Recensione – Drop Site

scritta da Fabio (Pinco11)

E’ da oramai svariati anni che abbiamo assistito ad un fenomeno di grande diffusione dei giochi da tavolo in paesi che in passato non ne erano tradizionali utenti o produttori, tanto che all’ultima Essen una gran parte dei titoli che hanno attirato l’attenzione dei visitatori era distribuita, quanto a provenienza, tra le più disparate nazionalità. Non mi ha quindi stupito di notare come sia giunta ora sul mercato un nuovo editore turco, ossia la Gordion Games, sinora produttore di imballaggi (sotto il marchio Anil, ma anche di puzzle e carte da gioco, sotto il marchio Angora), il quale si affaccia nel nostro mondo proponendo due giochi di carte, ossia Drop Site, dello statunitense Dennis Hoyle (per 2-4 giocatori, 15-20 minuti di durata, dagli 8 anni in su, del tutto indipendente dalla lingua, salvo il manuale, in inglese) e Grisbi, ideato da Carlo Rossi, del quale mi riprometto di occuparmi a breve.
Il titolo di oggi, già vincitore del Premio Archimede 2010 per il miglior gioco di carte, mette i giocatori, in modo politically correct, nei panni di altrettanti distibutori di aiuti umanitari, i quali saranno impegnati nel paracadutare casse di materiali nei vari punti di sgancio prefissati, il tutto con meccaniche piuttosto semplici ed immediate, adatte per un pubblico familiare.

Vediamo cosa c’è nella cassa .. opps, volevo dire scatola e come si paracaduta il tutto

Aperta la confezione del gioco (gentilmente fattaci pervenire dalla casa editrice, che ringraziamo!), di quelle tipiche da supermercato, ossia con il buco per essere appesa, contiene al suo interno 52 carte di base e 3 con riquadri in bianco, messe a disposizione come  ricambio in caso di smarrimenti. Ogni carta, oltre all’illustrazione coreografica di alcune casse paracadutate, contiene l’indicazione di un numero sul bordo in alto a destra, che serve ai fini del suo utilizzo nel corso della partita, nonchè alcuni pallini colorati sul bordo in basso, i quali servono per il conteggio dei punti a fine partita.
Il manuale è fornito in due lingue, ossia inglese e turco.
Il gioco è di quelli più facili da provare che da spiegare, ma in sintesi l’idea è quella che ad inizio partita ognuno riceva 5 carte e nel mezzo sia collocato il mazzo ed una carta girata, la quale costituisce il primo drop site, ossia punto di ‘sgancio’ degli aiuti. 
Al proprio turno ognuno potrà scegliere tra tre diverse opzioni, ovvero: 1. piazzare una delle proprie carte sul tavolo, creando un nuovo drop site ; 2. piazzare una delle proprie carte su di un drop site già presente (tenendo conto che in questo caso si potrà mettere una carta solo se recante un numero più basso di quello indicato dalla carta in quel momento visibile e che in caso di più possibilità di scelta si deve sempre utilizzare il drop site nel quale è visibile la carta più vicina a quella che si gioca – es. se ci sono due siti, uno con sopra un 11 ed uno con sopra un 8 ed io voglio giocare un 7, lo devo mettere sul secondo sito e non sul primo. Se avessi avuto per esempio un 9 lo avrei potuto mettere solo sul primo sito, perchè il numero è più alto di quello indicato sul secondo drop site) ; 3. mettere via una delle proprie carte nella propria ‘riserva’, in vista del punteggio finale. 
Effettuata l’azione si pesca una nuova carta ed il gioco prosegue sino a che non siano stati creati un numero prefissato di drop site (6 per due giocatori, 7 per tre, ..). A quel punto si procede con l’attribuzione dei punti, ottenendo ciascuno i punti indicati sulle carte nella riserva (i pallini colorati) se almeno uno dei drop site mosta una carta del valore di quella che si è messa nella riserva, mentre in caso contrario ogni carta in riserva non corrispondente attribuisce due pnti di malus. 
Assommati i punti si riparte, sino a che qualcuno non abbia raggiunto i 100 punti.

