Recensione – Onward to Venus

scritto da Faustoxx

Martin Wallace quest’anno ha portato ad Essen due titoli: Mythotopia, basato sul motore del celebre A few acres of snow, ed Onward to Venus del quale poco si sapeva, per ambientazione e per meccaniche di gioco. Vediamo meglio cosa ha da offrirci quest’ultimo titolo, ideato da Martin Wallace, pubblicato dalla sua Treefrog Games, per 2-5 giocatori (tempo medio a partita 90 minuti, le carte contengono testo in lingua).
Ambientato nell’universo ucronico del Dottor Grordbort inventato dallo scrittore/disegnatore neozelandese Greg Broadmore, il gioco ci vede al comando di una delle grandi potenze coloniali all’inizio del XX° secolo con lo scopo di sfruttare le risorse minerarie ed economiche dei pianeti del sistema solare, anche a rischio di sollevare ribellioni tra le popolazioni colonizzate.

Onward to Venus non presenta una plancia di gioco vera e propria ma un set di 8 “pianeti”  sotto forma di dischi in cartoncino, che vengono disposti in sequenza da Mercurio alla fascia di Kuiper. Ogni giocatore ha a disposizione un set di astronavi, truppe e carri armati, che viaggiando fino all’orbita del pianeta prescelto, serviranno per impiantare fabbriche, miniere ed ottenere altri benefici. Inoltre i giocatori utilizzeranno un set di carte personalizzato iniziale ed altre carte pescate da un mazzo comune, che verranno usate per eseguire azioni, amplificare l’effetto di azioni, oppure usate durante un combattimento.

All’inizio di ogni turno vengono pescate delle tessere risorse che vengono disposte sui pianeti.
Il gioco dura 3 turni ciascuno dei quali suddiviso in una serie di round dove a turno ciascun giocatore esegue un’azione. Questa  azione può essere:

Muovere: si hanno a disposizione due punti di movimento e solo le astronavi possono muoversi nello spazio. Un astronave può contenere tutte le unità di fanteria desiderate. I carri armati, di norma, non possono muoversi dal pianeta in cui sono stati costruiti. Solo l’utilizzo di una carta speciale può permettere il movimento dei tank da un pianeta ad un altro. Se non si usano tutti i punti di movimento si può eseguire in combo anche l’azione prendere una tessera risorsa.

Prendere una tessera: se la tessera non ha difesa, basta impiegare un’unità presente nell’orbita del pianeta, facendola sbarcare e catturare la tessera desiderata. 
Se invece la tessera ha un valore di difesa, occorre tirare un set di tre dadi, scegliere i due dadi con il punteggio minore ed il punteggio maggiore, fare la differenza fra i due valori ed il risultato ottenuto aggiunto al valore base di difesa presente sulla tessera. Per catturare quella tessera bisognerà impiegare truppe e/o giocare carte dal proprio mazzo fino ad eguagliare il valore di difesa.

Alcune tessere danno diritto a costruire fabbriche o miniere che generano reddito ad ogni turno e a fine gioco servono per calcolare le maggioranze per ogni pianeta, altre consentono di pescare carte azioni,  prendere del denaro o punti vittoria. Infine, ci sono tessere Crisi e tessere Tensione

Le tessere crisi vengono controllate a fine turno per vedere se scoppia una ribellione in un pianeta con esiti catastrofici che possono negare ai giocatori l’accesso ai pianeti e alle loro risorse o a una fine prematura del gioco.
Le tessere tensione permettono di poter reclamare un possedimento presente sul pianeta di un altro giocatore. Questa è l’unica possibilità di scontro diretto tra due giocatori.
Costruire fino a 2 unità militari. Le truppe di fanteria vengono create solo sulla terra, mentre le altre possono essere costruite ovunque sia stata costruita una propria fabbrica.

Giocare una carta azione applicandone gli effetti e infine scartarla. 

Prendere un cubetto nero dalla carta fine turno e prendere una carta azione dal mazzo. Quando un giocatore prende l’ultimo indicatore dalla carta, il turno finisce.
Viene controllato se scoppia una ribellione in un pianeta applicandone gli effetti.
Le fabbriche e le miniere producono il reddito che viene distribuito ai giocatori e a questo punto un nuovo turno può iniziare.
Alla fine del terzo turno per ogni pianeta si controlla chi genera più reddito e a questi vengono assegnati i punti vittoria relativi. A questi si sommano i punti per le tessere  catturate ed il giocatore che ha totalizzato più punti viene proclamato vincitore.

Impressioni di gioco

Onward to Venus è in nuce un gioco Ameritrash, molto dipendente dalla fortuna. Il lancio dei dadi, la pesca delle carte, e la pesca delle tessere risorsa, possono influire molto sullo sviluppo del gioco, e non si presenta molto spazio per la pianificazione. La meccanica è quella di un gioco di area control con  una piccola componente semi cooperativa visto che la ribellione reca un impatto negativo potenzialmente per tutti i giocatori.
La interattività è diretta ed indiretta ed è un vero peccato che  in proporzione siano poche le tessere tensione, quelle che aggiungono interesse al gioco. Lo stesso si può dire per le tessere crisi altro elemento di tensione nel gioco. Secondo me questa è la pecca principale per il gioco: un maggior numero di tessere crisi/tensione avrebbero dato molto più pepe al gioco e invece si rimane a pericoli potenziali appena accennati, quasi a livello di semplice flavour.
Il gioco è per 2-5 giocatori ma sicuramente rende meglio con 4-5 giocatori che si azzuffano per il controllo dei pianeti.
Per quanto riguarda la componentistica il gioco merita una menzione speciale per le illustrazioni di Greg Broadmore che sono una vera gioia per gli occhi. In questo caso si va oltre la semplice illustrazione per un gioco da tavolo, qui parliamo di arte vera e propria e questo è sicuramente un plus per Onward to Venus.

Chi apprezza Martin Wallace per Brass, potrebbe chiedersi se è proprio lo stesso autore od un suo omonimo.
Se amate i giochi german con poca alea, se amate i gestionali, se amate pianificare le vostre azioni in un boardgame cambiate canale e cambiate titolo.

Devo ammettere che ho comprato il gioco a scatola chiusa mentre ero in coda per Mythotopia e se avessi saputo qualcosa di più sul titolo probabilmente non lo avrei comprato, tuttavia, sebbene Onward to Venus non sia affatto il mio tipo gioco, mi è piaciuto e mi sono divertito. In fondo è proprio questo che noi cerchiamo in un boardgame.

Ricordo che il gioco è disponibile Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it

Il presente articolo è originariamente uscito, in una sua versione base, nella rivista online ILSA, per essere poi qui riproposto, riveduto ed ampliato dall’autore.

Tutti i diritti appartengono all’autore ed alla casa editrice. Le immagini e regole (possono essere tratte dal sito della casa, dlp Games, o dal manuale) sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. Due immagini sono invece tratte da BGG, ivi postate, con permesso di copia, da Jacky Pohl–

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