Classico bagno di folla per Lucca Comics and Games, con fiumi di gente che hanno attraversato le vie della città ed hanno soggiornato, per minuti od ore, all’interno delle varie strutture adibite dalla organizzazione per ospitare i vari eventi.
Partendo dallo stand più vicino all’entrata ho notato i ragazzi della Cranio Creations: dopo aver suscitato le attenzioni di tutti lo scorso anno con il loro anomalo Horse Fever sono riusciti a calamitare intorno a se frotte di appassionati, che ne hanno apprezzato l’approccio sbarazzino che li ha contraddistinti. Pur avendo un solo titolo in catalogo per tutta la scorsa stagione hanno girato fiere e manifestazioni ovunque, riscuotendo grande successo ed incassando in termini di notorietà, che sperano ora di spendere proponendo ben due nuovi titoli, con un terzo che sembra essere in arrivo tra non troppo tempo. Le due news sono rappresentate da due prodotti ancora una volta ‘fuori dagli schemi’: il primo è ‘Fuga dagli alieni nello spazio profondo‘, che mette i giocatori nei panni di alieni ed umani all’interno della classica stazione spaziale: i secondi cercheranno di fuggire da essa, mentre i primi di ‘papparsi’ gli altri.
Il gioco fruisce di materiali diversi dal solito in quanto, oltre alla classiche carte, si hanno qui schede di carta con mappe esagonate che sono utilizzate per tenere traccia di ciò che accade: è un gioco di deduzioni e bluff, nel quale scopo degli umani è confondersi nell’ambiente e di muoversi trasmettendo indicazioni contrastanti sulla loro posizione e degli alieni di collegare le indicazioni provenienti da torici rumori ed effetti verificatisi nel corso delle azioni ‘umane’, per capire dove i poveri spaziali siano nascosti, per andare a mangiarseli. Dopo una fase di spiegazione iniziale ho notato che la gente si dedica con passione a questo giochillo, simpatico e d’effetto. L’altro titolo è invece un party game classico, ossia Monkey see, Monkey do, i cui materiali sono costituiti da carte e da una simpatica banana gialla in materiale soffice e spugnoso, nel quale si sollecita la capacità dei giocatori di mimare e di animare la festa …
Al loro fianco vi erano i ragazzi della Albepavo, i quali dimostravano il loro Munera: familia gladiatoria, titolo ambientato nell’antica Roma, nel quale i giocatori entrano nei panni di altrettanti organizzatori di spettacoli di gladiatori. L’ambientazione è qui forte, visto che sono utilizzati i nomi latini delle specializzazioni e di tutti i ruoli che sono proposti e che la grafica è fortemente ispirata ai mosaici dell’epoca. Di fronte al primo impatto visivo si ha la sensazione di un titolo difficile, ma in realtà poi lo svolgimento del gioco è veloce e facile, con molti lanci di dadi nei combattimenti, l’esito dei quali non è poi così rilevante come si potrebbe pensare. Il titolo, a loro detta, sta lentamente facendo breccia nel cuore degli appassionati e vari visitatori si sono fatti affascinare tanto da acquistarlo in fiera.
Alla Editrice Giochi erano invece in corso i tornei del classico Risiko ed in dimostrazione i loro ultimi titoli, anche con target più per famiglie, tra i quali ricordo il Metropolis del quale parlammo mesi fa in occasione della sua presentazione. Tra i tavoli vi era anche il notissimo Spartaco Albertarelli, che coordinava le attività e seguiva il torneo della sua creatura incentrata sulla lotta per la conquista del mondo.
Nella zona centrale vi era la ludoteca ed al riguardo devo dire di aver avuto una sorpresa negativa, notando la mancanza dello spazio di solito curato dalla Tana dei Goblin: i volontari dell’associazione infatti avevano sempre svolto un eccellente lavoro di divulgazione, proponendo a tutti i visitatori la possibilità di giocare a tantissimi titoli, assistendoli con spiegazioni. Parlando con alcuni goblin ho saputo che sono sorte incomprensioni con l’organizzazione, che ha preferito non rinnovare il rapporto con loro: lo ritengo un vero peccato, ma così è.
