Il prezzo dei giochi da tavolo

scritto da polloviparo.

Una recente discussione, mi ha dato lo spunto per scrivere queste due righe.
L’argomento è l’aumento del prezzo dei giochi da tavolo.
Ultimamente stiamo assistendo ad un aumento vertiginoso dei prezzi. Se fino a qualche anno fa’ era possibile acquistare un gioco con una componentistica piuttosto ricca, rimanendo al di sotto dei 30 euro, oggi tale soglia sembra essersi spostata verso i 40 euro.
Senza parlare di alcuni giochi in edizione italiana, che toccano tranquillamente i 50 o i 60 euro.
Cosa, quest’ultima, che sembra trovare giustificazione nei volumi di vendita più contenuti rispetto ad altri paesi. Tengo a precisare che, nel trattare la cosa non ho intenzione di addentrarmi nelle motivazioni che stanno dietro al fenomeno.

Non sono a dire che ci sia necessariamente una speculazione in atto (anche se ho il sospetto che in alcuni casi sia così), che ci sia qualcuno in particolare che ne approfitta o a dare del ladro a qualcuno.Faccio questa precisazione perché poi quando si tratta questo argomento c’è sempre qualche editore o qualche negoziante che insorge sentendosi chiamato in causa. Anzi, se qualcuno di questi volesse partecipare “costruttivamente” alla discussione, fornendoci delle spiegazioni che meglio ci aiutino a comprendere le cause che determinano il fenomeno è il ben venuto.
Il mio non vuole essere puntare il dito contro nessuno, ma semplicemente mettere al centro dell’attenzione una cosa che penso non sia passata inosservata alla maggior parte dei giocatori “assidui”.
Tutti i beni aumentano di prezzo determinando come sappiamo il tasso di inflazione. Se andate a controllare nel paniere 2011 dell’Istat, vedrete che è presente la voce “giochi da tavolo”, ma la rilevazione prende in considerazione i giochi normalmente reperibili nei centri commerciali e negozi di giocattoli, quindi il solito Risiko e Monopoli che probabilmente hanno lo stesso prezzo da dieci anni (omettendo la conversione lira euro)…
In questo caso quindi l’Istat non ci può aiutare a capire quanto sono aumentati i giochi negli ultimi anni, ma i nostri portafogli sì.
Ma facciamo un paio di conti…
Se un paio di anni fa’, al massimo tre, con quaranta euro potevo essere sicuro di portarmi a casa un gioco di un autore importante dalla ricca componentistica, oggi allo stesso prezzo mi vedo proposto un gioco di carte, o un espansione dal contenuto piuttosto esiguo.
Il trend dei prezzi in aumento era già iniziato, ma il fenomeno “7 wonders” dell’anno scorso  secondo me ha contribuito a dare una bella accelerata. Il gioco ha avuto un buon successo e sicuramente ha ottenuto anche buoni volumi di vendita. Evidentemente qualcuno si sarà posto la domanda: “ma se qualcuno è disposto a spendere 40 euro per una scatola che contiene un mazzo di carte e un po’ di tokens, io che nella scatola ci metto anche una plancia e delle miniature, vuoi che non possa chiedere qualcosa di più?”
Poi si è innescata la “reazione dell’espansione”: esce un gioco carino, il prodotto vende, i geek tutti ad implorare un’espansione sui forum e ad aspettarla come il gioco definitivo che curerà la loro sete di collezionismo e l’editore che li accontenta… sì ma a caro prezzo.
Quando ho iniziato a giocare le espansioni erano un’aggiunta al gioco ideata dall’autore quando questi lo riteneva opportuno, spesso non indispensabile, venduta ad un prezzo piuttosto contenuto. Oggi spesso sono un’appendice al gioco, spesso necessaria per sistemare alcune pecche, sviluppata in alcuni casi piuttosto frettolosamente, venduta ad un prezzo di poco inferiore a quella del gioco completo.
Per portare qualche esempio quando uscì l’espansione dei Pilastri della terra, ricordo che la pagai 13 euro (in Germania), oggi vedo l’espansione di Shogun della Queen games proposta a 40 euro. E non parliamo di decenni di differenza, capite che le proporzioni  sono un po’ andate a farsi benedire…
Proprio sulla Queen Games vorrei aprire una parentesi, i titolari di due noti store online tedeschi dai quali acquisto abitualmente, mi hanno detto che avrebbero smesso di trattare i prodotti della “casa della regina”, a causa dell’aumento spropositato dei prezzi. Ma vi rendete conto? E’ addirittura il venditore che si mette in prima linea e dice: “Ehi amico, così il prezzo è troppo alto, se vuoi vendere il tuo prodotto vai da un’altra parte”. Ed effettivamente per oltre un anno non ho più visto prodotti Queen in quei due negozi.
Sospetto che la cosa sia stata dettata, non solo dal buon cuore, ma anche da un ritocco ai margini, ma è quantomeno significativo.
Così in un momento di recessione e crisi mondiale, in cui assistiamo ad una contrazione del mercato ed una diminuzione dei consumi, quale soluzione migliore se non aumentare i prezzi?
Non parliamo certo di beni di prima necessità e quindi qualcuno sicuramente dirà: “se la cosa non ti sta bene, puoi sempre lasciare la roba lì dov’è”.
