[Prova su strada] Tournay

scritto da Fabio (Pinco11)

Tempo fa ci siamo occupati, poco prima della rassegna di Essen, di Tournay, titolo che, da facile profeta, identificai come uno dei potenziali piagliatutto della fiera e che, alla fine della manifestazione, ha ottenuto la vetta della tanto ambita (quanto in senso assoluto però poco rilevante) classifica di Fairplay Online.Con il passare del tempo i fasti di quei giorni si stanno però un poco offuscando, comparendo, assieme alle prime opinioni entusiaste, anche pareri discordanti, per cui ho pensato di tornare sul tema, con un approfondimento alla luce delle partite giocate.
Ricordo che si tratta di un gioco, inseribile nella categoria dei gestionali, adatto ad un pubblico abbastanza ampio, per 2-4 partecipanti, 45/50 minuti di durata media a partita, indipendente dalla lingua (per quanto sia dato vedere non ci sono scritte sui componenti di gioco) ideato, come si accennava, dal trio Dujardin, George, Urbain ed illustrato da Alexandre Roche.

Componenti e grafica

Rinvio all’articolo di anteprima per approfondimenti su materiali e regole, limitandomi qui alle impressioni di gioco. 

Partendo come al solito dall’aspetto visivo, devo dire che la componentistica risulta di qualità e quantità adeguata, considerando anche che, pur trattandosi in radice di un gioco di carte (è intorno ad esse che ruota tutto), le stesse sono corredate da un set di trippoli nei tre colori (corrispondono alle tre classi e non corrispondono ai giocatori), da gettoni / monete, da un ulteriore gruppo di trippoli grigi e da vari segnalini. I trippoli, per altro, sono anche forniti in forma diversa, cosa questa utile soprattutto per chi abbia problemi nella identificazione dei colori. Le carte, numerose, sono ‘telate’, ossia leggermente ruvide al tatto, per cui sembrano essere leggermente più durevole di quelle ‘base’ di carta spessa / cartoncino, anche se i meno attenti potrebbero ritenere utile acquistare anche qui a parte le classiche bustine protettive trasparenti. 

Quanto alla grafica la stessa, affidata alle mani di Alexandre Roche,  ricalca fedelmente lo stile che aveva caratterizzato il precedente Troyes, a sua volta buon successo del 2010, il tutto con il chiaro obiettivo (raggiunto) di catturare subito l’attenzione di chi aveva gradito la loro produzione dell’anno passato. Il tratto utilizzato è comunque particolare e la valutazione sul suo gradimento è risultata soggettiva, con più di un giocatore che non ha particolarmente apprezzato le linee asciutte dei disegni, dolendosi per una certa ripetitività delle illustrazioni degli edifici, nel complesso poco distintivi di ciò che è di volta in volta raffigurato. L’impatto visivo delle ‘città’ complete (ossia delle nove carte cha vanno a formare il borgo edificato da ognuno) risulta però piuttosto gradevole nel suo complesso.

Una riserva, infine, mi sento di muoverla in merito alle icone utilizzate per descrivere gli effetti delle carte: il compito era in questo caso piuttosto gravoso e difficile da assolvere (per capirci carte già ‘semplici’ come significato possono avere l’effetto di ‘ottenere 2 monete ogni volta che si  piazza una nuova carta adiacente -sopra o a lato- di quella in questione’), ma il primo impatto è stato un pò per tutti quello di non capirci nulla o quasi, affidandosi tutti più alla propria memoria che alla efficacia di icone e schema riassuntivo (davvero potevano scriverlo meglio!) per capire gli effetti descritti. Ribadisco però che l’alternativa poteva essere, ragionevolmente, solo quella di scrivere un testo descrittivo degli effetti e questo avrebbe reso il gioco dipendente dalla lingua.

