In estrema sintesi è tutto quello che ti aspetteresti da un Feld classico, di quelli con l’insalata di punti, ma proposto da una coppia di autori italiani e da un editore nostrano (sia pure ora con sede in Germania). Qui ognuno parte con un set di carte in mano, che deve giocare (in diversi possibili modi) formandosi gradualmente una base per futuri bonus a cascata. Un sacco le locazioni ‘da punti’ sulla mappa, per un titolo complesso, ma anche sufficientemente lineare. Qui la recensione di Nero.
Devo ancora trovare un giocatore al quale questo titolo non abbia strappato un sorriso o una risata. Un mix tra gioco di dadi e party game in questo gioco vi troverete a costringere gli altri a fare gli scemi, nel farlo vi troverete a fare voi stessi gli scemi. Il livello di scemenza cresce in maniera costante mentre pian pianino si perde un pochino lo scopo del gioco (arrivare a 11 punti), il che va visto come un fatto positivo. Ideale per i babbani e per le situazioni in cui si è troppi per il classico gioco per 4 giocatori.
Si tratta di un interessante party game di narazione che farà la gioia di ogni amante dei fumetti. Ognuno deve creare una storia su un tema comune scegliendo tra le vignette a sua disposizione e piazzandole su una griglia che simula la pagina di un fumetto. Interessantissima poi la meccanica dei punti che premi molto la capacità di valutare le storie altrui, facendo sì che anche il giocatore meno portato all’inventare storie possa serenamente vincere con intuito e capacità di valutazione delle storie altrui. Giocabile fino in 3-5 o addirittura in 6-10 giocatori se fatto a squadre. Per maggiori informazione vi rimando alla recensione.
Eccoci al primo dei titoli della trilogia del bag building uscita ad Essen, ovvero al cinghiale selvatico di casa nostra, in quanto ideato e prodotto nel Belpaese. Si tratta di un gioco che rimescola le carte della gestionalità tradizionale, proponendo un riuscito mix tra un gestionale ed un gioco di controllo territorio: la mappa esagonale, con gli omini che battagliano per conquistare i territori ricorda un poco i classici american, ma questa è solo una facciata, perché sotto c’è un motore da gestionale eurogame, con la novità rappresentata dal fatto che qui le risorse cubetto utili a svolgere le azioni non si collezionano mettendole davanti a se, ma si infilano nella propria sacchetta, avendole disponibili solo in numero di tre per turno, pescandole. Da questa base si parte poi per i classici turbinii di combo, azioni bonus e via dicendo, cosicchè il titolo diventa molto vario e coinvolgente. Sicuramente uno dei più attesi dell’anno (almeno in casa nostra): vi rinvio alla nostra recensione per maggiori info.
Hexemonia, di Fabio Attoli, edito da Pendragon Games. Ogni giocatore ricopre il ruolo di un leader di una città stato dell’antica Grecia e provvede a farla sviluppare acquisendo ad essa territori utili ad incrementarne le capacità produttive. Sino a qui sembrerebbe un classico gestionale, condito dal piazzamento tessere (le varie sezioni della edificanda città sono costituite da esagononi), ma tra i vari cubetti – risorsa ecco spuntare quelli rossi, che altro non sono se non i guerrieri, che si possono utilizzare (assieme ai cittadini standard) per combattere con gli avversari rubando loro risorse e tessere produttive. Interessante rivisitazione del piazzamento tessere, con più pepe della media del classico politically correct german (qui la nostra recensione).
Battle of Five Armies, di Di Meglio, Maggi, Nepitello, edito da Ares Games. L’editore toscano continua a sfruttare il franchise del Signore degli Anelli, ispirandosi ad un’altro episodio della popolare serie cinematografica (dopo War of the Ring) per il proprio gioco di guerra ambientato nell’universo tolkeniano. Abbondano, come sempre, le miniature e le battaglie, in una produzione che soprattutto negli States è stata accolta con reale entusiasmo.
Da 3 a 6 giocatori, ci proietta direttamente all’interno del gioco gastro-televisivo Mastyerchef Italia, dove saremo chiamati ad interpretare i ruoli sia dei novelli chef, che degli implacabili giudici Barbieri, Bastianich, Cracco. Saremo sottoposti a tre prove, in due delle quali, attraverso meccanismi di pesca e scambio ingredienti, o di preparazione di un piatto a partire a un ingrediente comune, dovremo presentare le nostre ricette e valutare quelle presentate dagli avversari. Nel Pressure test, invece, dovremo indovinare gli ingredienti che si nascondono dietro i piatti presentati sulle carte, e che sono stati realmente creati durante le passate edizioni della trasmissione. Per gli amanti della cucina, ma soprattutto della trasmissione televisiva, un vero Must! Qui la sua recensione.
Drizzit il gioco di carte, di Cecchi – Chiarvesio, edito da Post Scriptum. Gioco di carte cooperativo nel quale i partecipanti vivono un’avventura nel mondo di fumetto che gli dà il titolo, affrontando mano a mano eventi, imprevisto, ostacoli e trappole, il tutto sulla strada da percorrere per sconfiggere i mitici boss di fine livello. Un modo per conoscere, nel giocare, anche i simpatici personaggi ideati da Bigio. Qui la nostra recensione.
