Dopo aver sottoposto Pantheon ad un adeguato esame sul campo, ho pensato di approfondire quanto scritto nel precedente articolo di anteprima (al quale rinvio per una disamina più completa del gioco) ad esso dedicato, proponendo i risultati della ‘prova su strada’ del gioco. Coinvolgo in ciò anche Polloviparo, a sua volta tra i primi intrepidi acquirenti che hanno voluto sperimentare questa primizia.
Pur essendo per vari aspetti, primo fra tutti la componentistica, ma anche la casa editrice, un titolo di quelli che generalmente sono ben apprezzati , di fatto non ha ottenuto nessun riscontro, neppure sotto forma di inserimento di consolazione nella lista dei consigliati, nella quale compaiono vari titoli che in alcuni casi poco hanno di così pregevole da essere notati. Il tonfo è considerevole ed il rischio può essere quello che contribuisca a far passare sotto silenzio un prodotto che, come vedremo, è invece da considerarsi come davvero apprezzabile.
Io non sono invece rimasto particolarmente stupito del fatto che non sia stato nominato fra i titoli in corsa per lo SdJ. Non perchè il gioco non sia valido, anzi tutt’altro, ma proprio per i titoli a cui tale riconoscimento ci ha abituati. Vedendo i “candidati” delle edizioni passate, trovo che si tratti di titoli molto più semplici (o da famiglie che dir si voglia). Non so perchè ma non mi aspettavo nemmeno di vederlo inserito nella nuova categoria “Kennerspiel”. Su “7 wonders” invece ero pronto a scommettere.
Passando al sodo, parto dai componenti, riprendendo quanto detto a suo tempo sulla base stavolta del contatto fisico con essi e confermo le valutazioni espresse. Si tratta infatti del punto forte del gioco e devo dire che i trippoli a forma di piede e di colonna sono della giusta dimensione, ben visibili e piacevoli al tatto, così come le numerose tessere divinità in cartone (40) rappresentano un bel ‘plus’, visto che la stessa funzione poteva essere assolta senza problemi da un più economico mazzetto di carte.
Quanto alle tessere ‘sacrificio’ (raffigurate a lato) sono di buona dimensione e danno a loro volta un senso di ‘ricchezza’ della componentistica, per quanto le tinte scure utilizzate nell’illustrarle (pur ottimi di per se i disegni) non favoriscano l’identificazione a vista d’occhio del tipo di tessera di cui si tratta (per capire cosa intendo potete vedere più sotto due carte sacrificio a confronto, riscontrando come le tonalità siano molto similari: è chiaro che basta un attimo di attenzione, ma non sempre si gioca sotto una luce accecante ..). Di dimensioni più ridotte, ma sempre adeguate e ben visibili sono poi le tessere ‘semidio’ e quelle ‘bottino’, ancora in cartoncino spesso ed in gran numero e stesse considerazioni in termini di durevolezza esprimo sul tabellone, spesso e foderato sul retro.
Ben dimensionate e di buona qualità sono le carte, le quali raffigurano ancora sacrifici, denaro e punti movimento (i piedi): buone le illustrazioni sul lato visibile, meno convincente quella, un poco smorta, sul dorso (mmagine a lato).
Qualche riserva poi la ho sulla mappa di sfondo (in basso una sezione di essa), raffigurante l’Europa, che è priva di reale significato, visto che ci si muove sugli esagoni indipendentemente da ciò che c’è sullo sfondo, sia essa costa, pianura o maree graficamente risulta adeguata, ma non troppo ispirata. Al suo interno compaiono quindi alcuni simboli, legati alle civiltà di cui si tratta nel gioco, nonchè quelli relativi alle colonne, da piazzarsi durante la varie fasi.
Detto tutto questo, per quanto sia andato a spulciare nei dettagli, il gioco resta dotato di una componentistica di tutto rispetto e convincente, salvo i potenziali difetti (minori) che ho segnalato, parte dei quali possono però essere attribuiti anche al mio gusto soggettivo (è per questo che ho cercato di allegare varie immagini, per consentire a chi legge di valutare da solo).
Concordo pienamente con Pinco11, la componentistica è davvero ricca e di buon livello. Le immagini non sono nulla che faccia gridare al miracolo, ma fanno egregiamente il proprio lavoro. Ho apprezzato molto l’utilizzo di carte di grande formato (quelle piccole le detesto). I trippoli (ormai è ufficiale li chiamo così anch’io 😉 ) a forma di piede sono davvero simpatici. L’unica cosa forse un po’ sottotono è la plancia, non particolarmente ispirata e dai colori un po’ smorti.
