scritto da Fabio (Pinco11)
Abbiamo prenotato sia il volo che l’albergo, per cui siamo già nel clima del prepartenza.
Qualcuno sta già compilando le liste degli acquisti, per cui la fatica che ci metto nello scrivere questi articoli è già ripagata dal fatto di sapere che quando arriverò in fiera sarò pronto a ciò che mi aspetta … anche se so già che nonostante i preparativi i titoli da scoprire rimarranno sempre tantissimi … 😉
Tornando a noi, oggi ci occupiamo di alcuni titoli che in qualche modo sono riusciti a colpirmi, partendo da una produzione tutta italiana, ovvero Guilds, della Giochi Uniti, etichetta Stratelibri (per 2-4 giocatori, 10+, tempo a partita 60-90), che gode per me di un particolare motivo di interesse, ovvero il fatto di recare alla voce autore il nome del buon amico Christian Giove, che altri non è se non il nostro Chrys, del quale da anni leggete gli articoli sulle nostre colonne virtuali.
Non siete curiosi, come me, di vedere come se la cava passando dall’altra parte della barricata, ovvero dal ruolo di recensore a quello di recensito? 🙂
Vabbè, per ora, avendo solo letto il regolamento del gioco, farò il bravo, ma appena ci metterò le mani sopra, mi riprometto di cercare di essere almeno un pochetto cattivello … 🙂
Venendo all’idea del gioco, esso contiene diverse meccaniche mescolate fra loro, con una partenza a base di aste (la fase di gioco nella quale si acquisiscono le carte dei personaggi che si vuole cooptare all’interno della propria gilda), un poco di piazzamento tessere (dove si vanno ad acquistare stanze per impreziosire la propria sede) ed una generosa dosa di combo di effetti tra le varie carte, il tutto su di uno sfondo simpaticamente gestionale.
Nel dettaglio la prima cosa che si fa in ogni turno è introdurre in gioco una serie di personaggi, che vengono sistemati intorno al tabellone esagonale, e lottare a colpi di regalie per farli entrare nella propria gilda.
A turno i giocatori possono incidere sulla propria offerta in due dei settori, passare (con la possibilità di offrire nel giro successivo, a meno che tutti non passino, cosa che fa acquisire i personaggi a chi ha offerto di più in ogni settore) o prelevare una carta se si è ancora i maggiori offerenti in quel settore.
Dopo aver convertito il denaro residuo in monete d’oro (le uniche che si possono trattenere tra un turno e l’altro) si passa alla fase di costruzione, nella quale si acquistano delle stanze e le si collocano nella propria gilda.
Il tutto, lo si percepisce, parte da una base di regole molto immediata (stanno in quattro pagine di base, che diventano otto solo con l’almanacco che contiene esempi e chiarificazioni) e punta a coinvolgere grazie a ciò il pubblico più occasionale, mentre il palato dei più appassionati dovrebbe essere allettato dalla possibilità, grazie alle carte e agli effetti che esse garantiscono (alcune danno un effetto permanente, altre consentono di eseguire azioni a pagamento, altre forniscono rendite maggiori), di costruire un proprio motore produttivo, variabile in ogni partita e per acquisire i pezzi del quale si dovrà combattere aspramente nella fase di asta. La rigiocabilità sembra anche molto alta per il numero di stanze e personaggi e per gli obbiettivi comuni sempre diversi.
Ammetto di essere curioso di provarlo e spero, grazie ai buoni uffici del nostro Chrys, di metterci le mani sopra con un certo anticipo 🙂
Godspeed, Chrys!!!
A-GAMES
L’editore ungherese, reduce dal successo della relativa campagna kickstarter (qui il link), con la quale ha ottenuto oltre 70.000 euro, consegnerà ad Essen Ave Roma, di Attila Szogyi, un gestionale per 2-5 giocatori con un imprevedibile tempo medio dai 45 ai 120 minuti ambientato nell’antica Roma.
La struttura di base del gioco (qui le regole) appare essere piuttosto classica, con un gestione lavoratori che sono inviati in diverse sezioni del tabellone per svolgere le relative azioni, ma il tutto è ravvivato dalla presenza di diversi mazzi di carte, i quali animano diverse delle locazioni, essendone disponibili cinque di ciascun mazzo pronte per essere prelevate ed è costruendo in un certo modo la propria mano di carte (non c’è rotazione di mazzi di pesca, ma solo utilizzo delle carte, un po’ come nelle tessere bonus di una volta) che si articola la partita in modo diverso ad ogni esperienza. Alcune delle carte attribuiscono punti vittoria, altri mix tra punti e influenza, altre ancora potenziano le proprie azioni.
La presenza di scale di influenza in diverse sezioni incide sulla interazione, mentre la possibilità di incrementare il valore dei propri lavoratori lo fa sull’ordine di turno.
Nel complesso un titolo che si propone come da provare e che segno nel mio elenchino dei titoli di interesse 🙂
TRANJIIS GAMES
L’editore spagnolo propone un titolo che mi ha intrigato in modo particolare proprio in virtù della speciale tematica di fondo prescelta, che è fortemente artistica.