Nato sullo scheletro di Kingsbourg, con cui ne condivide le meccaniche di gioco, Kingsport Festival (per 3-5 giocatori) è un piacevole ibrido a metà strada fra il Piazzamento Lavoratori e Gestione Risorse. Pur aggiungendosi alla, già lunga, lista di titoli basati sui racconti di H.P. Lovecraft, sui miti di Chtulu e dei Grandi Antichi, Kingspotrt Festival cambia la prospettiva dell’azione portando i giocatori ad interpretare, questa volta, i cultisti. Utilizzando il risultato di tre d6 i giocatori dovranno Invocare le Divinità oscure e reclamarne i loro doni (generalmente una combinazione di risorse, punti vittoria, punti magia, punti sanità mentale, incantesimi e abilità) per controllare le varie locazioni di Kingsport che andranno ad alimentare il bacino finale dei propri Punti Culto (ovvero Punti Vottoria). Chi ne avrà totalizzato il numero maggiore,entro i 12 turni previsti, sarà il vincitore. (Qui la recensione e qui la guida strategica)
Dwarfest, edito da Ilbarone Games. Siamo qui nel mondo dei nani, noti epici bevitori di birre, per cui lo scpo del gioco non potrà che essere quello di diventare ricchi sfruttando questa loro attitudine: peccato che dopo aver riccamente bevuto, i simpatici bassi amici inizino a pestarsi violentemente, danneggiando i locali che li ospitano …
Arrivato un po’ in sordina, è senza dubbio stato una delle sorprese più gradite di questi ultimi mesi: si tratta infatti di un gioco che può accomodare fino ad 8 persone attorno ad un tavolo in un tempo contenuto (pur rientrando a grandi linee nei giochi gestionali con alcune contaminazioni derivate da giochi di fazione tipo Battlestar Galactica) cosa decisamente non da poco. Nella mia classifica personale è a livello di 7 Wonders se ci si trova in tanti. Vi rimando alla nostra recensioneper eventuali dettagli aggiuntivi, ma vi dico già che nonostante la scatola lo presenti come un 3-8 giocatori vi suggerisco di essere almeno in quattro, meglio ancora se giocato in 6-8.
Ha il preciso intento di mettere a soqquadro, appunto, la casa del povero ospitante, in quanto i giocatori saranno chiamati, in contemporanea, a pescare le proprie carte e reperire nella casa oggetti che rispondano alle caratteristiche desiderate, espresse sotto forma di lettere iniziali, colore ed altri attributi, in un crescendo di difficoltà mano a mano che si procede nel tracciato segnapunti. Interessante il momento di competizione diretta dive si concorrerà a cercare l’oggetto rispondente alle stesse caratteristiche per tutti i partecipanti. Alla fine della gara, se il proprietario della casa non ci avrà già sbattuto fuori, si dovrà mostrare, carta per carta, di aver correttamente corrispodto alle caratteristiche richieste, pena la retrocessione sul tracciato segnapunti: caoticamente elettrizzante! (Qui l’articolo)
Una delle sorprese positive dell’anno. Dell’italiano Luigi Ferrini, edito da Ergo Ludo, propone una civilizzazione light per 2-4 giocatori in 90 minuti di tempo. Completo nella sua essenzialità, presenta un mix di punti azione e piazzamento, con alcune idee eleganti e innovative per risolvere i problemi di lunghezza e downtime che affliggono da sempre i titoli con questa tematica. Le regole immediatamente assimilabili sottendono un gioco affatto banale, completo di esplorazione (mappa componibile sempre differente), cultura (diverse civiltà, ciascuna con una abilità speciale), guerra (mai troppo invasiva o frustrante), gestione risorse (velocizzata con una regole geniale), albero tecnologico variegato. Già annunciata una espansione con 5° giocatore e una nuova meccanica che aggiungerà religione/politica. Qui la rece.
Quest’anno l’editore romano pare aver pescato dal cilindro davvero un bel coniglio, perché questo Historia si propone come un gioco di civilizzazione insieme facile, con la sua meccanica di base che prevede di giocare una (nel corso del gioco diventano 2 o 3) carta azione tra le poche disponibili in mano in ogni turno, ma con tante ramificazioni strategiche, legate alla possibilità di salire in una innovativa matrice del progresso. A margine c’è poi l’immancabile cartina del mondo per piccole conquiste e pletora di grandi meraviglie, per cui lo spessore c’è tutto, ma il fatto di proporre un regolamento di base snello facilita ad entrare dentro ad un gioco di civilizzazione moderno ed intrigante. Graficamente l’apprezzamento può essere molto soggettivo, ma è un titolo che ad Essen ha colpito davvero nel segno, per cui vi rinvio alla anteprima del nostro Agzaroth per approfondire.
Eccoci, quindi, arrivati alla fine di questa carrellata di titoli, con una qualità media che mi sembra davvero buona, del tutto in linea con la produzione mondiale e con titoli che praticamente appartengono un poco a tutte le categorie.
Ora la parola sta a voi: dopo l’accesa battaglia sviluppatasi lo scorso anno tra i fan di Formula 90, quelli di COAL e quelli di Super Fantasy, sono curioso di vedere quali titoli porteranno in massa a votare i propri sostenitori 😉
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