Alla Asterion era proposta l’accoppiata Dixit – Fabula, vincitori dei premi collaterali della fiera rispettivamente per il miglior profilo artistico e miglior gioco per famiglie, così come l’ampia area dedicata ai giochi di carte collezionabili ospitava rispettivamente gli stand Wizard of the coast (Magic), Yugi-Oh ed Age, risultando il terzo lo stand decisamente più ‘rumoroso’ e colorato, grazie alla presenza di ragazzi che animavamo l’ampio spazio proponendo virtuosismi con il pallone.
La Placentia Games, recente vincitrice del premio speciale per il miglior progetto editoriale, proponeva la possiblità di giocare con alla presenta dell’autore Stefano Groppi: il riconoscimento ottenuto ha attirato ancor maggiore attenzione verso il loro Florenza, titolo gestionale d’esordio ambientato nel capoluogo toscano nel rinascimento. Oltre alle meccaniche lo sguardo dei giocatori era attirato, sicuramente, dalla grafica di altissimo livello che caratterizza il gioco, che era proposto ad un prezzo fiera intorno ai 50 euro.
Allo stand Gamesinitaly erano invece presenti sia la Giochix, con il patron Michele Quondam, il quale rilevava un buon successo per la sua accoppiata di titoli Rio de la Plata e De Vulgari Eloquentia, che la Ghenos (nell’immagine a lato il duo Genovese Emdin, responsabili della casa). Quest’ultima, specializzata in giochi sportivi, proponeva vari titoli ambientanti nel mondo del calcio, della formula 1, del basket, ciclismo e così via, con un catalogo in fase di ampliamento. L’acquisizione di licenze come quella della Champions League, della F1, della NBA, del Giro d’Italia, hanno aperto le porte della grande distribuzione a questa casa ed i contenti responsabili di essa mi parlavano di numeri di venditadi ordine decisamente consistente per il settore.
DvGiochi , la quale ha ottenuto per il proprio Castello del Diavolo il riscontro del Best of Show per il miglior gioco di carte, proponeva nel proprio stand la possibilità di provare i principali titoli della propria linea editoriale, con anche partite di prova destinate a gruppi più ampi, utilizzando i prodotti della serie Wolf party, come Lupusburg e Lupus in tabula.
In dimostrazione vi era poi anche la nuova edizione di Viva il re! – King Up! di Stefano Luperto (nell’immagine a lato).
Al loro fianco nell’ampia area dimostrativa della NG erano proposte le ultime novità della casa, con vari tavoli dedicati al ‘gestionale’ Dakota, titolo di Cioni che propone un interessante ed innovativo meccanismo di maggioranze, nel quale la lotta per le risorse avviene calcolando le stesse a ‘fazioni’, con da una parte gli indigeni e dall’altra i coloni (i quali però, si noti, non giocano in cooperativa).
Nel contempo gli appassionati dei combattimenti hanno trovato soddisfazione nel provare l’altra ideazione di Cioni, ossia Magestorm, titolo sul quale la casa italiana molto punta, avendo già ideato una espansione per esso: qui i giocatori entrano nei panni di condottieri di eserciti, i quali guidano gruppi di armate coordinati da un mago leader (ve ne sono vari, ciascuno con i propri incantesimi, così come diversi sono gli eserciti, ciascuno con unità di un certo tipo) , il quale influisce pesantemente (se chi lo tiene è bravo ..) sugli scontri, con incantesimi di vario tipo. La mappa è ad esagoni grandi e vi sono molte miniature, di piccole dimensioni, montate su basi che ne alloggiano svariate per ciascuna: le partite si svolgono sulla base di scenari, con condizioni di vittoria mutevoli.
Sempre tra le news vi era poi Letters from Whitechapel, del duo Mari Santopietro, il quale verte sulla caccia al famigerato Jack lo squartatore, rivestendo uno dei giocatori il ruolo del notissimo serial killer e gli altri dei poliziotti che gli danno la caccia e Battles of Napoleon, wargame ad esagononi e miniature, ambientato nel periodo delle guerre ‘Francia contro resto del mondo’.
In un angolo dello stand vi era poi l’autore, Santopietro, di Prodigy, nuovissimo gioco di carte che faceva il suo esordio a Lucca: il titolo propone un’idea innovativa, ossia quella dello scratch and play, consentendo ai giocatori di decidere come utilizzare molte delle proprie carte (in modo permanente), ‘grattando’ parte della superificie argentata sulla carta stessa. L’ambientazione è un pò alla Heroes, con immagini d’effetto: i testi sono per ora in lingua inglese.
