scritto da
FΛB!O P.
Dopo le tante prove che la casa editrice Zoch Verlag ci ha fornito sulla qualità del suo dipartimento di ingegneria del cartone, non dovremmo più sorprenderci di nulla. Sto pensando a titoli come Piazza Rabazza, Mein lieber Scholli, Mirakel Mix e Kleiner Drache Wirbelwind, dove strutture imponenti e meccanismi ben congegnati dominano la scena e il flusso di gioco. Das Schloss der 7 Schlösser, uscito nel 2025, è dunque solamente l’ultimo in ordine temporale di una nobile schiera.
Ne è autore Carlo A. Rossi, che l’ha pensato per 2-4 giocatori di almeno 8 anni. Nonostante il temibile nome tedesco (in italiano è Il Castello delle 7 Serrature), questa è l’edizione multilingua di un gioco che di fatto non presenta testi. Le partite durano circa 30 minuti. Una delle sue particolarità è l’utilizzo dell’udito, un senso che viene chiamato in causa veramente di rado! Sul momento mi vengono in mente soltanto Mord im Arosa e Zitto zitto quatto quatto…
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Nel regno delle sette serrature, se un re va incoronato,
non v’è tranello né inganno che non sia ben celato.
Solo chi ascolta e osserva con mente aperta e destrezza
troverà la chiave al trono e vi andrà con saggezza.

I COMPONENTI
La scatola di Das Schloss der 7 Schlösser, di dimensioni 295×295×70mm, contiene:
- il regolamento (EN, FR, DE, IT);
- un tabellone di gioco;
- 8 torri del castello in cartone (con cornicione e tetto forato);
- 8 stanze del tesoro in cartone (di altezze diverse);
- 8 chiavi in cartone (di tinte e forme diverse);
- 8 stemmi in cartone (2 per giocatore);
- una pedina Maestro delle Serrature in legno;
- un dado personalizzato in legno;
- 80 perle in legno;
- un distributore di perle in cartone;
- 4 cassette di raccolta in cartone.
Come ammiccavo nell’introduzione, qui regna il cartone, multistrato e multilivello. Dal tabellone ettagonale con gli scansi per le torri, le quali hanno un opportuno cornicione di supporto, alle chiavi che cozzano contro le stanze interne e sbloccano le serrature, tutto attrae l’occhio e mette voglia di giocare. Mettete in conto un’oretta per il primo montaggio (e io consiglio pure di farle dormire la prima notte con qualche goccina di colla), ma poi si ripone completamente nella scatola.
Nella quota legno abbiamo: la pedina Maestro delle Serrature, bella grossa e facilmente maneggiabile; il dado personalizzato, le cui facce mostrano il numero di spostamenti e di perle del turno; le medesime perle, che costituiscono il tesoro da distribuire tra le varie torri.
Le illustrazioni sono opera di Folko Streese. Il regolamento è ben scritto e accompagna con precisione in tutte le fasi, dall’assemblaggio alla riposizione, dalla preparazione allo svolgimento. Materiali promossi con lode!
Ho girato anche un video di unboxing:

LE REGOLE, OVVERO: COME SI GIOCA?
Preparazione: Infilate una stanza in ciascuna delle torri, mescolatele, poi mettetene da parte una e con le restanti 7 sostenete il tabellone rialzato. Disponete le chiavi (stessa lunghezza, ma tacche in posizioni differenti) sul piano e le perle nel distributore appoggiato al centro del tabellone. Ogni giocatore prende una cassetta di raccolta e i due stemmi abbinati. Collocate il Maestro delle Serrature sulla casella davanti a una torre a piacere. Prendete 14 perle e, per due giri, lasciatene cadere una in ogni torre.
Svolgimento: Al vostro turno tirate il dado: il risultato mostrerà un numero di perle (da 1 a 3) e di passi (da 1 a 3). Prendetele dal distributore centrale e lasciatele cadere in torri diverse a vostra scelta. Quindi spostate il Maestro delle Serrature al massimo di tanti passi quanti indicati dal dado, contando solo le caselle in cui c’è ancora una torre da svuotare.

Provate ad aprire la torre davanti alla quale si trova la pedina. Selezionate una chiave: gli avversari possono piazzare il loro stemma (monouso) accanto al Maestro delle Serrature per partecipare all’apertura. Se gira, sfilate la torre e sollevatela, tenendola per la chiave ruotata. Le perle vanno divise equamente tra il giocatore di turno (che ottiene eventuali resti) e quanti hanno usato uno stemma, che verrà scartato in ogni caso.
A questo punto rimettete la torre (inclusa la chiave) sopra la sua stanza del tesoro, sdraiatela su un fianco e spingetela sotto al tabellone, nel punto in cui si trovava prima. Quando restano soltanto due torri e tre chiavi, chi possiede almeno uno stemma può appoggiarne uno sulla chiave incantata, quella che non apre alcuna torre del castello. Poi la partita riprende normalmente fino all’apertura della penultima torre.
Ora è il momento di svelare l’enigma finale: le perle della settima torre vanno divise equamente tra chi ha individuato la chiave incantata (eventuali resti non saranno distribuiti). Vince chi ne ha raccolte di più. Se il distributore di perle si svuota, la partita finisce immediatamente e tutti perdono.

