Sono attratto e per qualche fugace secondo penso che dovrei ringraziare Sergio per il fatto di avermi gentilmente indotto all’acquisto, conquistato (recentemente sono più sensibile ai componenti, lo sapete) dalla più che ottima dotazione grafica e di componenti scelta per il gioco (vorrei anche vedere, visto che gli devi lasciare otto banconote da 10 …).
Vedo che in particolare ne è presente su BGG uno di un canadese, tale Rodney Smith, che in 34 minuti si propone di spiegarti comodamente il tutto (qui il link). Il video è veramente fatto in modo professionale, ma la cosa che noti subito è che in quella mezz’ora abbondante l’omino sta spiegando le regole del gioco tutte di un fiato, senza ripetizioni e senza fare pause (grazie all’editing), per cui in tempo reale e da giocatore alla prima partita, per spiegarlo agli altri un’oretta ci vorrà tutta …
Ad esito del tutto ora ho una idea di come il tutto si svolge (al tuo turno svolgi un’azione a scelta tra le otto disponibili, alla quale puoi aggiungere un‘azione esecutiva tra le due disponibili), ma le cose sono talmente piene di regoline e regolette da ricordare (es. quando svolgi l’azione muovi il tuo trippolone, ma puoi anche lasciare indietro un omino che potrà in futuro farti svolgere, fuori turno, una azione extra; quando compri un’opera d’arte ricorda di prendere il segnalino della firma dell’autore, perché ci sono dei limiti alle sue opere in giro; le azioni esecutive sono una marea ed i loro contenuti li capirai leggendo il comodo aiuto giocatore, che sembra un menù di un ristorante e così via …) che fatico ancora ad avere una visione d’insieme di come davvero il gioco giri.
DAY TWO
Ho raggiunto la saggezza, però sotto forma di consapevolezza dei miei limiti di comprensione del gioco.
Parto in una nuova esplorazione di BGG, perché la semplice rilettura intensa del manuale mi porta solo a sonnolenza e trovo una nuova risorsa, ovvero una serie di minivideo realizzati da Paul Grogan, i quali provvedono, con ottime illustrazioni grafiche, a spiegare singoli passaggi del gioco (qui il link).
Li vedo e so che ora ci sto capendo di più e lentamente vedo la luce in fondo al tunnel …
L’idea di fondo è quella, l’ho già detto, che al proprio turno scegli di compiere una delle otto azioni, per cui per spiegare il gioco devo sfrondare il tutto dalle particolarità, per poi aggiungerle alla fine. Per esempio, quando fai l’azione devi tenere conto che da dove sei ti devi muovere, per cui in realtà la scelta (ogni locazione permette di scegliere tra due azioni) è tra sei opzioni. Poi devi valutare se dove arrivi c’è già il segnalino o un collaboratore di qualcuno, perché in tal caso, alla fine del tuo turno, gli consentirai di fare qualcosa (anche qui non scendo nei dettagli, perché ci sono alcune regolette rognose da ricordare). Nel contempo devi tenere in conto che, prima o dopo la tua azione principale, potresti anche farne una secondaria (esecutiva …) e magari la cosa può aiutarti.
Mentre cerco di semplificare i concetti in vista della prima serata di gioco ho però come la sensazione di essere impegnato a svuotare una barca che affonda utilizzando un bel colapasta …
DAY THREE
Ieri sera prima di andare a letto ho riletto l’intero manuale e oramai comincio a ritrovarmici.
Intendiamoci: non ho ancora capito bene come il gioco giri davvero, nel senso di come si riesca a costruire un motore produttivo, perché in effetti parecchie cose le puoi apprezzare solo utilizzando i componenti, tipo le numerose tesserine bonus che scattano a fine partita, le azioni bonus dei contratti e così via, ma il fatto che ci sono trippoli di tre colori, che corrispondo a diversi tipi di visitatori e che essi incidono rispettivamente sulle potenzialità di guadagnare fama, denaro ed influenza ce l’ho.
Peccato che poi in tutti i video ti dicevano, arrivati alla descrizione delle tessere, che per quello puoi andare a leggere il comodo player aid presente nella scatola, per sapere che ti consentono di fare …
La sera, mentre sulla tv c’è una delle partite meno interessanti, apro la scatola e defustello.