In zona si trovava quindi la Red Glove, casa editrice toscana il cui catalogo sta conoscendo una continua crescita. Gli uomini in rosso erano intenti in particolare a promuovere le ultimissime uscite, appartenenti a vari settori : a fianco di molti titoli per bambini c’era il Loch Ness di Obert (nell’immagine sotto potete vedere il disponibilissimo autore piemontese impegnato in una dimostrazione), del quale abbiamo parlato pochi giorni fa nella chiacchierata con l’autore torinese , il quale spinge i giocatori a cercare di fotografare il notissimo mostro nelle sue apparizioni, nonchè il Jerusalem di Mura, autore pisano che si aggirava tra i tavoli per le dimostrazioni anche del suo precedente Lungarno.
Al loro fianco vi era poi ressa per la presentazione dei titoli What’s your Game, ora distribuiti dalla casa del pugno, con particolare curiosità suscitata dal nuovissimo Vinhos, purtroppo disponibile solo per la prova (si tratta, per dare un’idea, di un gestionale complesso, per gamers, ambientato nel mondo della produzione di vini, con una grafica che ricorda quella del fortunato Vasco da Gama dello scorso anno).
Procedendo oltre vi era poi lo stand di vendita e dimostrazione della Giochi Uniti, che era il più grande della fiera. Dato l’enorme catalogo della casa impossibile è ricostruire tutti i titoli che sono stati proposti, visto che erano fatti ruotare tra i vari tavoli e dimostratori decise di essi. Tra le novità che ho notato, a campione, ricordo l’edizione italiana di A castle for all seasons e di Mondo senza fine, gestionali appartenenti alla categoria di I pilastri della terra, quella di A la carte, con dischi di cartone raffiguranti piatti da cucinare che volavano tra i tavoli (soprattutto le crepes) confinanti, gli astratti Callisto e Geniale.
In bella mostra era poi l’Olympus della assorbita Stratelibri che ha conquistato il Best of Show , premio della fiera (completa poi il successo della casa tosco campana il premio per il miglior gdr ottenuto per Sulle tracce di Cthulhu): il gioco, del quale abbiamo parlato poco tempo fa con il buon Andrea Chiarvesio, sembra essere stato ben accolto dai visitatori della fiera
Nella stessa zona era poi proposto dai dimostratori della Homo Ludens l’atteso titolo di Fioretti , ossia quel Costantinopolis che alcuni appassionati attendevano da anni: la realizzazione per questo gestionale piuttosto complesso è risultata decisamente buona, con meccaniche che a prima vista appaiono impegnative, ma che scorrono poi nel corso delle partite con fludità. Grande è stata la soddisfazione dei produttori, alla loro prima esperienza, per l’ottima accoglienza ottenuta e per gli accordi di vendita all’estero già conclusi, primo fra tutti quello con la FFG.
Ancora oltre vi era poi la Oliphante, casa che si è specializzata nella vendita di titoli ‘astratti’ come Quarto, Quoridor ed Abalone. In dimostrazione, tra gli altri, vi erano anche il nuovo Kakuzu, gioco simpatico ispirato al Sudoku (veloce e non troppo impegnativo, quindi con un target ampio) e Coyote, riedizione del vecchio titolo di Albertarelli, party game che ha attratto molti giocatori.
Affiancato si trovava quindi lo stand di un’altra casa editrice neonata, la dast@work, la quale proponeva un nuovo gioco di carte ad ambientazione fantasy, dal titolo I signori dei Draghi. Anche qui vi era grande ottimismo per il loro titolo non collezionabile, con grafica alla magic (solo per capirci) e con meccaniche proprie.
Nell’area Historical Island trovavano invece spazio gli appassionati del modellismo storico e non, così come gli wargames. Tra i tavoli in particolare ricordo di aver notato, oltre a vari plastici, sui quali erano sempre in corso accese partite a vari titoli (di molti dei quali ignoro la natura), anche tavoli dimostrativi di Shuuro, variante degli scacchi che propone la possibilità di costruire i propri eserciti di partenza, con alcune ulteriori regole atte a proporre una esperienza di gioco nuova (vi era anche l’espansione Turanga, per il gioco a quattro), nonchè quello di Wings of War, dove ho notato una accanita lotta tra aerei ed un dirigibile (!).