Le meccaniche di gioco, per quanto, lo confermo, del tutto slegate dalla tematica di fondo, risultano interessanti e semplici (grazie al limitato numero di azioni tra le quali scegliere), ma nel contempo tali da premiare chi rifletta.
Le primissime partite possono risultare però lo stesso un pò frastornanti per i neofiti, in quanto devono essere memorizzati (e capiti in concreto) gli effetti di un certo numero di divinità e di un certo numero di tessere bottino, così come le dinamiche per ottenere punti vittoria, per cui ragionevolmente, se non si è davvero ‘power player‘, escluderei la possibilità di battere all’esordio un giocatore che sappia le regole ed abbia anche solo poche partite di esperienza. Dopo un paio di match si inizia decisamente a comprendere come gira il gioco ed a poter organizzare tattiche di vario tipo, percependo come si tratti di un titolo che nasconde, sotto una veste di immediatezza, data soprattutto dalla pesca delle carte alla ‘Ticket to Ride’ e dal limitato numero di opzioni disponibili per compiere la propria mossa (muovi, compri o peschi), una certa profondità di riflessione.
Ciò che può piacere o no è però il ‘come’ si va però a svolgere una partita tipo, volendo già dopo averne giocate solo tre o quattro per fare esperienza, tra giocatori che giochino con un minimo di riflessione e pianificazione.
Faccio qui un esempio, che è valido solo per chi abbia giocato, ma se io in un turno x spendo la maggior parte delle mie carte per ottenere un certo bonus e subito dopo esce la civilizzazione che resetta a 7 il numero di carte in mano per giocatore, automaticamente ottengo un pacco di carte in omaggio e rovino letteralmente chi magari aveva sprecato due preziossimi turni alla ricerca delle giuste carte, accumulandone una decina in mano. Lo stesso discorso vale per le tattiche da utilizzare: è necessario essere elastici, perchè ciò che fanno gli altri incide pesantemente sulle occasioni residue di punteggio, ma se non arrivano le carte giuste, si ha poco da fare, perchè se non escono carte movimento i pur numerosi trippoli restano in mano e se non arrivano carte denaro in quantità adeguata si è costretti a sprecare interi turni (ho detto che sono preziosi ?) per comprare meno di quanto si avrebbe necessità. Andando, infine, a cercare il pelo nell’uovo, alla molteplicità degli effetti di divinità e tessere bottino non sempre corrisponde un adeguato ed equilibrato ritorno , per cui è facile che spesso il gioco si protragga per qualche turno in più (!) più per lo scarso interesse di ciò che è rimasto sul tavolo, che per reale necessità. Alcuni dei bonus riconosciuti infatti risultano molto forti se ottenuti nelle prime fasi di gioco, mentre quasi inutili più avanti: per controbilanciare questo aspetto però è stato previsto che con il passare di ogni fase di gioco la ricompensa in punti che si ottiene per ogni divinità cresca progressivamente. Un vero ‘killer’ è poi rappresentato, come accennavo, dalla dea che consente di giocare un secondo turno subito dopo quello terminato, perchè essa consente di riutilizzare le tessere sacrificio e, avendone un paio in mano all’ultimo turno, può consentire di chiudere al volo la partita senza neppure far giocare gli avversari (è pur vero che rappresenta un bell’investimento nelle fasi precedenti).
Spero con questi passaggi se non altro dato l’idea di come le tattiche di gioco siano senz’altro elaborabili, puntando o sulla conquista delle tessere bonus, o sulle carte, o sull’acquisto delle divinità giuste al momento giusto: è quindi possibile conquistarsi la vittoria seguendo molte strade diverse. Poichè i bonus e le divinità sono a loro volta estratte, ciò influisce positivamente sulla longevità (dimenticatevi di elaborare strategie fisse), ma anche sul fattore fortuna complessivo.
Quanto alla scalabilità la stessa è garantita in parte dal diverso numero di tessere divinità e bottino disponibile, ma l’esperienza di gioco risulta molto diversa, sia considerando che l’aumento di tessere non fa si che sia mantenuto lo stesso rapporto tessere / giocatori (che è 1,5 nel gioco a due e cala ad 1,25 in quello a 4), sia tenendo conto che in due in pratica non si blocca mai l’avversario (il limite di pezzi collocabili in un esagono è due ..), come invece accade nel multigiocatore. Nel contempo però, come nella maggior parte del boardgames, l’esperienza del testa a testa risulta in genere più controllabile rispetto al multiplayer. Ho infine la sensazione che per il gioco a due si potrebbero leggermente modificare le regole di base, ‘limandone’ ad hoc alcuni passaggi (magari stabilendo che in ogni spazio ci possa essere un solo piede, oppure diminuendo il numero delle tessere semidio di basso valore, perchè in due si fa fatica ad arrivare a quelle del gruppo più ‘prezioso’). Avviso: tra giocatori esperti una partita in testa a testa può arrivare a durare anche solo una quarantina di minuti, raggiungendo punteggi a volte mooolto elevati !!!!
