Possibile che in mezzo a questa marea di roba non ci siano spunti di novità? Direi di no: il problema sta talvolta nel trovarli, nel senso che in mezzo a quella massa non è facile emergere e, nonostante internet e la massa di informazioni che esso fornisce, ad ogni fiera c’è sempre spazio perchè qualche titolo inatteso ci colpisca, così come per rimanere delusi dalle anticipazioni più pubblicizzate.
Lo spazio perchè la creatività emerga quindi c’è tutto, se si considera che oggi come oggi non è più necessario, tra costi di produzione abbassati e kickstarter vari, trovare l’assenso di una casa editrice per produrre: basta l’idea e si parte!
2011-2012: cosa è uscito?
Andando a scorrere la classifica di BGG (solo indicativamente, è chiaro) vedo che svariati sono i titoli prodotti negli ultimi due anni che albergano nelle prime 100 posizioni. Tra di essi scorgo Eclipse, Mage Knight, Android_ Netrunner, Burgen von Burgund, Ora et Labora, Tzolkin, Lords of Waterdeep, X-Wing, Terra Mystica, Village, Mage Wars, A Few Acres, ed ho lasciato fuori le riedizioni e varianti.
Allora, che mi dite: tutta roba ‘vecchia’?
Certo: per chi stia dalla parte del ‘solito brodo’ c’è sempre la possibilità di dire che Eclipse altro non è che un 4x, genere che è in giro da vent’anni, che Ora et Labora non è certo innovativo come lo era stato Agricola, che W Wing altro non è che una riambientazione di Wings of Glory e così via.
Nel contempo però non si può negare che la differenza tra un titolo edito nel 2013 ed uno edito anche solo dieci/quindici anni fa è evidente, sia nella presentazione del prodotto che nelle meccaniche.
Rigiocavo in questi giorni a Guatemala Cafè, titolo di esordio della coppia Brand, la stessa di Village, e notavo come il gioco dedicato alla bevanda calda più amata dagli italiani risentisse (pur avendo ottimi componenti ed una idea molto carina alla base) in modo clamoroso del tempo trascorso, essendo incentrato, come i giochi di allora, tutto su meccaniche da griglia e controllo territorio.
Non mi vorrete dire che sia la stessa cosa giocare a Catan o a Tzolkin, vero? Anche nei semplici giochi di ‘controllo’, volete mettere la simpatia di componenti e la linearità delle meccaniche di uno Sheepland con quelli di uno dei classici di controllo di vent’anni fa? Il singolo titolo nominato poi può piacere o meno, ma la sensazione chiara è che, anche non essendo esperti, se messi davanti a due scatole di giochi, uno di fine anni ’90 ed uno di oggi, non ci si metta molto a capire quale sia ‘nuovo’ e quale sia ‘vecchio’.
Teniamo conto che per molti il gioco da tavolo è ancora solo Monopoli, mentre sotto ai ponti di strada ne è passata!
L’evoluzione della specie
Sono dell’idea, lo avrete capito, che stiamo assistendo ad una importante evoluzione del gioco da tavolo, concetto che già in altri articoli ho volta per volta esplorato. Periodicamente emerge infatti un genere che riesce ad imporsi all’attenzione rispetto agli altri, così il controllo territorio ha lasciato il passo ai piazzamento tessere, poi al gestionale, che è andato divenendo sempre più ‘pesante’, poi si è passati ai giochi di carte furiosi ed ora ci si sta evolvendo ancora verso i giochi di carte più complessi: tutto sta a vedere ora cosa a breve soppianterà anche questa categoria nel cuore degli appassionati.
Poi, a margine, ma neanche troppo, ci sono i giochi concettuali che stanno emergendo, categoria che applicherei ai Feld, sempre più astratti dal tema di fondo e quindi dal concetto puro di gestionalità di cose concrete, per passare ad una sfida di ottimizzazione non tanto delle risorse, quanto delle meccaniche che sono proposte. La sfida mentale è chiara, così come la astrattezza dal reale (non mi vorrete dire che azzeccare i pippolini del colore giusto nella vaschetta vi faceva guadagnare il consenso del senato di Roma, vero?).
C’è quindi, secondo me, grande vivacità intellettuale e la riprova è che da Essen ora si va via con una bella lista di roba comprata o da comprare e non con una insoddisfazione di fondo perchè alla fine c’era meno di quello che ci si aspettava.
Alzi la mano chi ritiene di far fatica a trovare giochi meritevoli.
Penso che, alla fine, anche se oggi come oggi la produzione di giochi da tavolo nuovi improvvisamente cessasse, quasi per legge, avremmo ancora centinaia di buoni titoli residui da andare a cercare e valorizzare. Forse forse il vero problema di oggi, lo dicevo all’inizio, non è tanto quello di non avere abbastanza tra cui scegliere, ma quello di avere troppo… 😉 Vabbè, morire di indigestione è moooolto meglio che morire di fame, almeno ci si diverte un sacco nel mentre 😉
Ah, quasi dimenticavo, mi resta un piccolo post scriptum, perchè il discorso lo avevo iniziato da un commento legato a kickstarter. Resto dell’idea che la raccolta fondi sia, di principio, una bella idea. Poi, naturalmente, girandoci intorno un sacco di soldi, è chiaro che non possa pretendere che essa resti ‘riservata’ alla promozione in piccola scala di progetti che il mercato normalmente non sosterrebbe. La realtà è invece opposta, ossia che mano a mano stanno prendendo piede, scalzando i ‘dilettanti’, alcuni veri e propri professionisti, che stanno monopolizzando quel mercato. Mano a mano kickstarter sta diventando semplicemente un nuovo canale di produzione, parallelo a quello ordinario, per cui non c’è da stupirsi se anche le grandi case ne stiano fruendo e per progetti che in linea di principio non è che con il crowdfunding avrebbero molto a che spartire.
Ogni riferimento a Speculation è puramente casuale .. 😉
Vebbè, vi lascio la parola. Siete dalla parte di chi pensa che si mangi sempre il solito minestrone o siete tra gli entusiasti che condividono il mio ottimismo evolutivo sul gioco da tavolo?
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it