Ancora sempre affollata era poi l’Area Autoproduzione, animata dallo storico Angelo Porazzi, qui con la maglia da Quarterback donatagli alla scorsa Essen dai fondatori di BoardGameGeek. Oltre ai titoli da lui ideati e illustrati (tra i quali cito, a campione, il notissimo Warangel, oramai espanso con moltissime razze grazie ai contributi dei fan, Ultimate, titolo ambientato nel mondo del fresbee sportivo, PiFroG che verrà pubblicato il prossimo anno da NestorGames), in questa area sono presenti molti altri giochi creati e prodotti dagli autori stessi (per maggiori info sull’Area Autoproduzione ecco il link dove cercare).
Intorno a lui si è sviluppata gradualmente una ricca comunità di autori : alla fiera, tra gli altri titoli presenti nella zona ricordo Woosh di Giorgio Vezzini e illustrato da Porazzi, il quale sta ampliando le proprie proposte proponendo nuovi giochi di ideazione estera che sta presentando nel nostro paese, come il noto War for Edadh, del quale sta curando la manualistica italiana, Irondie, di Davide Averara, gioco di dadi di metallo collezionabili che calamita l’attenzione soprattutto per l’estrema cura della realizzazione dei dadi stessi (i quali sono poi utilizzati per dar vita a scontri, sulla base di regole che consentono di operare scelte tattiche), Link, simpatico party game che richiede ai giocatori di collocare dei dischi di plastica tra le parti del corpo indicate nel mazzo di carte allegato, cercando di mantenere l’equilibrio impedendo ad esis di cadere (più se ne mettono, più diventa difficile ..) e 1936 Guerra civil, gioco di carte ambientato ai tempi della guerra civile spagnola, il quale utilizza quali illustrazioni centinaia di foto storiche, con dinamiche legate ai sommovimenti politici dell’epoca.
Nella stessa area era presente anche lo stand Prime Games, con la vendita di 1666: Great Fire of London, che era proposto ad un ‘prezzaccio’ speciale per i Goblin, che ne hanno curato l’edizione italiana grazie ad un accordo con la casa editrice inglese. Lo stand in questione proponeva anche alcune interessanti novità portate da Essen, tra le quali Navegador, Bangkok Klongs, Key West e Minjlieff, astrattino simpatico (del quale parlerò non troppo in là) ispirato al classico tris.
Al loro fianco lo stand Serfer giochi con vari titoli ad ambientazione fantasy o sportiva.
Sempre nei paraggi era poi la Scribabs, che ospitava un richiamo a Florenza, frutto di una loro collaborazione, nonchè la promozione dell’edizion deluxe di Sator.
A contorno degli stand di editori vi era poi la classica cornice di stand di fan, come quelli di Galactica, Gundam, Gavin 4 ed Imperial Crown, nonchè molte proposte nel mondo dei gdr, i quali esulano però, per tematica, dall’obiettivo del mio report, per cui evito di proporre nomi, perchè li sceglierei praticamente a caso .. Segnalo solo la presenza di Limanaumanita, editrice di Project Hope, in quanto tale casa annunziava l’uscita imminente anche di un gioco di carte , War of Wonders, ambientato nel loro universo di riferimento, basato su di un concetto di storia alternativa.
Nella struttura a parte era infine ospitato il salone Ingellis, all’interno del quale si sono svolte in continuazione conferenze e presentazioni, che hanno accolto appassionati dei vari generi ospitati all’interno del tendone principale. Per i giochi da tavolo vari erano gli appuntamenti, con la presenza di importanti autori, editori e personaggi di questo mondo (per non fare torto a nessuno evito di citarne solo alcuni ..). La copertura dell’evento era poi garantita da Radio Impronta Digitale e da Gioconomicon, i quali hanno proposto in continuazione interviste, report e quant’altro di interesse per i fan della fiera.
Giunti a questo punto dò spazio a qualche breve riflessione, con il punto di vista del giocatore da tavolo, sulla manifestazione.