Lo spessore del cartone è impressionante, perché anche solo le monete e biglietti sono spessi più o meno il doppio di una tessera di Carcassonne. Per la serie potevamo stupirvi ci hanno messo dentro, oltre ai maxi trippoli che segnano i giocatori, anche tre cavalletti di legno, del tutto inutili, ma che danno l’idea che quando metti omini in una altrimenti anonima zona del tabellone (pagando soldi buoni) stai partecipando in realtà ad un’asta per le tre opere che si stanno sopra.
Anche le maxi tessere delle opere d’arte sono, appunto, oltre che spesse, anche grandi e ciascuna su di un lato reca l’illustrazione dell’opera in questione, che è ricercata il giusto, con una sensazione d’insieme assai positiva.
Chiudo dicendo che la scatola, a sua volta in cartone spesso, ha dentro un inserto in plastica, con copri inserto trasparente per evitare che i pezzi girottolino all’interno …
Mi ricordo che tutto questo l’ho pagato, ma fa piacere …
DAY FOUR
Chiamo Sergio e gli spiego le mie traversie, aggiungendo che però sono pronto a spiegare il gioco.
Ho il sentore che però lui si sia soffermato sulla parte delle difficoltà, perché cerca di dirmi che casomai questa settimana possiamo farne uno leggero e poi alla prossima …, ma lo interrompo al volo e gli aggiungo che, ora come ora, ho le regole in testa appiccicate con lo sputo, tipo quando devi dare un esame e se te lo rinviano al giorno dopo ti fa più danno (ti dimentichi) che pro (perché tanto oramai a ristudiare tutto non ce la fai più).
Mi chiede se penso che finiremo la partita e gli dico che abbiamo due possibilità su tre di giocarlo a fondo, perché ne resta sempre una che lo si molli prima. Il mio dubbio principale sta nella temuta paralisi da analisi, che in un titolino pieno di sottoregole come quelli di Lacerda ci può stare, ovvero che la capacità di sopportazione del gruppo possa non essere sufficiente a tenere viva l’attenzione per il tempo che richiederà la partita.
Se penso solo al fatto che il calcolo del punteggio finale prevede a sua volta solo sette comodi passaggi (e che in teoria tutto questo lo devi aver presente mentre giochi) mi dico che forse sono stato ottimista. Con Kanban, del resto, al primo tentativo eravamo stati respinti con perdite …
Questo cinghiale potrebbe essere di una razza indigesta, di quelle che ti fanno pensare che forse forse i vegani non hanno tutti i torti …
DAY FIVE E DAY SIX
Nulla accade, se non che passa un giorno e non ci ho ancora giocato. Mi limito ad un rapido ripasso tipo esame.
Nel contempo mi documento su come è stato accolto in rete il gioco e scopro anche il video esplicativo e di recensione di Sgananzium in italiano (lo trovate qui), che inizialmente avevo scartato leggendo ‘recensione’ nel titolo.
In ogni caso pare che questo Gallerist abbia ricevuto davvero una ottima accoglienza, come attesta pure l’eccellente 8,1 che ha di media voto su BGG, che lo porta alle soglie della top 100 di sempre.
Andando nel dettaglio nelle recensioni ci sono alcuni che ne parlano con vivo entusiasmo, ridicolizzando (senza saperlo) i miei sforzi di apprendimento, visto che c’è pure chi ritiene che le regole siano scritte in modo impeccabile, fissando un nuovo standard per la manualistica (a mia difesa però c’è anche chi dice esattamente il contrario …).
In ogni caso, tra i pro compare la maggiore linearità del gioco, grazie alle ‘sole’ otto azioni (anche se poi ammettono che la procedura per compierle non è immediata) e sottolineano come la meccanica delle azioni gratis concesse quando vai a mettere l’omino in un posto occupato da altri contribuisca a spezzare l’attesa, rendendo tutto più vivace. Resta chiaro il fatto che il tutto, salvo i più entusiasti uomini rapidi, sta nella prima partita tra le tre e le quattro ore.