Le meccaniche

Gli autori hanno saputo distillare in questo titolo numerose meccaniche già note, semplificando esse e la componentistica, in modo da dar vita ad un prodotto che fosse nel contempo semplice da spiegare e veloce da giocare. Si resta infatti qui nel campo del gestionale, ma alla fine c’è una sola risorsa, ossia le monete, e la scelta tra le azioni che si possono compiere è normalmente piuttosto ridotta, così come lo è il numero di carte che si tengono in mano. In linea di principio il senso di deja vu di cui parlavo nell’intervista (mi spiace, ma potevo realizzarla solo in inglese) si estende non solo alla grafica che ricorda Troyes, ma anche a diverse regole, come quella che permette di utilizzare trippoli di altri giocatori per compiere mosse (7 Wonders) o l’idea di costruirsi ognuno una propria cittadina (tra gli altri Glen More). In fondo poi siamo di fronte ad un gioco di carte solo perchè è stata compiuta una scelta di utilizzare questo materiale in luogo delle più costose tessere di cartoncino, ma a livello pratico le dinamiche sono da ‘piazzamento tessere’, mescolato con il ‘gestione azioni’ semplificato.

Per quanto gli ingredienti siano tutti più o meno noti il mix risulta lo stesso interessante ed al tavolo la tendenza diffusa è quella di pianificare la costruzione della propria cittadina cercando di collocare ogni volta al suo posto ‘giusto’ le carie tessere (opps, volevo dire carte), al fine di ottenere le migliori combinazioni (combos) utili a massimizzare gli effetti dell’uso di certe locazioni.
C’è un certo elemento fortuna presente, per quanto gli autori abbiano inserito alcune regole che si intendono essere presenti al solo scopo di ridurne la signoria, quali la possibilità di scegliere una delle due carte che si pescano da ogni mazzo, oppure quella di poter utilizzare a pagamento omini altrui, che permette di eseguire l’azione ‘giusta’ in momenti nei quali magari si è appena utilizzata tutta la propria forza lavoro.

L’interazione è a sua volta presente, per quanto ancora di avverta la radice ‘autonomista’ della costruzione del proprio orticello tipica dei titoli nei quali ognuno edifica la propria città. Le regole che ‘spezzano’ la tendenza a chiudersi in se stessi però ci sono e sono numerose (vedi le carte evento, che possono essere utilizzate contro gli avversari, il consumargli i loro omini anche solo per dar loro noia oppure il poter fruire di loro edifici concesso da certe carte), per cui è possibile provare a giocare con maggiore spirito ‘costruttivo’, ottenendo il risultato di avere partite piuttosto rapide che sono alla fine dominate dalla fortuna dlela pesca, oppure ci si può impegnare in una lotta all’ultima cattiveria, che risulta più varia e decisamente più coinvolgente. In questo il titolo è assai meno ‘tedesco’, come ispirazione, della media del genere, in quanto in buona sostanza istiga, per poter donare reale divertimento, a giocare a scapito degli avversari.

Parlando, infine, di scalabilità, direi che i meccanismi funzionano a prescindere dal numero di giocatori, tenendo però conto del fatto che la partita a due si può, alternativamente, trasformare in un ‘bagno di sangue’ tra avversari aggressivi, oppure in una esperienza decisamente mooolto veloce se si percorre la strada del cercare di costruire solo il meglio per sè, mentre le partite multigiocatore, per quanto un pelo più caotiche (gli effetti degli eventi tendono a sentirsi di più) possono offrire maggiore varietà.

Chiudo quindi segnalando come Tournay sia un titolo valido ed intelligente, pianificato per essere adatto ad un pubblico potenzialmente ampio, nonchè veloce il giusto, estraendo dai titoli in commercio le dinamiche ritenute più adatte allo scopo. Difetta, di conseguenza, di reale innovatività e si espone, quanto alla grafica, alla possibilità, avendo scelto uno stile ‘deciso’ e ben caratterizzato, al possibile gradimento o rifiuto. Prodotto nel complesso di buon livello, come attesta il riscontro positivo ottenuto ad Essen (non è, insomma, solo una bolla si sapone che scoppia appena si tocca con mano), richiede comunque qualche partita per essere apprezzato o se non altro per prendere familiarità con i significati e funzioni delle carte (nonchè, nelle ‘tattiche avanzate’, per memorizzare quali mazzi contengano quanto serve al proprio scopo), per cui direi che non si presenta propriamente come un titolo da proporre a degli occasionali, per non gettarli nella confusione più completa 😉 Da valutarne, quindi, la compatibilità con i gusti propri e del prorpio gruppo prima dell’acquisto.

Il titolo, lo ricordo, è disponibile per l’acquisto sul negozio online Egyp.it al prezzo di euro 39,49.

— Le immagini sono tratte dal manuale o dal sito della casa (Pearl Games) alla quale appartengono tutti i diritti sul gioco. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su semplie richiesta. —
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