scritto da polloviparo.
Qualche mese fa’, partecipando ad una serata di gioco organizzata in un circolo pubblico, mi è capitato di vedere un gruppetto di ragazzini che avranno avuto sì è no 16-17 anni e parlottavano fra di loro: “Dai, andiamo a vedere che giocano ai giochi da tavolo!” “Ma và lascia stare… chi se ne frega di un gruppo di nerd…”
Quindi mi sono posto la domanda è così che ci vedono le nuove generazioni come dei “nerd”?
Per approfondire l’argomento sono andato a cercarmi la definizione di “nerd” su wilkipedia:
“Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta predisposizione per la socializzazione. Lo stereotipo vede queste persone affascinate dalla conoscenza, specialmente quella riguardante la scienza e la matematica; i “nerd” sono inoltre considerati poco interessati alle attività sportive e sociali. Anche l’aspetto esteriore è rappresentato da un cliché ben definito: indossano vestiti niente affatto alla moda, spesso tipici di persone più in là con gli anni (come gilet o mocassini). A partire dagli anni novanta molte persone che si consideravano “nerd” iniziarono a sostenere che tale appellativo avesse una valenza positiva, ed iniziarono ad usarlo per connotare le persone che hanno competenze tecniche di un certo livello, tralasciando ogni implicazione riguardo alla socialità e socievolezza.”
Direi che non ci siamo. Se è vero che “nerd” significa scarsa predisposizione per la socializzazione e nessuna predisposizione alla socialità, la definizione è un po’ stretta.
Il gioco da tavolo, almeno per come lo intendo io è un momento di grande socializzazione.
Ci si siede al tavolo insieme ad un gruppo di amici, si beve una birra in compagnia e ci si sfida a qualcosa, facendosi due risate insieme.
Spesso capita che alle serate di gioco organizzate proprio nei circoli, partecipino persone nuove e così si fanno nuove conoscenze e si stringono nuove amicizie.
Per non parlare poi delle convention ludiche, dove le possibilità di nuove conoscenze sono elevate ad ennesima potenza.
L’attività ludica, peraltro, non esclude attività di altra natura e genere e non vedo perché un ragazzo che gioca ad un gioco da tavolo non possa ad esempio andare in palestra.
In altri paesi europei, per lo più del nord (chi ha detto Germania?) è riconosciuto il valore dell’attività ludica, sia come momento di socializzazione che come momento di intrattenimento molto diffuso anche in ambito familiare.
La maggior diffusione mi fa pensare che in Germania difficilmente un giocatore di giochi da tavolo sarà etichettato come “nerd”.
Come non riconoscere poi il valore intrinseco di una sana partita ad un gioco da tavolo. Si fa lavorare la mente, ma soprattutto lo si fa in compagnia divertendosi!
Non so a voi, ma a me capita spesso quando dico che ho l’hobby dei giochi da tavolo, parlandone magari con persone al di fuori di questo mondo, di sentirmi dire: “Ah, giochi con quei giochini con le miniature… quelli con cui gioca anche mio figlio… com’è che si chiamano dragons en dragons…!” “No veramente quelli sono i giochi di ruolo…” “Ah allora ho capito giochi a Risiko e a Monopoli” “Beh, diciamo una specie… perché dovete sapere che non esistono solo Risiko e Monopoli!” “Ah già è vero c’è anche il Cluedo!”
“Giochini?!?” vogliamo parlarne !!!
Mi piacerebbe sapere perché se uno dice di giocare a calcio è ritenuto degno di ammirazione (e magari ci scappa pure la velina 😉 ), se uno gioca a scacchi è ritenuto un intellettuale, se uno gioca a giochi da tavolo è un “nerd sociopatico”!
Direi che la risposta è da ricercarsi nello scarso livello culturale in materia ludica diffuso nella nostra cara penisola.
Si tratta ancora di un’attività di nicchia e come tutte le attività di nicchia, vista con una certa circospezione.
Ricordo quando anche i videogames erano “roba da nerd”, poi sono stati “sdoganati” ed oggi possiamo parlare di fenomeno di massa.
Può capitare tranquillamente di vedere una puntata di “Dr House” in cui il celebre medico gioca con una PSP o con una X360.
Gli stessi divi di Hollywood e le star oggi non si vergognano a dire che passano ore attaccati ad una Playstation.
Così oggi l’attività video ludica è diventata socialmente accettata, sebbene a mio avviso, in questo caso sia più lecito parlare di attività a basso valore di interazione sociale.