Impressioni
Siamo davanti al classico gioco leggero da famiglie, di quelli che strizzano molto, come dinamiche, l’occhio ai classici giochi di carte di una volta, che ci è ricordato anche dalla composizione del mazzo a 52 carte. A livello di ambientazione devo dire che quella dei lanci umanitari è un’idea simpatica in linea di principio e la grafica, affidata al nostro Paolo Vallerga, risulta gradevole, con tinte sul chiaro ed accostamenti di colori apprezzabili. Le meccaniche di gioco tuttavia non evocano nessuna particolare dinamica reale, così come i disegni sulle carte ricoprono solo una funziona di abbellimento, visto che, per capirci, al numero stampato su ognuna di esse non corrisponde la presenza di un numeo di casse corrispondente. 
Come qualità delle carte direi che siamo negli standard, ricordando esse le produzioni della Adlung, sia per dimensione che per spessore, risultando comunque apprezzabile l’idea di fornire tre carte in più per il caso di smarrimenti od usure di altre carte.
Quanto alle meccaniche direi che il titolo non rientra certamente tra i ‘bruciacervello’, nel senso che nel giro di una mano, che si può chiudere anche in due minuti d’orologio, tutti capiscono come funziona il gioco. Da lì, come in tutti i classici giochi di carte, è poi possibile iniziare a pianificare la propria condotta, passando dalla totale casualità della prima esperienza alla elaborazione di un ‘piano di gioco’. Nulla di troppo profondo, sia chiaro, ma qualche tattica e qualche sorta di bluff è sempre esperibile: per capirci l’unico numero che garantisce un punteggio finale è lo zero, perchè una volta che esso è presente su di un drop site non è possibile aggiungere altre carte, per cui ogni volta che si mette da parte una carta con valore diverso ci si prende un rischio sul fatto che a fine partita su di un drop site ci sia ancora proprio una carta con quel valore. Le regole però spingono ad occupare un certo sito piuttosto che un altro, per cui si può sfruttare, per esempio, il fatto che sul tavolo ci sia un 12 ed un 11, facendo leva sul fatto che il 12 potrà essere coperto solo con un 11, mentre ogni carta più bassa messa sul tavolo sarà ‘calamitata’ dall’11 (finchè non è coperto ..). E’ poi possibile, con il procedere della partita, anche contare le carte uscite, così come il mettere da parte carte in riserva può essere realizzato cercando di andare più ‘sul sicuro’, ovvero puntando sul fatto che alcuni drop site restino intoccati, oppure mettendo da parte alcune carte subito e poi cercando di indirizzare la partita in quel senso. Nel contempo si deve tenere conto del fatto che ognuno in poco può mettere fine alla mano, perchè il numero di drop site che fa scattare la fine turno è davvero limitato. Il controllo, infine, è accettabile in due giocatori, dove il tutto assume le vesti di una sfida di bluff , mentre più limitato nel multigiocatore (la scatola parla di 2-8 giocatori, ma le regole limitano a 4 i partecipanti), dove l’elemento fortuna diventa ancor più rilevante (se ci sono alla fine 8 drop site è facile far punti anche se non si è pianificato bene ..). Del resto, come in tutti i giochi di carte, se non si pescano le carte ‘giuste’ sarà possibile prendersela con la sfortuna ..
In definitiva Drop Site si propone come giochillo facile da spiegare e veloce, idoneo ad attrarre l’attenzione di un pubblico familiare. Realizzato in modo adeguato e collocato su di una fascia di prezzo sul basso (nella prima edizione della Bellwether stava sui 10 dollari) può risultare attraente il giusto, anche se difetta forse, proprio per la sua estrema linearità (e per una certa assoggettabilità all’alea), in definitiva, di elementi tali da farlo spiccare dalla massa in modo risoluto.
— Le immagini sono tratte dal manuale o dai siti delle case produttrici alle quali appartengono tutti i diritti sul gioco di cui si parla (Studiogiochi/Gordion/Bellwether). Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. —
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