Tra i possibili contro diciamo che in generale ci sono solo quelli legati alla natura cinghialosa, ovvero la durata, la complessità e la paralisi da analisi, ai quali si aggiungono qui cenni al prezzo (che però tutti ritengono più o meno congruo con le scelte di una componentistica deluxe).
Ora come ora la sfida è quella di vedere il tempo che ci metterò a spiegarlo per bene, visto che alcuni ottimistoni dicono che in venti minuti ci si toglie il pensiero …
DAY SEVEN
È il giorno della prima partita.
Ci si vede intorno alle nove e si parte rapidi con le regole. Siccome uno dei recensori su internet parlava di venti minuti di spiegazione, parto rapido e spiego tutto di volata. Siamo in grado di giocare dopo 45 minuti e penso sia un piccolo record. È possibile che siamo un gruppo di ritardati (io per primo a spiegare), ma considerando che il video canadese spiegava in 35 minuti senza mai fermarsi e senza ripetere cose, punto sulla lieve esagerazione dell’autore della spiegazione lampo.
Non vi fidate, quindi, di tutto quello che scrivono su internet 🙂
Vi dico subito che la partita, che dura nel complesso circa tre ore (spiegazione compresa), mi stanca molto di più di tre ore di lavoro ed arrivo alla fine con un motore piuttosto grippato.
Devo ammettere che, dopo aver abbondantemente digerito le regole, mi aspettavo una esperienza di gioco più facile, ma i sei comodi passaggi nei quali singole diverse azioni si articolano (è un numero a caso, perché ce ne sono di più articolate) ti ammazzano letteralmente, così come ti ammazza (spezzando il ritmo del gioco) il continuo va e vieni del turno di gioco legato all’azione bonus che è concessa quando ti spostano l’omino.
L’aspetto positivo voluto dall’autore è quello che il tempo di attesa sia ridotto, nel senso che in ogni momento potrebbero spostarti il segnalino e ti trovi chiamato a giocare, ma la realtà è che in ogni occasione si aprono momenti di riflessione, che vanno a cumularsi, cosicché a volte giochi due volte di fila ed altre non sai quando mai starà anche a te.
La pastosità è estrema e mi sembra di essere impegnato a mangiare un dolce al cocco, carote e miele.
Quello che mi schiaccia, però, devo ammettere che non è il gioco in sé, ma la continua richiesta di spiegazioni che mi giunge dai compari di gioco, sulle icone, sulle azioni concesse, sulle eccezioni (ricordati che non puoi avere in galleria più omini bianchi di 1+x, ricordati che non puoi avere più di due opere dello stesso autore in giro, ricordati che non puoi scoprire più di un autore per volta, ricordati che quando vendi un’opera un omino lo devi cavare via dalla galleria, ricordati che devi morire) e così via. La mia fatica personale è quindi motivata in larga parte da questo continuo flusso di dubbi, più che dalla complessità oggettiva del gioco, tanto che il buon Berna sfodera un’ottima prestazione, comprando e vendendo opere come se fossero cestinetti di fragole nel giorno del gelato alla crema.
La sensazione è quella che, come tutti i Lacerda, alla fine, in un modo o nell’altro, nel meccanismo ci entri, anche se certo non è, volutamente, user friendly.
Le regole partono teoricamente lineari (scegli un’azione tra otto disponibili, che ci vorrà mai?), ma ben presto ti rendi conto come in ogni cosa la scelta compiuta non sia stata quella di semplificare (quella che impera oggi), bensì quella di introdurre variabili, restrizioni e microbonus, cose che fanno la felicità di chi ama avere il processore impegnato da mille sottocalcoli e la frustrazione di chi si trova al lato opposto dello spettro delle preferenze.
Diciamo che tutto è molto carico, baroccheggiante, con tante regolette e vincoli, che si risolvono nel paradiso di chi ama addentrarsi negli anfratti della manualistica, per uscirne con tesori virtuali, sotto forma di impensabili combo tra azione principale, esecutiva e esterna.
Alla fine Gallerist restituisce, probabilmente, né più né meno di quello che promette, ovvero una esperienza di gioco complessa, spessa, solida e stratificata. Non elegante (quello richiede linearità e semplificazione), ma massiccio.
