Colgo l’occasione fornita dall’uscita imminente della sua espansione dal nome ‘Turanga‘. che permetterà di portare il numero dei giocatori coinvolti in ogni partita dai due classici del gioco base (e degli scacchi) a quattro (con modalità di gioco a coppie!), per dedicare un articolo ad un titolo uscito oramai un paio di anni fa, ossia nel 2008, dal nome Shuuro, edito dalla River Horse (qui il loro sito) ideato dalla fervida fantasia di Alessio Cavatore (noto anche per il suo impegno pluriennale alla Games Workshop ed ora alla Mantic, dove sta costruendo un nuovo sistema di gioco per battaglie con miniature).
Shuuro è, in estrema sintesi, un gioco che propone una variante (mooolto variata ..) degli scacchi, ossia, partendo dal regolamento base degli stessi, grazie all’utilizzo di materiali diversi (nel numero, perlomeno, ma non nei ‘tipi’ di pezzi base, che rimangono identici), quale un tabellone più grande, nonchè di un set di regole che permette la costruzione di un proprio esercito di partenza, giunge a proporre una esperienza di gioco completamente diversa dall’originale.
Procedendo con il classico ordine di esposizione passiamo a vedere materiale e regole di questo titolo.
Materiali
L’elenco è qui presto fatto, soprattutto se siete giocatori di scacchi, visto che ognuna delle due fazioni contrapposte ha a disposizione ben 46 pezzi, così divisi: 1 re, 3 regine, 6 torri, 9 alfieri, 9 cavalli e 18 pedoni. Vi sono inoltre una scacchiera da 12×12 (quindi decisamente più grande di quella base da 8×8), composta da 4 mini scacchierine da 6×6 (quadranti), nonchè 8 cubi grigi, destinati a essere piazzati sulla scacchiera.
Con l’espansione Turanga sono forniti anche i pezzi per ulteriori due giocatori (in due nuovi colori), nuovi ‘cubi’ di plastica (plinti) per aumentare il numero di ostacoli presenti in campo, nonchè quattro apposite aggiunte da 3×3 caselle destinate ad essere collocate negli angoli della scacchiera di shuuro, identificando in questo modo le quattro aree da 6×3 caselle destinate su ogni lato della scacchiera ad ospitare gli eserciti di partenza dei giocatori.
Le regole
In sintesi dico qui che ogni giocatore, prima di iniziare, ha a disposizione un totale di 1100 punti, da spendere per acquistare i pezzi che comporranno il proprio esercito per la partita: nella immagine a fianco potete vedere i costi relativi di ogni pezzo, nonchè il numero massimo di essi disponibili. Una volta deciso di quali pezzi ci si avvarrà, si procede a preparare il tabellone di gioco, ponendo su di esso, due per quadrante, in posizioni casuali (o concordate) gli otto cubi di plastica. Essi rivestono una particolarità, ossia che possono essere occupati solo dai cavalli, che vi salgono fisicamente sopra nel corso della partita ed i quali quindi possono essere catturati, quando sono sopra ad un cubo, solo da altri cavalli (gioco ecologista …). I cubi verranno a rappresentare quindi altrettanti ostacoli, costringendo gli altri pezzi a ‘girarci’ intorno per superarli, per cui costituiscono la principale innovazione tattica rispetto agli scacchi.
A questo punto ognuno provvederà a collocare sulla scacchiera (nelle righe vicine al proprio lato di gioco) i propri pezzi, rispettando un ordine prefissato ed alternandosi all’avversario (prima il re, poi i pezzi ‘forti’ e per ultimi i pedoni).
Eseguito il piazzamento avrà luogo la partita, che si svolgerà a questo punto seguendo in tutto (salvo la regola sul cavallo che può salire sui cubi) le regole degli scacchi.
Sono proposte, infine, alcune varianti, tra le quali segnalo la possibilità di giocare su di una mini scacchiera da 6×6, utilizzando solo 250 punti per creare il proprio esercito, nonchè quella di concordare, per il gioco sulla scacchiera ordinaria, un punteggio diverso dai 1100 punti consigliati e/o di utilizzare un orologio per contingentare il tempo a disposizione dei giocatori.
Impressioni
Trattandosi di un gioco che innesta un nuovo set di regole su quelle degli scacchi il commento, così come è accaduto per l’esposizione delle meccaniche, è trasportato in modo quasi automatico verso l’esposizione di ciò che differenzia Shuuro dal suo progenitore.
Nell’insieme le modifiche apportate, pur mantenendo al gioco una connotazione fortemente ‘scacchistica’, facendo si che difficilmente potrà ammaliare chi dagli scacchi non è mai stato attratto in alcun modo, sono idonee a rivoluzionare gli elementi di contorno del gioco, tendendo a diminuire i vantaggi dei quali i giocatori più esperti normalmente godono per aver studiato a fondo la ‘teoria’, sotto forma di conoscenza di aperture, di varianti, di partite svoltesi tra campioni, ecc. Le differenze di livello tra giocatori quindi, come accennavo, tendono ad appiattirsi, potendo magari aver luogo anche alcune situazioni nelle quali lo scacchista astrattamente più debole, perchè meno esperto, ma più ‘fantasioso’, possa superare il più forte avversario: questa ipotesi è però ragionevole che si verifichi sempre tra giocatori che si collochino più o meno allo stesso ‘macro-livello’, risultando invece assai improbabile che la mutata composizione dell’esercito impedisca a chi comunque abbia maggiore dimestichezza nell’uso dei pezzi di continuare a schiacciare l’avversario di lui sensibilmente più debole.
Quanto a Turanga la possibilità di giocare a coppie rappresenta sicuramente una sfida affascinante, facendo travalicare agli scacchi il tradizionale limite rappresentato dalla sua natura di gioco paradigmatico del confronto ‘testa a testa’ (nel doppio senso anche di riflessione). Nel contempo si propone il problema legato alla presenza di lunghi ‘tempi morti’ tra una propria mossa e l’altra, non solo nel senso dell’attesa fisica delle mosse altrui, ma anche e soprattutto in quello della inerzia dei propri pezzi di fronte alle altrui incursioni, visto che si possono subire due attacchi avendo a disposizione una sola difesa, ove gli avversari decidano, magari, di far fronte comune aggredendo principalmente il giocatore più forte della coppia altrui. Anche qui, quindi, una rivoluzione dei concetti alla base degli scacchi, con un progressivo allontanarsi di Shuuro dai lidi dai quali era partito, per divenire, probabilmente, qualcosa di definitivamente diverso dal suo progenitore.
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