Fabio (Pinco11)
EVACUATION PRIME IMPRESSIONI
Vladimir Suchy vede iniziare la propria carriera di game designer nel 2007, con League of Six e da allora, passati poco più di quindici anni, il suo curriculum su BGG assomma a 36 titoli (tra giochi standalone ed espansioni) e dal 2018 è proprietario della sua casa editrice, la Delicious Games, che vede nella carne di cinghiale il suo principale prodotto.
Ciò premesso, a questo giro (Essen 2023) sui loro tavoli erano disponibili due titoli, ossia la riedizione della vecchia gloria Shipyard e, appunto, Evacuation (che è proposto in versione italiana da Tesla Games, con il nome di Hexodus), il gioco del quale vi parlo oggi, bel gestionalotto (3.96 su 5 il coefficiente di difficoltà percepita dagli utenti di BGG, quindi di una spanna sopra al 3.60 di Underwater Cities, valore che lo rende la più “pesante” delle sue ideazioni) nel quale vi troverete a svolgere il compito di smantellare il vostro bel motore produttivo (che vi danno ad inizio partita) presente nel vostro ideale pianeta di origine, per rimontarlo nel vostro pianeta di arrivo.
Target: Core Gamers.

EVACUATION IN POCO
Ad inizio partita piazzate al centro del tavolo il tabellone, che rappresenta i due pianeti coinvolti dal ‘maxi-trasloco’, entrambi rappresentati da mappe esagonate, ed ognuno riceve la propria plancia azioni e dotazione iniziale.
Il flusso della partita vede ogni turno (uno degli ideali 4 anni che avete a disposizione) articolarsi in sette comode fasi, le principali delle quali sono quella dedicata alle azioni e quella in cui sposterete da un pianeta all’altro, utilizzando gli appositi astrotrasporti che avrete acquistato, uomini e fabbriche.
Nella scelta delle azioni si concentra il classico sottogioco spremineuroni, per cui dovrete (nella versione ‘base’ del gioco) alternare la spendita di risorse tra il colonizzare il nuovo pianeta, far riprodurre i coloni, costruire fabbriche e via dicendo: il bello è, però, che tutto ciò che produrrete su uno dei pianeti sarà (in genere) utilizzabile solo in quello, per cui una delle cose da dover cooordinare a modo è proprio quella. Nella versione ‘hard’, poi, le azioni diventano potenzialmente molto più diversificate, visto che potrete scegliere anche fra gli effetti dati da apposite carte ed in aggiunta, in mabo le versioni, avete anche un bel piccolo albero tecnologico da sviluppare, giusto per non farvi mancare niente.
A fine partita vince chi ha meglio svolto il compito di traslocatore, tenendo conto che dovrete scegliere anche, prima di iniziare a giocare, se vi sfiderete nella modalità ‘corsa’ o quella ‘a punti’.

COME SI PRESENTA
La componentistica risulta classicamente adeguata allo scopo, con una certa attenzione riservata al comparto grafico ed una discreta leggibilità della iconografia. Niente che faccia pensare al deluxe, con tante tesserine, dischetti e financo cubetti risorsa a completare la dotazione. L’editore, comunque, dai suoi esordi (Underwater) ha compiuto significativi passi avanti, per cui quanto a materiali siamo ora nella media del settore.
Interessante l’ambientazione della evacuazione di un pianeta, ben resa (almeno a livello di principio) dalle meccaniche (smonta e rimonta il motore).

COME GIRA EVACUATION
“Bene”, ecco come gira (versione sintetica – se volete quella estesa leggete oltre …).
Nel contesto di un gioco che ruota intorno a logiche e meccaniche tipiche della categoria dei gestionali di peso, la cosa che maggiormente spicca è l’idea astratta di doversi, per una volta, impegnare per ‘smontare’ un motore produttivo già pronto per trasferirlo dal ‘vecchio pianeta’ a quello nuovo. In realtà, poi, più che altro si tratta di impegnarsi a spostare “risorse” in senso lato per ricostruire nel nuovo mondo con una certa libertà, però il gameplay segue piuttosto bene questa logica di partenza, tanto che in corso di partita potremo utilizzare, per capirci, solo le risorse prodotte o trasportate nel ‘lato’ nel quale voglio costruire qualcosa, trovandosi più di una volta a dover fare i conti con la disponibilità di esse, ma nel posto ‘sbagliato’.
Nel contempo abbiamo il contorno di un bel percorso a caselle che abbraccia idealmente i due pianeti, sul quale impegnarsi in una sorta di corsa, così come una modularità del regolamento (che permette di rendere il gameplay più o meno ‘tosto’).

SENSAZIONI
Il peso medio di Evacuation, come accennavo, è piuttosto elevato, anche se non ai livelli di un Lacerda (per fare un esempio), ma il regolamento è impostato in modo, se vogliamo, graduale, per cui è possibile sperimentarlo, nelle prime partite, senza utilizzare il testo sulle carte, ottenendo così una semplificazione sufficiente per renderlo più digeribile, così come si può scegliere se provarlo nella versione ‘corsa’ o in quella ‘a punti’ ed anche questo lo vedo come un aspetto positivo, in quanto consente a ciascuno di tarare in qualche modo l’esperienza di gioco sulla base delle proprie esigenze.
Approfondendo poi le meccaniche troviamo nel piatto un poco tutto ciò che ci si può aspettare oggi da un gestionale frutto dell’evoluzione propria dell’ultimo ventennio, per cui ecco la parte di gestione risorse, poi le carte ad effetti, così come un piccolo albero tecnologico, giusto per non farsi mancare nulla. Per una volta, quindi, al tavolo ci siede per mangiare a più non posso, in lieve controtendenza rispetto ad alcune fasce di titoli, che recentemente puntano su di una semplificazione o pulizia delle singole logiche.
Il risultato finale è stato generalmente gradito dai miei commensali, fermo restando che il titolo è stato maggiormente gradito da chi propende per esperienze di gioco più complesse e meno da chi invece preferisce magari meno ingredienti, ma più ‘concentrati’. Il rapporto con i precedenti Suchy è di chiara parentela, ma Evacuation tende a distinguersi effettivamente come il più cinghialoso dell’autore.

CONCLUSIONI
Evacuation propone la simpatica sfida, per una volta, di smontare un motore produttivo già pronto, per trasferirlo (e migliorarlo) dal pianeta di origine a quello di arrivo della ideale civiltà della quale facciamo parte. Azzeccata e ben resa, per una volta, l’ambientazione, è incentrato su un insieme di meccaniche che lo rendono un piatto decisamente speziato, adatto per i core gamers amanti del cinghiale.
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