Quattro Chiacchiere sulle classifiche di vendita

Grazie alla collaborazione degli amici del negozio di vendita online Uplay.it  dedichiamo le ‘quattro chiacchiere’ di oggi al commento dei dati di vendita relativi all’ultimo semestre registrati dal venditore in questione, per trarre da essi alcun considerazioni.

 Prima di tutto la classifica:
 1. Il Castello del Diavolo
 2. Citadels
 3. Horse Fever
 4. Race for the Galaxy  
 5. Fresco
 6. Dixit
 7. Agricola
 8. Agricola: Animeeples
 9. Le Havre
 10. Bang! Wild West Show
 11. Dominion: Intrigo
 12. Carcassonne
 13. Small World
 14. Dominion
 15. I Coloni di Catan
 16. Caylus
 17. Puerto Rico
 18. Glen More
 19. RoboRally
 20. Bang! La Pallottola! (Deluxe Edition)

Passando in rassegna velocemente i dati, a parte i complimenti alla DvGiochi, che ha evidentemente azzeccato la ‘conversione’ da proporre sul mercato italiano, cogliendo la palma del più venduto con il simpatico gioco di carte ‘Il Castello del Diavolo‘ (che per altro ben si colloca, come tipo di prodotto, nel loro catalogo) e piazza due altri suoi titoli (uno un’espansione) nella top 20, evidenziano a mio avviso alcuni aspetti di interesse.
Nel ragionare coinvolgo nel discorso Giovanni, della Uplay, con il quale scambieremo le nostre opinioni in merito :

Prima di tutto vorrei ringraziare Fabio per averci coinvolto in questa interessante analisi. Mi chiamo Giovanni e sono il titolare di uplay.it, negozio online specializzato nel gioco da tavolo “intelligente”, come mi piace definirlo. Il sito appartiene alla dxp, azienda, della quale faccio parte insieme a mio fratello, che si occupa di informatica: servizi web, sicurezza, applicativi, gestionali, ecc., oltre che di ecommerce, ovviamente. Proprio partendo dalle nostre conoscenze e dalla passione per il gioco da tavolo, abbiamo voluto sviluppare interamente da zero il negozio uplay.it, con la volontà di offrire una piattaforma pensata da giocatori e sviluppata per loro. Insomma, speriamo di esserci riusciti, sebbene la condizione attuale rappresenti comunque solo un punto di partenza, c’è ancora molto in sviluppo per il futuro, molte novità attendono i nostri visitatori, sperando che uplay diventi anche un’occasione di crescita e diffusione per il gioco da tavolo.
Ok , Passiamo ora alle elucubrazioni. Il primo dato può essere quello legato alla presenza di un buon numero di titoli ‘classici’, ossia di prodotti usciti da qualche tempo i quali continuano, nonostante il passare degli anni (di più per alcuni e meno per altri, ma il discorso è similare), ad attirare un gran numero di appassionati. Parlo qui di Citadel, Puerto Rico – ma anche Agricola, oramai – , Carcassonne, I Coloni di Catan, Bang! e così via: almeno la metà degli occupanti la top 20 sono quindi dei vecchi ‘elefanti’, come di dice nel gergo del marketing, ma sempre alti nelle vendite. Da ciò si può  dedurre come un buon numero di utenti del mondo dei giochi da tavolo sia ragionevolmente proprietario di un numero limitato di giochi di questo genere e resti nella scelta molto orientato verso i classici (che per questi utenti, che magari prima avevano giocato solo a Monopoli o Risiko, potrebbero essere già grandi novità). Altro corollario potrebbe essere quello che i numeri che muovono i core gamers ‘duri’, ossia quelli che sono fortemente sensibili alle novità, sono irrimediabilmente bassi, visto che fanno fatica a scalzare i dati di vendita ‘stabili’ generati dai gamers più ‘occasionali’. Per troppi, forse, già è tanto (nel senso di rappresentare una novità) dedicarsi a Carcassonne o Catan, per cui il passo verso le novità è ancor apiù lungo, forse troppo …
Mi trovi d’accordo, credo che il fattore principale sia la scarsa informazione intorno a questo tipo di intrattenimento, che poi è il “grande problema” del gioco da tavolo e della sua bassa diffusione, almeno in Italia. Ecco allora che i titoli più conosciuti diventino inevitabilmente i più venduti. Questo, a mio modesto parere, è un peccato, senza nulla togliere ai “classici”, ci mancherebbe, perché ci sono moltissimi titoli che non stanno raccogliendo quanto meriterebbero. Allora i titoli “storici” diventano quelli che puoi più facilmente aver giocato a casa di amici e dei quali magari conosci già le regole, troppo pochi sono poi quelli che vogliono avventurarsi alla ricerca di titoli nuovi o meno conosciuti perché diventino un numero importante.
Quindi credo che coesistano due punti, ovvero sia che questi giochi già da soli rappresentino grandi novità, come dici tu, per i nuovi giocatori, sia la non conoscenza di alternative e, anche quando una persona prova ad informarsi, non sempre riesce a convincersi di gioco a “scatola chiusa”.
Rimane il fatto che il gioco dovrebbe essere proposto meglio al pubblico, è una realtà di nicchia ma non avrebbe motivo di esserlo, esiste un gioco per chiunque.
Sono contento, però, che spesso le persone ci chiedano consigli sugli acquisti, lo apprezzo perché quindi non tutti si accontentano dei “soliti” giochi ed è un’occasione per suggerire qualche titolo interessante che, da quel che ci viene descritto del gruppo di gioco/amici del cliente, riteniamo possa essere adatto. Questo, quando capita, è sicuramente positivo. 
Il secondo dato è invece quello legato alle importazioni: a priori avrei ritenuto che almeno in una realtà di vendita particolare come quella online, l’ideale per gli utenti più ‘smaliziati’ (perlomeno di più rispetto ad un negozio tradizionale, dove magari si cercano prodotti più conosciuti e si propongono titoli acquistati da grosse case editrici tramite un rappresentante), ci potesse essere una forte presenza di titoli ‘originali’ importati (almeno astrattamente, visto che poi la maggior parte dei giochi del genere ‘eurogames’ è indipendente, come materiali, dalla lingua), ossia quelli più nuovi, che nessuno ha ancora pensato di proporre in una veste editoriale italiana.
In pratica invece i soli Fresco e Glen More nell top 20 (quest’ultimo in forte controtendenza, visto che addirittura le tessere qui riportano del testo in tedesco, per quanto limitato a pochissime parole) appartengono a questa categoria, per cui capisco perfettamente perchè nelle strategie di alcuni editori italiani vi sia la tendenza a proporre in veste ‘italiana’ anche titoli che di una versione nella nostra lingua meno sembrerebbero necessitare. E’ chiaro, per fare un esempio, che per un ‘race for the galaxy’ la versione italiana è indispensabile per un anglofono, mentre per un ‘Dixit‘ o per un Carcassonne tutto quello che si deve tradurre è un manuale e la cover della scatola .. 😉 Il mercato però sembra decisamente refrettario, come grandi numeri, verso l’importazione diretta, propendendo, pur essendo comunque quella dei boardgamer una nicchia, verso il più tradizionale prodotto in lingua di Dante. 
Hai già detto tutto tu, tra l’altro Fresco, importato, è completamente in lingua italiana, manuale incluso. Glen More è stato decisamente un sopresa, in generale si continuano a preferire le edizioni italiane, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, forse un po’ è anche legato al “gusto” della scatola in Italiano, del manuale che non ti devi stampare da solo… non so.