Le impressioni di fine serata sono leggermente narcotizzate dalla fatica (che sentiamo più in una serata ‘corta’ come questa che in altre che abbiamo fatto le due), ma nel complesso positive. Sergio butta anche lì un adesso lo dobbiamo rifare la settimana prossima, che il buon Berna, pur vincitore, accoglie con una faccia da la settimana prossima vado al mare. Carlo sottolinea che Lacerda come autore è di suo gradimento e ci rigiocherebbe volentieri.
Chiudo qui la mia ricostruzione real time (perché non credo vi interessino le sensazioni passo passo delle partite successive) e passo alle usuali e più oggettive (spero) impressioni.
IMPRESSIONI
Superata la parte narrativa, nella quale vi ho spiegato passo per passo l’approccio mio e del gruppo alla prima esperienza del gioco (non ne sono comunque seguite molte altre), eccomi qui, pronto per trasmettervi le tradizionali impressioni, stavolta in forma più classica 🙂
Partendo dalla componentistica avrete capito che l’editore ha puntato in particolare su di essa, realizzando un german dai materiali lussureggianti. È chiaro che la nozione si presenta come strana, perché non troviamo, ovviamente, miniature e simili, ma nello stesso tempo il confezionamento è la riprova di come si possa pompare ogni aspetto, a partire dallo spessore delle tessere (addirittura gli aiuti giocatori sono più spessi di alcune plance trovate in altri giochi), passando per una certa cura alla grafica (qui piuttosto a tema) ed ai particolari.
Sovrabbondante?
Sicuramente sì, perché probabilmente molti acquirenti avrebbero preferito spendere una ventina di eurozzi in meno ed avere un pelo meno di attenzione ai particolari, ma qui forse è il mio lato ligure a parlare. Nel contempo mi rendo conto che in ogni caso un Lacerda non può che rimanere un prodotto di nicchia e probabilmente la domanda è abbastanza anaelastica da rendere proficuo (nella logica gestionale della produzione) puntare ad una fascia di pubblico alta, nella consapevolezza che essa, bene o male, si identifica con i potenziali giocatori del prodotto.
Annoto che l’edizione italiana presenta il manuale nella nostra lingua (in formato leggermente ridotto – come dimensione, non come lunghezza del testo – rispetto all’originale) ed una scheda di aiuto giocatore tradotta, mentre i componenti sono per il resto indipendenti dalla lingua.
L’ambientazione è, nel contempo, piuttosto sentita ed anzi ho sentito diverse voci, in giro per il web, di utenti che si complimentavano per le scelte compiute. In effetti, a pensarci, se sei un gallerista, ci si aspetta che tu, bene o male, faccia più o meno le cose che sei chiamato a compiere nell’ambito del gioco, tipo scoprire nuovi autori, investire per farli conoscere in vari modi, allestire mostre presso le tue gallerie, promuovere il tutto presso i media e grazie ad assistenti, così come operare sul mercato internazionale. Le particolarità delle regole sono poi tali da impedire che il collegamento tra tema di fondo e meccaniche semplifichi significativamente l’esperienza di gioco, ma resta la gradevole sensazione di buona attinenza tra tema e sviluppo della partita.
Passando a come il gioco gira diciamo che, per quanto il pubblico di fan lo pubblicizzi come il suo titolo più riuscito, resta in tutto e per tutto un Lacerda, con le attrattive che piacciono tanto ai suoi affezionati utenti, ma anche con gli aspetti potenzialmente meno graditi.
Sotto il primo profilo il gioco parte, come sempre, da un’idea teoricamente lineare, che qui è il compiere un’azione a turno, utilizzando un solo segnalino giocatore, scegliendola tra le otto disponibili (addirittura concentrate a due in due in sole quattro aree). La scelta della locazione, addirittura, non inibisce ad altri il suo futuro utilizzo (anzi, c’è la simpatica idea che se qualcuno viene dove sei stato tu, ti regala la possibilità si svolgere una azione extra fuori turno), per cui sembrerebbe tutto facile facile.