Il discorso non fa una piega, anche se si potrebbero citare almeno un paio di aforismi: “La conquista del superfluo dà un’eccitazione spirituale più grande che la conquista del necessario. L’uomo è una creazione del desiderio, non del bisogno” Gaston Bachelard; “L’inutile e il superfluo sono più indispensabili all’uomo del necessario”. René Barjavel, certo però dispiace.
Dispiace, anche perché quando tenti di avvicinare qualcuno al mondo dei giochi da tavolo, gli fai provare qualcosa e riesci a suscitare l’interesse tanto da vederti chiedere quanto costa quel gioco a cui si è appena giocato, poi è triste vedere smorzato quell’entusiasmo sul nascere, dopo aver risposto “60 euro”…
Quello che scoccia, almeno a me personalmente, è poi sentir dire che i giochi sono un fenomeno di nicchia ed i prezzi sono alti perché ad un possibile basso volume di vendite corrisponde un più alto rischio imprenditoriale.
Comprensibile certo, ma l’aumento dei prezzi non aiuta sicuramente. Anzi se il trend continua ad essere questo altro che fenomeno di nicchia, diventerà un bene esclusivo per pochi facoltosi.
Tiriamo due somme.
Così si è costretti a tagliare e si prima con un importo si compravano 5 giochi, l’anno scorso se ne compravano 4, quest’anno 3 e probabilmente l’anno prossimo 2.Sì perché purtroppo non disponendo di budget infinito, non è che poi uno possa assorbirsi tutti i rincari e mantenere inalterato il numero dei giochi.
Ad Essen sono presentati sempre più giochi (quest’anno mi sembra si parli di 500 giochi) e le wish list sono sempre più corte.
Purtroppo da appassionati (e mi ci metto anch’io), spesso siamo spinti da compulsione da acquisto e siamo disposti a passare sopra a determinate cose, fra cui un prezzo eccessivamente alto rispetto a quanto realmente offerto.
Inutile dire che fino a quando non saremo noi i primi a ribellarci, riducendo drasticamente gli acquisti, la “corda rischia di essere tesa ulteriormente”.
E sebbene oggi vedo gente disposta a motivare 40 euro per una scatola contenente poche miniature ed una manciata di tokens, sono convinto che la corda, come tutte le cose, abbia un punto di rottura e sia destinata a spezzarsi prima o poi.
Un’altra considerazione, un processo analogo, si è verificato nel mondo dei videogames.
Questi a dir la verità hanno sempre avuto un prezzo piuttosto elevato in rapporto al periodo, ma  hanno subito una forte impennata negli ultimi tempi dovuta alla dilatazione dei tempi necessari per sviluppare un gioco odierno.
I videogames sono stati sdoganati da fenomeno di nicchia e sono passati a fenomeno di massa grazie alla pirateria, anche se è antipatico dirlo. La diffusione ha preso piede quando i giochi sono diventati disponibili ad un prezzo “popolare”.Oggi invece, la rete di vendita del videogame originale, ci propone anche vendita dell’usato. Ora parlare di pirateria per i giochi da tavolo pare un po’ improbabile, anche se sono convinto che se la cosa prendesse particolarmente piede, dall’oriente saprebbero stupirci, ma quantomeno la diffusione di un mercato dell’usato è ipotizzabile.
Oggi la cosa è relegata a scambi fra utenti, annunci sui forum o ad un’offerta piuttosto limitata in alcuni store online, ma un domani magari saranno gli stessi negozi sotto casa ad avere un reparto “usato”, chi lo sa?
Qualche considerazione finale.
Per concludere, non so voi, ma io ho una “soglia di accettabilità” per il prezzo di ogni bene materiale (non indispensabile ovviamente) che se superata mi causa un rifiuto verso l’oggetto. Bene, oggi sono ad augurarmi che quella soglia non venga raggiunta anche per i giochi da tavolo, perché dispiacerebbe avere un rigetto per un hobby che oggi mi appassiona tanto. Sicuramente io sono una goccia in mezzo al mare e se io smettessi di acquistare giochi laddove milioni di altre persone lo facessero poco importerebbe, ma io sarei quantomeno in pace con la mia coscienza.
Concludo dicendo che qualcuno che ha dimostrato una certa sensibilità alla cosa fortunatamente c’è. Mi è capitato di vedere recentemente alcuni editori / distributori anche italiani, che hanno cercato di mantenere piuttosto contenuto il prezzo dei nuovi giochi immessi sul mercato, offrendo anche delle ulteriori scontistiche in caso di prevendita.
Non faccio nomi, per non rischiare di dimenticare qualcuno facendo un torto, ma sono convinto che i gamers, sappiano riconoscere a chi possa essere ricondotto questo merito.
Ringraziando quindi quanti impegnati nella causa, vi passo la parola, fate sentire la vostra voce, sia essa di indignazione per i prezzi odierni, sia essa per ribattere quanto scritto!
— Le immagini sono tratte dal sito del sito di Boardgame geek,  I materiali di gioco appartengono a Jamaica, Power grid, Monopoly ed Acquire. Tutti i diritti sui giochi appartengono alle rispettive case editrici ed autori. Le immagini sono state riprodotte a corredo dell’articolo pur non avendo nessuna attinenza con il contenuto dello stesso. —
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