Spiel des Jahres a Codenames

scritto da Fabio (Pinco11)


Ci siamo.

Sono usciti i vincitori dello Spiel des Jahres nelle due categorie base e per esperti.

I titoli che ottengono l’ambito premio sono:
  • Codenames, di Vlaada Chvátil, della CGE per la categoria base;
  • Isle of Skye, di Andreas Pelikan e Alexander Pfister, della Lookout-Mayfair per la categoria esperti.
Vediamo di analizzare insieme, brevemente, il risultato, che si aggiunge al premio del miglior gioco per bambini, andato tempo fa a Stone Age Junior.

Per il premio base diciamo che il potenziale vincitore, letti i nominati, era un poco nell’aria, perché i due avversari al premio, ovvero Imhotep e Karuba avevano già ottenuto un grosso risultato ad arrivare ad ottenere la nomina.
Il secondo godeva del supporto di un editore dal nome di peso, ovvero la Haba, che è da poco saltata nel mercato anche per un poco più grandi, proponendo una linea editoriale con un target  di età leggermente più alto rispetto al suo solito (per bambini, dove è una dei leader indiscussi), mentre il primo, a sua volta supportato dalla non piccola Kosmos, risente invece della scarsa diffusione e notorietà, essendo uscito proprio a ridosso della primavera.
Codenames, invece, e riuscito a calamitare le attenzioni della giuria avendo riproposto, in sostanza, un meccanismo noto tipico di party game da centro commerciale (è similare a quello di Taboo), distillandolo in modo intelligente ed essenziale (lo scopo è di far capire cose dicendo una sola parola, che deve essere utile per identificarne altre, ad essa connesse logicamente).
In un certo senso, quindi, il gioco riveste un poco tutte le caratteristiche che in genere si richiedono proprio ai titoli di quella categoria, ovvero la fruibilità da un pubblico molto ampio, unitamente a quel minimo di profondità per renderlo appetibile anche ai giocatori un pelo più abituali.
Tra l’altro il titolo è disponibile anche in italiano (qui trovate la nostra recensione), grazie alla localizzazione ad opera della Cranio e non a caso è in lavorazione il suo seguito, ovvero Codename: Pictures, nel quale le carte con sopra scritta una parola, che caratterizzavano il precedente, saranno sostituite da immagini, le quali potranno raffigurare anche più di un oggetto.
Nel contempo, spulciando tra le uscite in arrivo per Essen 2016, anche altri editori hanno capito che potrebbe essere il periodo dei giochi di parole, per cui altri titoli del genere sono in arrivo … (vedi Word Slam, di Markus e Inka Brand).
Per il premio per esperti diciamo invece che la vittoria di Isle of Skye può lasciare un pelino più interdetti, se non altro perché se la giocava con due titoli che, ciascuno nel suo genere (cooperativo il primo e narrativo il secondo), hanno ottenuto un successone clamoroso, come Pandemic Legacy e T.I.M.E Stories.

Isle of Skye (qui trovate la nostra recensione) alla fine è invece un classico piazzamento tessere, dove è stato introdotto l’elemento nuovo rappresentato dal meccanismo di asta/acquisto delle tessere che ognuno piazza componendo il proprio personale paesello ottenendo, grazie agli elementi raffigurati, punti vittoria alle scadenze prefissate dalla scheda centrale.
Sufficientemente innovativo per non essere un clone di Carcassonne, non così tanto da non ricordare in modo chiaro il progenitore.
Sicuramente il gioco è stato gradito da molti ed anche nel mio gruppo ci sono alcuni estimatori di esso: il fatto che loro possiedono quella che era originariamente la mia copia dà l’idea di quanto fascino abbia invece esercitato su di me 🙂
Commento sul premio per esperti?
Diciamo che il titolo è, a pensarci bene, in linea con la linea  (gioco di parole) scelta dalla giuria da anni, che è quella di considerare per esperti titoli che in realtà sono fruibili da giocatori appena un pelo più che occasionali, rientrando nella categoria base i giochi che puoi proporre a proprio tutti-tutti.

In questa logica è chiaro che gli altri due concorrenti non avevano scampo, perché comunque giocare a Pandemia o T.I.M.E Stories un poco più di impegno lo richiede e quindi il più vicino ai parametri della giuria era sicuramente Isle of Skye. Se ci aggiungiamo che la coppia di autori è di quelle viste di buon occhio, avendo già vinto il Kenner lo scorso anno con Broom Service (altro titolo che può essere considerato per esperti solo nell’accezione prima spiegata), ribadisco che il risultato finale è immune da critiche.

Cambio quindi la domanda in: “che senso ha per noi appassionati lo Spiel?


Qui la risposta è: “poco”.

Diciamo che per chi acquista in un anno giusto una o due scatole e vede i giochi come un divertimento di stampo familiare i titoli che vincono il premio (base o esperti che sia conta poco) possono essere delle valide indicazioni per la propria scelta, ovvero le classiche idee per gli acquisti al pari di quelle che leggi sotto Natale negli articoli passatempo dei settimanali.
Per chi abbia un minimo di passione per i boardgames i titoli che vincono, in genere, sono già stati visti e/o possono essere anche un pelo al di sotto della soglia minima di complessità richiesta (vedi il Kenner a Broom Service dello scorso anno).

Per noi, comunque, è sempre simpatico vedere chi vince e poi dedicare le classiche due parole per commentare … 🙂 Nel contempo, per esempio, colgo l’occasione per inserire in lista della spesa Imhotep, giusto per capire di che si tratta … 🙂

Personalmente, tra i titoli citati dalla giuria, i più apprezzati sono stati i tre consigliati per il Kenner, ovvero Mombasa, Blood Rage e 7 Wonders: Duel, tutti titoli che sono finiti diverse volte sul mio personale tavolo, a riprova del gradimento del mio gruppo, mentre alcuni di noi si sono appassionati moltissimo con Pandemic Legacy, finendolo o portandolo comunque molto avanti.
Alla fine, quindi, qualcosa di interessante anche il 2015 lo aveva riservato, ad onta dei meno ottimisti (a fianco l’immagine del mio preferito del 2015) … 🙂

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