Come avrete intuito la supposizione si rivela ben presto del tutto erronea, ma lo si comprende quasi subito, ovvero quando prendono a spiegarti che la prima azione si svolge in sei comodi passaggi e che poi, oltre alle azioni base, c’è la possibilità di svolgere una azione esecutiva e così via.
È la natura dell’autore portoghese che trasuda nelle regole, perché, così come era anche in Kanban, il processo di apprendimento del gioco ti porta sulle montagne russe, presentando all’inizio qualche semplice dosso che ti dà l’idea di un percorso facile, seguito subito dopo da una bella e ripidissima salita e poi da un continuo saliscendi.
La presenza di tante regolette da ricordare, che si rivelano essenziali nella logica del punteggio finale, costituisce così il paradiso di chi ama crogiolarsi in mille micropianificazioni (ora prendo quella tesserina bonus là, che mi potrà dare quei 4-5 soldi indispensabili per il punteggio finale …) e l’inferno di chi invece passa ogni sera da un gioco all’altro come ape sui fiori.
Nel leggere le altrui recensioni, infatti, noto che gli entusiasti sono sempre quelli che hanno raggiunto le 20-30 partite e le regole oramai le masticano come noccioline, pensando anzi alla possibilità di introdurre qualche aggiunta, mentre gli utenti che lo hanno messo meno sul tavolo sono decisamente più tiepidi.
Per questo Gallerist, quindi, vale il classico principio comune a molti titoli di questo peso, ovvero che ha un senso giocarlo se si ha voglia di investire il tempo necessario per apprezzarlo, ovvero di dare un seguito allo sforzo iniziale dedicandogli qualche serata ravvicinata di gioco. Se invece siete di quelli che lo prendono in mano ogni sei mesi, allora preparatevi, ogni volta, ad un maxi ripasso, potenzialmente faticoso quasi quanto la prima volta. Ben presto potreste stancarvi di questo scalino iniziale e lo lascerete quindi facilmente negli armadi …
Per il resto annoto che l’interazione è presente, anche se non in forma diretta, nel senso che non ci sono metodi per danneggiare in modo immediato gli avversari, mentre è possibile avvantaggiarli, perché la cosa può aver luogo regalandogli azioni extra se si svolgono le azioni dove i nostri competitori hanno lasciato il loro omino od assistente (dando loro la chance di una azione extra), così come quando si pompa un autore, del quale un avversario possiede a sua volta un’opera (se la ritroverà valorizzata gratuitamente). È possibile, di conseguenza, che nascano e si sviluppino in corso di partita anche alleanze, pur mutevoli.
La modalità solitario presente, come spesso accade, è interessante (ed attesta a sua volta come l’interazione cattiva non sia l’aspetto principe del gioco), ma utile soprattutto per apprendere gli aspetti base del gioco. Qui però ammetto che la valutazione è motivata in gran parte dalla mia mancanza di voglia nel mettere sul tavolo una cosa così ingombrante e lunghetta da predisporre e giocare, perdendo per strada i piaceri delle due chiacchiere che aiutano a spezzare …
CONCLUSIONI
The Gallerist è sicuramente un ottimo prodotto e probabilmente il migliore del noto (anche se non ancora troppo prolifico) autore portoghese (Lacerda), che sta diventando una icona del cinghiale più selvatico.
Il titolo restituisce ciò che promette, senza sorprese, perché si tratta di un gioco solido, strutturato, basato su di un compendio di regole abbastanza complesso, anche se un minimo sforzo per renderle più lineari è stato compiuto. Il pubblico di riferimento è sicuramente quello dei giocatori amanti delle sfide impegnative ed il consiglio spassionato è quello di provarlo (se avete la fortuna di conoscere qualcuno che ve lo spiega è mooolto meglio …) se si ha intenzione poi di investire su di esso qualche partita, perché in effetti, se siete di quelli che i giochi li provano e poi li lasciano subito, lo sforzo potrebbe non valere la pena.
Con un paragone culinario direi che si tratta di un piatto molto elaborato, speziato e pesante, di quelli che sicuramente possono piacere agli amanti della cucina di quel tipo, ma che possono risultare difficilotti da digerire per i più attenti alla linea 🙂
Come sempre ricordo che il gioco è disponibile anche nel negozio online Egyp.it
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