Prima di tutto gli spazi. La sensazione che ho è quella che i giochi elettronici stiano lentamente ‘mangiando’ spazio vitale ai giochi da tavolo: non ho idea dei numeri in termini di metri quadri, in più od in meno rispetto allo scorso anno, che è possibile non siano diminuiti di molto per i boardgames, ma per quanto parte del pubblico che segue il divertimento elettronico e quello ‘tradizionale’ possa essere comune, ho anche l’idea, forse errata, che le due esperienze non risultino poi così compatibili, potendo la condivisione degli spazi essere vissuta in logica di conflitto più che di sinergia. Il rapporto tra le metrature a disposizione ed il numero di visitatori è infatti estremamente basso e per quanto vi siano diverse decine di tavoli a disposizione, la realtà è che solo i più motivati sono riusciti a trovare posto, visto che in molti tavoli si doveva prenotare ore ed ore prima, se non giorni prima per potersi sedere.
Per i giochi da tavolo quindi la manifestazione è da leggersi soprattutto nella logica di ‘fiera mercato’, nella quale i tavoli servono soprattutto come dimostrazione dei prodotti, che alla maggior parte degli utenti dà la possibilità di vedere altri che provano il gioco, più che di provarlo loro stessi. Moltissimi sono quelli che, non avendo voglia di spingere o aspettare, passano, guardano e se ne vanno, con una ricaduta inesistente (parlo di quelli che non fermano) per il mondo dei giochi da tavolo.
In questa chiave di lettura anche la mancanza della ludoteca goblin rappresenta una perdita di rilievo, perchè ogni tavolo ‘animato’ da persone che assistono i neofiti è occasione per avvicinare al mondo dei giochi da tavolo un centinaio di persone (faccio il conto di 4 per tavolo, con una sette/otto turni al giorno, per quattro giorni di fiera) , per cui dieci tavoli possono equivalere a centinaia di giocatori che han potuto sedersi, invece di passare e guardare. Nella mia idea quindi quello che si dovrebbe cercare di ottenere, perchè Lucca possa dare un vero contributo alla diffusione del gioco da tavolo, è la presenza di maggiore spazio per ospitare i giocatori, con un tendoncino extra o trasferendo i videogames, o nei modi che i produttori del settore, di concerto con l’organizzazione, sapranno ideare.
Nel contempo realizzo come lo spirito di una fiera che fa i numeri di Lucca sia forse quello di attrarre il maggior numero possibile di fan del maggior numero possibile di settori, per cui è poi difficile dare ad ognuno di essi i giusti spazi, soprattutto in una città piccola come è la provincia toscana. Chissà quindi se le mie speranze potranno mai avverarsi: forse il luogo ideale per i giocatori che vogliano ‘giocare’ può essere una convention specifica, ma siccome non è mai mia intenzione di suscitare discussioni, ma solo di avanzare proposte od idee costruttive, chiudo qui il discorso, per non dare in via a paragoni tra manifestazioni, che non hanno senso, lo ribadisco, data la diversa natura di una fiera come Lucca o di una convention come, per esempio Modena.
Rilevo infine come per i produttori italiani di boardgames Lucca rappresenti comunque, sia per vicinanza in termini di tempo con Essen, il luogo ideale per dare notizia al pubblico nostrano delle loro ultime uscite, concentrandosi nella fiera la presentazione di moltissime novità del settore, rivestendo, per i boardgamers non esseniani, il luogo nel quale concentrarsi per vedere cosa il mercato nostrano offre per loro (con la possibilità, negli stand dei commercianti più ‘ardimentosi’, di acquistare anche qualche titolo straniero proveniente dalla fiera tedesca).
La centralità della manifestazione per l’universo ludico da tavolo è quindi fuori discussione e quanto riferito va letto solo in chiave di auspicio di ottenere maggior spazio per il futuro, compatibilmente con le esigenze di una fiera multitematica come Lucca.
Chiudo quindi con un saluto a tutti i lettori ed un ringraziamento agli standisti che mi hanno accolto con calore e disponibilità, dedicandomi tempo per parlare della loro attività e progetti futuri.
— Le immagini relative ai giochi sono state scattate in fiera o sono di repertorio del blog. I diritti su tutti i titoli citati appartengono alle case produttrici, sempre citate, le quali possono richiedere la cancellazione di immagini relative ai propri prodotti e ciò avrà luogo senza che sia richiesta alcuna motivazione. Uno speciale ringraziamento all’amico Khoril (Remo), autore di alcune delle foto che corredano questo articolo —
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