scritto da Fabio (Pinco11)
Alan Ernstein deve essere chiaramente un appassionato delle civiltà precolombiane, avendo scelto, dopo il successo del suo ultimo titolo uscito, ossia Inca Empire, di dedicare la sua nuova ideazione ad un sito archeologico Maya, ossia Palenque, edito (o meglio annunciato per l’uscita in questo periodo) dalla Z-Man Games , per 2-6 giocatori (indipendente dalla lingua, pempo medio a partita dichiarato in 60 minuti).
L’idea è quella che ad inizio partita ognuno riceve un numero fisso di segnalini (varia a seconda del numero di giocatori) e che tutti a turno li piazzano uno alla volta sul tabellone, andando ad occupare ciascuno una casella. Il territorio è diviso in 14 reami, delimitati da appositi bastoncini. Ognuno riceve quindi due carte ed il gioco prevede quindi che a turno ognuno peschi una carta dal mazzo e ne giochi una, potendo a questo punto disporre di di 3 punti azione da utilizzare, scegliendo tra le seguenti opzioni: piazzare un proprio segnalino su di una casella adiacente ad una già controllata (costo 1: la casella deve contenere il simbolo di cui alla carta); piazzare un secondo segnalino adiacente al primo (costo 2: vale il discorso simbolo/carta) ; piazzare un segnalino in una casella corrispondente al simbolo della carta (costo 2: qui non serve che ci siano altri segnalini adiacenti) ; muovere un segnalino di una casella adiacente (costo 1: qui, si noti, è possibile nel muovere la pedina spostare i confini dei regni, creandone eventualmente di nuovi); scambiare due segnalini di posizione (costo 2) o piazzare un tempio (costo 3: ci sono varie regole da rispettare ed ha effetti di ‘protezione’ verso propri trippoli viciniori). E’ infine possibile ‘mettere da parte’ 1 punto azione per il futuro.
La componentistica risulta invece attraente ed il gran numero di trippolini colorati messi a disposizione, unitamente ad un tabellone a sua volta multicolore, dà l’idea di un gioco che poteva chiamarsi tranquillamente ‘Arcobaleno’, invece di Palenque: il tutto però dovrebbe dar vita ad un impatto visivo sicuramente gradevole (poi si dovrà vedere se i colori influiscano o meno sulla perfetta visione di gioco.
Il brain burning dovrebbe essere incrementato poi dalla possibilità di spostare i confini dei vari territori, potendo così cambiare in corsa le ‘regole del gioco’, così come da quella di scambiare la posizione dei trippoli, però la varietà delle azioni disponibili porta con se, come effetto collaterale, la difficoltà di tenere sotto controllo ‘matematico’ il flusso del gioco, cosa che anche la pesca di carte a sua volta (pur mitigata dalla scelta iniziale di una carta su tre da giocare) può limitare. Aggiungiamo poi a tutto ciò gli effetti che le azioni degli altri partecipanti (fino a 6 giocatori) provocheranno, si ha l’idea di un meccanismo che da una parte si propone, in linea di principio, come deterministico e dall’altra come indeterminabile, per cui tutto sta a vedere come questi due aspeti potranno mescolarsi e risultare alla fine compatibili tra loro.
Tirando le somme Palenque si propone come un titolo dalla componentistica attraente ed incentrato su dinamiche strettamente di controllo territorio. Il set di regole proposto tende però a mitigare molto la rigidità tipica di quesa categoria di titoli, rendendo il gioco accessibile anche chi sia meno portato alla riflessione, ma come contraltare di ciò i più appassionati del genere, i quali normalmente apprezzano la possibilità di studiare matematicamente le proprie opzioni, potrebbero essere disincentivati, indirizzandosi, forse, soprattutto sulle regole speciali per la versione a due partecipanti, che appare forse più adatta per i loro palati (anche se, stante il concetto di ‘premio di maggioranza’, a sua volta può essere soggetta, anche in quanto ‘variante’, a qualche riserva) .
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