’aver trascorso la prima parte della serata passata a non capire il meccanismo di asta proposto (forse l’idea più innovativa proposta) ed a sperperarci soldi come un malato del gioco d’azzardo butta monete nella slot, devo ancora capire se è un giocone o no, ma la vittoria alla differenza reti ottenuta a fine serata, con tutti e quattro i giocanti raccolti in tre punti di margine, promette bene.

Mi sto avviando alla chiusura, per cui nel poco spazio residuo cito Hellas, della rediviva White Goblin, di Stefan Dorra, ambientato nell’antica Grecia, con classiche meccaniche di piazzamento e controllo territorio, visto che tutto si svolge su di una plancia (che promette di diventare claustrofobica) ad esagoni sulla quale si andranno a piazzare segnalini giocatore di vario tipo, per costruire teoriche città.

CHI NON CI SARÀ


Come ogni anno la fiera è anche di quelli che non ci sono arrivati, ossia dei titoli che attendevamo di vedere, ma che, per vari motivi, non sono stati poi prodotti.
Al primo posto dei missing ci metto, a questo giro, i portoghesi.
Sì, parlo del duo Sentieiro-Soledade, che doveva proporre, per la WYG, Brasil, ma che già da un mese è stato fatto slittare al 2017: il titolo è da lungo tempo in preparazione, per cui non posso che pensare che quando arriverà sui tavoli sarà qualcosa di strutturato il giusto.
Nel contempo parlo anche di Lacerda, con il suo Lisboa, che qualche mese fa era stato quasi annunciato come in uscita su Kickstarter prima dell’estate e che poi è stato a sua volta posposto al 2017.
Altro disperso è poi il buon vecchio Mac Gerdts, del quale si attendeva, già dallo scorso anno, il suo Steam Ships, ma che lui stesso ha riferito, nel mese di giugno che avremmo dovuto attendere che diventi un gioco migliore, per cui non vedrà la luce a sua volta a breve.
Un editore del quale mi interesso sempre, sin dai tempi di Yunnan e Hansa, è la Argentum, la quale, però, a questo giro, dopo aver annunciato tempo fa l’arrivo di Saami, di Aaron Haag, non sarà invece in vendita e, al massimo, sarà possibile provarlo in demo.

Discorso a parte è invece quello dei trend mancati, ovvero delle tendenze creative che erano state battezzate come in forte sviluppo, ma che non hanno poi trovato granché sbocco. Qui mi riferisco alla teorica tendenza a dotare i giochi di ultracomponenti in 3D, dopo il successo di Colt Express, che invece tutto sommato è rimasta un poco in ombra (qualcuno la ha sfruttata, tipo Potion Explosion, ma non si è diffusa a macchia d’olio come si riteneva potesse accadere), così come allo sviluppo del bag building che, dopo l’anno di King’s Pouch, Hyperborea e Orleans, non ha trovato poi così tanti adepti, se non ci inseriamo forse il Railroad Revolution del quale vi ho parlato poco fa.


CONCLUSIONI E SALUTI E APPUNTAMENTI

Per il capitolo tendenze in atto, segnalo che il numero dei giochi di carte è in aumento, in un modo che a me pare vertiginoso (se ci aggiungiamo i giochi tradizionali le cui meccaniche ruotano intorno all’uso di carte, arriviamo a percentuali da referendum bulgaro d’antan), ma può essere che la cosa sia frutto solo dell’ennesimo passo del cammino evolutivo di semplificazione che il gioco da tavola sta attraversando. Qualcuno potrebbe anche azzardare che sia invece da leggere come il tentativo di massimizzare gli utili, con investimenti contenuti, ma forse il concetto è quello che è molto più facile vendere come poco impegnativo un gioco dalle dimensioni ed ingombro contenuto e quindi ampliare così il potenziale target delle vendite.
Vabbe’, finiti i sermoni, eccoci ai saluti ed agli appuntamenti per i lettori.

Anche a questo giro proverò, come è oramai consuetudine, a tenervi aggiornati quotidianamente sulla fiera, con i miei articoli di venerdì, sabato e domenica. Mi porterò dietro notebook, macchine fotografiche ed equipaggiamento informatico, nella speranza di riuscire a tenere aperto il canale di comunicazione con i nostri lettori che sono rimasti a casa, salvo poi risentirci,  anche qui come sempre, nei giorni dopo la fiera per il consueto report.


Un salutone a tutti e spazio per chi vorrà commentare, lasciandomi qualche spunto (titoli da vedere …) per le mie camminate in fiera, dove sarò per l’occasiona accompagnato a questo giro da Sergio, Berna e Chrys (dovremmo poi trovare sul posto Nero e tanti altri amici …).

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