Sulla scalabilità non sono in grado di esprimere un opinione vera e propria, avendolo giocato solo in quattro. Le regole mi sembrano tali per cui il gioco possa girare anche con un numero diverso di giocatori, ma a mio avviso perdendo un po’ del suo fascino. Sono portato a pensare che sicuramente ci si intralcerà meno sulla plancia, riducendo un po’ il livello di sfda.
Detto tutto ciò, tirando le somme, dopo parecchie partite riconosco che Pantheon, una volta giocato, risulta divertente e si propone anche come relativamente longevo, visto che l’impostazione di ogni partita dipende molto da ciò che signora fortuna distribuisce di volta in volta ai giocatori. Già nelle regole base c’è una piccola variante per smussare qualche passaggio e non è difficile pensare a qualche house rule che possa intervenire ancora per valorizzare la pianificazione. Nel contempo ho messo in luce come la pesca della carte (nonchè, in misura minore, delle civiltà, tessere bonus e divinità, che avvengono all’inizio di ogni fase), volente o nolente, abbia un bel peso, per cui ci si deve a mio avviso accostare a Pantheon avendo ciò ben presente, promettendo di non arrabbiarsi troppo se le cose non andranno per il verso giusto: se non siete in grado di farlo ed appartenete alla schiera dei gamers ‘deterministi’, lasciate pure stare il gioco sullo scaffale, di casa o del negozio.
Le regole, semplici il giusto, soffrono, per i neofiti, della presenza di un bel numero di effetti speciali e bonus, che possono rendere ostiche il primo paio di partite, ma a chi l’ho proposto ne è risultata necessaria si fatto una sola. Accattivanti e con un effetto Resto dell’idea che Stone Age, dello stesso autore ed editore, fosse un gradino superiore, ma lo ripeto, anche Pantheon vale la pena di provarlo, prima di pensare di lasciarlo da parte.
Quanto al discorso iniziale sullo Spiel credo che la giuria si sia trovata, nel primo anno della presenza di due distinte categorie (ossia quella generale e quella del gioco ‘complesso’), nel dubbio su quale categoria potesse meglio adattarsi a questo valido titolo, apparendo esso leggermente troppo elaborato per entrare in quella base (ora epurata dei titoli un filo più impegnativi) e forse troppo aleatorio o non sufficientemente ‘pesante’ (nell’anno in cui, essendo all’inizio, si voleva dare uno ‘stacco’ tra le due categorie) per entrare in quella dei ‘complessi’. Fatto sta che lasciarlo fuori da ogni lista, pure dei consigliati, non fa che confermare come il premio dello Spiel des Jahre, per i veri appassionati, debba servire solo come occasione per riprendere in considerazione qualche titolo lasciato passare senza troppa attenzione, non rivestendo per loro, dotati di una esperienza tale da poter compiere autonomamente le proprie scelte, alcun reale significato in termini di affidabilità di giudizio.
Per concludere posso dire che si tratta di un gioco degno dell’autore che lo ha firmato. Regolamento tutto sommato semplice e fruibile anche da giocatori non particolarmente esperti (attenzione, non occasionali…), ma rivolto principalmente a giocatori più assidui che ne sapranno cogliere le sfumature. Se un pizzico di alea non vi spaventa (in quel caso non dovreste aver apprezzato nemmeno “Stone age”) mi sento di consigliarvi caldamente di aggiungere questo gioco alla vostra collezione.
Uscito da pochissimo sul mercato il titolo viaggia in germania (esiste solo in versione tedesca) ad un prezzo di circa 35 euro, ma la sua disponibilità è per ora non diffusissima. Il negozio online Egyp.it ne ha da poco importate alcune copie che vende mantenendo il costo di 35,90 euro, rendendolo disponibile anche da noi.
| Uscita | Titolo | Prezzo | Editore | Giocatori | Durata |
|---|---|---|---|---|---|
| 2011
|
PANTHEON | 35€ | Hans im Gluck | 2 – 4 | 90 |
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