Terzo ed ultimo dato: pare esserci una buona miscela tra i vari generi nella top 20, con rappresentanti di ogni categoria. Ci sono infatti i giochi di carte più ‘leggeri’ (Castello del Diavolo o Bang), così come più ‘profondi’ (Race for the galaxy), troviamo poi i gateway (Carcassonne o Catan) ed al loro fianco i  gestione risorse, sia tradizionali (Puerto Rico e Caylus), sia le loro versioni più complesse (Agricola e Le Havre). Non manca, infine, l’ottimo Horse Fever, unica produzione totalmente nostrana oltre a Bang ! Sotto questo profilo sembra di capire che i boardgamers, come categoria di acquirenti, abbiano un ampio range di categorie alle quali dedicarsi: le case editrici possono quindi sperare di raggiungere il successo in tanti modi … 😉

Ritengo che se un prodotto è fatto bene, avrà sempre le sue “carte da giocare”, passami la battuta 🙂 ,  Bang è ormai un classico, il “Castello del Diavolo” è stato realizzato bene, merita il successo che sta avendo come riedizione, in grande stile direi, del già ottimo “Die Kutschfahrt zur Teufelsburg”. Il titolo va ad affiancarsi ad un altro successo: “Lupus in Tabula”, sottolineando quanto di buono stia facendo dVGiochi. Il fatto di trovare giochi molto diversi fa ben sperare per il futuro, magari questi prodotti d’eccellenza diventeranno i trascinatori delle altre ottime realizzazioni meno conosciute e di quelle di domani. Direi che il dato da recepire è che si possono fare giochi molto diversi e avranno comunque i loro giocatori, questo se sono realizzati bene e, soprattutto, fatti conoscere bene.

Bene, giunti alla fine di questo dialogo, salutiamo l’amico Giovanni, al quale diamo appuntamento tra qualche tempo per il prossimo aggiornamento sulle classifiche, restando il blog nel contempo a disposizione anche di altre realtà di vendita online che vogliano comunciare le loro classifiche di vendita e commentare con noi i loro dati. Sperando che l’iniziativa sia gradita ai lettori del blog (io l’ho lanciata perchè mi sembrava che di classifiche di vendita nel nostro paese non ne abbia mai parlato nessuno ..), dò loro appuntamento invece per le prossime ‘quattro chiacchiere’ che saranno, il sabato venturo, con Paolo Mori (già autore di Vasco da Gama).

Grazie Fabio per il piacevole scambio di opinioni. Alla prossima.

— le immagini a corredo dell’articolo sono relative ai giochi citati al suo interno, i diritti sui quali spettano alle rispettive case produttrici e sono tratte dai rispettivi siti. Le stesse sono riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su richiesta semplice —
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