Anteprima – Sparta

Scritto da Fabio (Pinco11)

Sparta, uno dei titoli proposti come novità alla fiera di Essen dalla Queen Games , ha subito colpito per la sua estrema semplicità , ma soprattutto la cosa che ha fatto interessare molti è il fatto che è stato ideato da un autore, ossia Yannick Holtkamp, che è solo quattordicenne e che, da piccolo genio che pare essere, si è da poco iscritto all’università di Dusseldorf.
Si tratta, in sintesi, di un gioco da scacchiera per due con dinamiche assimilabili, per certi aspetti, al genere della dama, il quale risulta adatto praticamente per chiunque ed è spiegabile in due minuti d’orologio. Il tempo medio a partita va da 10 minuti in su (dipende quanto ci pensate) ed il titolo è del tutto indipendente dalla lingua, fatte salve le regole (qui in inglese).

Sparta e Atene?
I componenti di gioco sono qui davvero ridotti ai minimi termini, come è logico che sia in un  titolo di questo tipo: abbiamo infatti solo una griglia 10×10 sulla quale sono collocate, nella seconda linea di fronte ad ognuno dei giocatori, 8 pedine del proprio colore (giallo e rosso: si utilizzano quelle più sottili, ossia i guerrieri). Nelle linee centrali si collocano invece gli otto gettoni ‘città’, quattro girati sul lato giallo e quattro su quello rosso. Completano la dotazione 8 ulteriori pedine più spesse per ciascun colore (ossia i teorici ‘eroi’), i quali sostituiscono, nel corso del gioco, le pedine base, quando sono ‘promosse’.
Le regole sono, come accennavo, semplicissime. L’idea è quella che ogni giocatore, a turno, muove una delle proprie pedine di due caselle (nella direzione che desidera, anche in diagonale, anche cambiando direzione durante il movimento) e poi passa il turno: se la pedina arriva su di un dischetto città se ne appropria, girandolo dal proprio lato, mentre se la città è già propria, la pedina è promossa, diventanto un eroe (ossia è sostituita da una pedina di quelle ‘spesse’). L’unica particolarità dell’eroe è quella di potersi muovere di tre caselle invece che due. La cattura dei pezzi avversari avviene semplicemente intrappolandoli tra due proprie pedine, orizzontalmente o diagonalmente. Nell’esempio a lato l’eroe rosso si muove di tre caselle, intrappolando l’eroe giallo (la pedina più alta) tra il proprio guerriero davanti e l’eroe dietro e lo cattura, rimuovendolo dal gioco.
La partita ha termine quando un giocatore cattura tutte le città avversarie oppure riduce l’esercito avversario ad una sola unità. Se entrambi si trovano con una o due unità vince chi in quel momento ha più città sotto al suo controllo.
La dama al tempo dei greci ?
Si tratta di un gioco astratto da scacchiera, nel quale l’ambientazione teorica costituisce solo un modesto ‘abbellimento’ di un prodotto che in alternativa poteva essere proposto nel più classico formato con scacchiera e pezzi di legno chiari e scuri. 
Per altro la grafica è rimasta molto scarna e la componentistica non colpisce particolarmente l’occhio, pur risultando gradevole e facilmente identificabile a colpo d’occhio. I pezzi recano simboli con una spada (le pedine base) e con due (quelle promosse) che sono attaccati con adesivi, ma risultano facilmente distinguibili gli uni dagli altri.
Quanto alle meccaniche di gioco il paragone con la dama direi che è immediato, per l’affinità logica: anche qui abbiamo una mossa per parte con pezzi che muovono tutti nello stesso modo e si ripete pure lo schema della promozione di un pezzo base in qualcosa di più evoluto. 
L’effetto finale della promozione è però qui decisamente più limitato, in quanto l’unica cosa che si acquisisce è una capacità di movimento incrementata di una casella (vuol forse dire che l’unica cosa che fanno gli eroi più dei guerrieri normali è correre più veloce ?), per cui la cosa incide sulla strategia di fondo, ma non risulta determinante come nella dama. Del resto anche ottenere la promozione è decisamente più facile, visto che si ottiene raggiungendo il centro del tabellone, cosa che si può ottenere alla seconda mossa, per cui è logico che pure i vantaggi ottenuti siano più limitati.
La battaglia si svolge, normalmente, in un mix tra il tentativo di cattura dei pezzi avversari ed il controllo delle caselle città (la loro presenza come obiettivo dovrebbe reintrodurre aspetti di gioco ‘forzato’ che rispetto alla dama non sono troppo presenti): l’idea è quella di cercare di volta in volta di avvicinare una pedina avversaria, mettendosi a contatto di essa, minacciando nella mossa successiva di circondarla con un’altra pedina e costringendola in questo modo a ritirarsi ed abbandonare la zona presidiata, magari quella con le città. Occupare tutti i gettoni città non è facilissimo, dato il loro gran numero, e richiede l’acquisizione di una supremazia territoriale netta.
Il gioco quindi propone una sfida di livello accettabile e non dubito che possa regalare ore di gioco a chi si voglia dedicare ed esplorarne l’albero combinatorio: nel contempo non a caso è proposto come idoneo per un’età da sei anni in su, dando ciò l’idea di quanto sia davvero adatto a tutti e, forse, non troppo accattivante per gli appassionati dell’astratto più esperti. Per altro le voci da fiera erano quelle che la versione originale del gioco fosse più complessa e che sia stata appositamente semplificato.
In definitiva Sparta è un gioco astratto da scacchiera dalle regole semplici ed immediato da imparare, il quale può rappresentare una valida alternativa alla dama, titolo che nell’immaginario dei potenziali giocatori può ricordare, pur proponendo regole e meccaniche assai diverse. Può essere considerato, al pari dell’ispiratrice, un titolo introduttivo al genere e gode di una componentistica gradevole, per quanto ‘spartana’ (mi si passi il gioco di parole), che lo rende anche sufficientemente attraente. Dubito che ingolosirà moltissimo i fan più accaniti dell’astratto, ma è interessante per loro il fatto che una grande casa si sia mossa per commercializzare un titolo di questo tipo, a dimostrazione di come il grande pubblico possa ancora essere affascinato da prodotti appartenenti al loro genere preferito. 

Il prezzo in fiera era intorno ai 25 euro, e per l’italia si è mantenuto lo stesso prezzo di listino; pSe ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.

— Le immagini sono tratte dal manuale del gioco o dal sito della casa produttrice (Queen  Games) alla quale appartengono tutti i diritti sul gioco. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. –
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