E non tiratemi fuori l’online gaming, perché interagire con un paio di cuffie ed un microfono non è lontanamente paragonabile a sedere al tavolo con un gruppo di amici.
Comunque sia, per quello che mi riguarda non sono mai stato appassionato di calcio e quindi non ho mai capito i super tifosi con sciarpe, berrettini che quando vince la loro squadra del cuore gridano “ABBIAMO VINTO, SIAMO I PIU’ FORTI!”
Non riesco a capire se si tratti di plurale maiestatis o se davvero siano convinti di aver influito l’esito della partita tifando dal loro divano di casa.
Comunque sia ammetto di essere io a non avere questa passione, ma accetto che qualcun altro possa averla, senza nutrire la necessità di assegnare delle etichette.
Mi piace però l’idea che quando io dico “ho vinto” mi riferisco ad una sfida a cui ho preso realmente parte.
Tornando comunque al gioco da tavolo, parliamo di un qualcosa che esiste da molto tempo, presente nella maggior parte delle culture e delle società.
Basti pensare al mancala, alcuni sostengono risalga a periodi antecedenti alla scrittura o al Senet (quello che sembra essere il gioco da tavolo più antico, ad oggi noto) raffigurato nella tomba reale di Merknera.
Alla luce di quanto esposto sopra comunque sono sempre più convinto che la definizione “nerd” non sia corretta.
Visto che il più grosso sito di riferimento si chiama “boardgame geek” forse potrei dare un’occhiata anche alla definizione di geek (sempre presa in prestito da wilkipedia):
Geek è un termine di origine anglosassone, indicante una persona affascinata dalla tecnologia. Il significato di geek non coincide con quello di nerd, avendo una connotazione positiva almeno tra coloro che si fregiano del termine e amano etichettarsi in tal modo.
Come molte parole nate “dal basso”, a seconda del contesto e della competenza del parlante il termine geek può assumere diversi significati. Se una persona si autodefinisce “geek”, intende la prima delle seguenti definizioni; le altre sono generalmente date da persone esterne.
1 Una persona che è interessata alla tecnologia, specialmente all’informatica e ai nuovi media. Molti hacker non vogliono essere chiamati geek, ma nel linguaggio comune le due parole possono essere facilmente interscambiate.
2 Una persona con una devozione verso qualcosa in un modo che la dispone fuori dal comune (avvicinabile al concetto di otaku). Ciò può essere dovuto all’intensità, alla profondità o al soggetto del suo interesse.
3 Un termine dispregiativo per una persona con scarse capacità di socializzazione, spesso molto intelligente (confronta nerd). È stato ipotizzato che molte di queste persone abbiano la Sindrome di Asperger.
Ecco, se prendo in esame il punto 2, forse il termine geek può risultare più appropriato.
Chi ha l’hobby del gioco da tavolo solitamente è animato da grande passione che normalmente si manifesta in due modi: con una grande inclinazione al proselitismo, nel senso che si sente in dovere di diffondere il “verbo ludico”, o con un senso di appartenenza ad una fortunata elite.
Riguardo questi ultimi, mi era piaciuta molto la definizione che avevo letto su un forum: “Radical chic”.
Pensate che quando parlano di giocatori occasionali, li etichettano come “babbani”…
Comunque sia la stragrande maggioranza degli appassionati dei giochi da tavolo è affetta da patologie quali “acquisto compulsivo”.
Dopo tutto questo “parlare” non so dirvi se sono un nerd o meno o per meglio dire se mi sento tale.
Se penso al senso dispregiativo del termine direi di no, perché non mi sento affetto da strane forme di sociopatia e anzi mi piace stare in mezzo alle persone.
Se invece penso al senso di appartenenza ad una ristretta cerchia di individui, che ha avuto la possibilità di entrare a far parte di un mondo ancora di nicchia (almeno nel nostro paese), non posso che sentirmi fortunato.
Come avrete capito però non auspico che “tale conoscenza” rimanga virtù di pochi, ma al contrario mi auguro che abbia la più ampia diffusione possibile, altrimenti non sarei qui a scrivere sul blog.
Così magari un giorno nei centri commerciali, come oggi è normale trovare un videogioco, sarà possibile trovare un gioco da tavolo, come recitava una nota pubblicità: “chissà cosa ci riserverà il futuro”.
Concluderei ricordando che anche i fondatori di Google erano considerati dei nerd… quindi forse verrebbe da dire, magari essere dei nerd!
E voi vi sentite nerd ?
Nel salutarvi, un bel BAZINGA a tutti (questa la possono capire solo i nerd! 😉 )
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