Il gioco in questione si chiama, infatti, Mondrian ed il nome è tratto dal noto pittore olandese, esponente dell’arte moderna ed attivo ai primi del novecento, che è divenuto famoso per le sue opere, nelle quali ha abilmente assemblato riquadri di diversi colori, dando vita ad accostamenti cromatici di indubbio appeal.
Anche senza saperlo è possibile che noi stessi ci si sia imbattuti in qualche prodotto o elemento di arredo che dai lavori dell’artista ha tratto ispirazione o le chiavi cromatiche.
Il gioco, ideato dalla coppia Isra e Shei, è per 2-4 giocatori e mescola l’ambientazione prescelta con meccaniche di destrezza, proponendosi come titolo per un pubblico familiare.
L’idea di fondo è quella che si dispongano per prima cosa sul tavolo le 36 carte tela disponibili (le quali riproducono vari tipi di riquadri colorati) e che i giocatori si alternino nell’eseguire ciascuno, a turno, una delle azioni disponibili (13 in tutto).
Le azioni prevedono che si tirino in qualche modo (con la mano destra, con la mano sinistra, facendoli cadere dall’alto, alla cieca o dandogli una schicchera) dei dadi sul tavolo, dopo di che si va a verificare quali carte sono attribuite ai giocatori, tenendo conto del valore sul dado (che deve essere almeno pari a quello della carta), con la possibilità di giocare le tre carte +1,+2 e + 3 disponibili.
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| Qui un’immagine del gioco … |
Alla fine della partita ognuno andrà a disporre all’interno delle propria tela le proprie carte assemblando così la personale opera Mondrian-like. I punti saranno attribuiti sommando i valori delle carte ad un bonus per ogni colore utilizzato (di maggioranza).
Idea simpatica e, soprattutto, dalla forte ambientazione, che già mi piace per il fatto di avermi fatto approfondire qualcosa sulla vita e le opere del pittore al quale è ispirato, che la Wikipedia ci dice essere Pieter Cornelis Mondriaan, meglio conosciuto come Piet Mondrian, è stato un pittore olandese, fondatore assieme a Theo van Doesburg del gruppo di pittori De Stijl, dal nome della rivista De Stijl. Ad Essen sarà proposto al prezzo di 25 euro circa …
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| … e questa è un’opera del famoso autore … 🙂 |
ZOCH
L’editore tedesco propone sempre diversi titoli in occasione della fiera e tra di essi a questo giro ne ho notati, per motivi diversi, un paio che promettono di essere interessanti.
Il primo è quello che ha le maggiori probabilità di suscitare l’interesse di un pubblico ampio, in quanto si colloca nel popolare filone dei giochi che sfruttano l’idea alla base di Dixit implementandola all’interno di vari ulteriori meccanismi.
In Dreams, di Olivier Gregoire (per 3-6 giocatori) i partecipanti, una volta presa visione di quattro immagini, si alterneranno nel riprodurre in qualche modo sul tabellone centrale, utilizzando allo scopo, quali pixel, dei piccoli sassi colorati, una delle immagini in questione.
Sotto a questa base c’è l’idea che tra i giocatori (attraverso un meccanismo che solo quando usciranno le regole conosceremo) ve ne sia uno che ignora quale delle quattro immagini sul tavolo sia da riprodurre, per cui egli dovrà cercare di non farsi scoprire, mentre tenta di comprendere quale delle immagini gli altri stiano cercando di replicare.
Le carte, come emerge dalle poche immagini diffuse, sembrano oniriche ed artistiche al punto giusto e l’idea dei sassolini è davvero carina, per cui non mi sono stupito di notare come il nostro buon Agza, da sempre amante dei Dixit-like, abbia aperto il relativo forum su BGG chiedendone le regole (l’editore gli ha risposto che saranno disponibili intorno alla fine del mese …).
Il secondo titolo rientra invece nel novero dei giochi che mescolano meccaniche di base semplici, proponendo un mix, molto classicheggiante e astrattoso, di piazzamento tessere e controllo territorio, all’interno di un tabellone di base a griglia quadrettata.
Kilt Castle, di Gunther Burkhardt (per 2-4 giocatori, tempo a partita intorno ai tre quarti d’ora) parte da una idea molto semplice, come nei migliori astratti, che è quella che al proprio turno il giocatore non debba fare altro che prelevare una delle carte presenti sul bordo del tabellone e collocarla in un’altra colonna (andando sempre in senso orario).
Tutti i giocatori il cui colore compare sulla carta mossa potranno collocare una delle proprie pedine nella riga corrispondente a dove è stata piazzata la carta, inserendovi il primo livello di una nuova torre o prendendo il controllo della vetta di una esistente.
Ci sono quindi dei meccanismi che presiedono al punteggio, che scatta quando si preleva l’ultima carta presente su di una colonna e che riconosce punti sulla base dell’altezza delle torri controllare e dell’estensione dei territori connessi del proprio colore.
L’elemento 3D è una interessante variante che mi attira verso questo titolo, che per il resto assomiglia molto ad un classico astratto mascherato, di quelli che, fatalmente, finiscono sempre per attirarmi (così come mi attirò il suo Casa Grande, altro astrattone con elementi 3D).
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