CONSIDERAZIONI & IMPRESSIONI
La Zoch conferma di avere un particolare talento nello scovare prototipi con meccaniche uniche, coadiuvate da materiali tridimensionali di grande presenza scenica. Das Schloss der 7 Schlösser, senza l’impiego di applicazioni, dispositivi e schermi, dirige l’attenzione sui suoni, importanti come in pochi altri giochi da tavolo sul mercato. Lasciando cadere le perle nei tetti, cercate di stimare quanto sia profonda una torre e quale chiave tra le disponibili abbia la tacca all’altezza corretta.
Non serve nemmeno chiedere ai bambini di fare silenzio: saranno i primi a chiudere la bocca e drizzare le orecchie per cogliere, fin dalle 14 perle della fase di preparazione, anche la più piccola informazione e differenza. Alice si alza sulla sedia, si sposta, si protende sopra la torre affinché non le sfugga nulla. Io, che oramai avrò una soglia uditiva scesa a 15 KHz, mi accontento di farmi un’idea se la stanza sia bassa, media o alta.

A ciò compensa la vista, che in Das Schloss der 7 Schlösser ha una funzione altrettanto importante. Infatti, osservando la chiave nei tentativi sbagliati, si ottengono nuovi dettagli utilissimi: se la tacca “sparisce” dentro il tetto della torre, significa che serve una chiave con la tacca più in alto; al contrario, se resta ben visibile. Di conseguenza le orecchie sono più importanti all’inizio e gli occhi nel prosieguo.
Da questo deriva un altro fatto: la doppia natura delle perle. Da un lato, sono chiaramente lo “strumento” con cui produrre suoni e vanno lasciate cadere nelle torri su cui siamo meno sicuri. Dall’altro, sono l’obiettivo dei nostri sforzi e sarebbe più proficuo accumularle nelle stanze di cui siamo più certi, per incrementare le nostre possibilità di scoprire un grosso tesoro.

E se contribuite significativamente a un malloppo, ma poi ci arriva qualcun altro? Non disperate: entrano in azione gli stemmi! Se le vostre deduzioni vi portano a credere che l’avversario abbia selezionato la chiave giusta, potete unirvi alla spartizione “scommettendo” uno dei vostri stemmi monouso. Può essere vista pure come una forma di interazione diretta, dato che diminuite il profitto altrui (Alice odia quando subisce spartizioni). Questa rappresenta una seconda maniera in cui Das Schloss der 7 Schlösser vi mantiene coinvolti anche nei turni degli altri, tuttavia dovete ponderare bene se vi convenga giocarvi pure il secondo o tenerlo per la chiave incantata…
Gli stemmi pertanto sono un espediente con cui viene limitato il peso della fortuna. È vero che il dado introduce casualità nel movimento e nelle perle, però risultano molto più premianti l’ascolto attento, l’osservazione perspicace, la deduzione logica e la memoria spaziale. Dove gettare perle, se unirsi al tentativo di una chiave e quando risparmiarsi per la torre finale emergono come decisioni strategiche.

L’altra fonte aleatoria in Das Schloss der 7 Schlösser è la variabilità della preparazione iniziale: come si distribuiscono le altezze delle stanze sui sette lati del tabellone e quale torre viene accantonata per il colpo di scena conclusivo. Seppure tecnicamente si facciano sempre le stesse cose, la rigiocabilità è buona, poiché l’utilizzo del doppio canale sensoriale e il mistero ogni volta diverso mantengono elevato l’interesse. La durata massima di 30 minuti permette sessioni ripetute.
Nel regolamento non ci sono cambiamenti legati al numero dei giocatori, per cui la scalabilità è del tipo “meno turni in tanti”. Nondimeno, i tempi morti rimangono pressoché nulli in tutte le taglie, per quanto già scritto su udito, vista e stemmi. L’altra cosa che può diminuire in più giocatori sono le perle nelle divisioni. Il minutaggio non ha mai sforato quello dichiarato ed è legato maggiormente alle scelte dei partecipanti, che non alla loro quantità. Perciò non ho una specifica preferenza per 2, 3 o 4.
Lati negativi?
Nonostante la soluzione architetturale del castello di cartone sia solida, sappiamo quanto i nongrandi possano essere dei terremoti. Quando continuano ad alzarsi, spostarsi, sporgersi… urtare una delle torri è questione di un attimo. La tragedia peggiore è se casca il distributore delle perle, spargendo palline ovunque, ma soprattutto sotto al divano e ai mobili. In presenza di una compagnia effervescente, valutate di toglierlo dal centro del tabellone: meno pittoresco, però più sicuro.
Un altro comportamento da arginare è chi proclama di voler avvicinare l’orecchio alla sommità di una torre, tuttavia nella realtà mira a sbirciare dentro alla serratura.
Infine la partita necessita di un ambiente tranquillo e meno rumoroso possibile: svolgerla in cucina con la lavastoviglie in funzione o in salotto con altri che guardano la TV potrebbe rivelarsi un’esperienza frustrante e poco godibile.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Ecco qui in elenco le cose che Alice (7 anni e 5 mesi) e gli altri bambini che hanno giocato con lei hanno potuto imparare – o ripassare – giocando a Das Schloss der 7 Schlösser:
- la deduzione multi-sensoriale, che integra orecchie (suoni delle perle), occhi (tacche delle chiavi) e cervello (indizi cumulativi);
- la concentrazione verso stimoli sonori brevi e l’attenzione continuativa durante i turni di tutti, per non perdere alcun elemento utile;
- la memoria spaziale sul tabellone (quale chiave va dove) e quella numerica dentro alle stanze interne (quante perle qui o lì);
- la stima e le approssimazioni, basate sulla valutazione di dati incompleti e non sulla precisione;
- le decisioni strategiche sulle torri in cui distribuire le perle e sull’uso intermedio/finale degli stemmi.

LE ETÀ GIUSTE PER GIOCARCI
Sulla scatola di Das Schloss der 7 Schlösser è stampigliato 8+, indicazione che a casa nostra è risultata decisamente cauta. Se un nongrande tiene la mezz’ora al tavolo, il castello e gli stimoli sensoriali sapranno appassionarlo. Se girano bambini veramente piccoli, prestate molta attenzione alle perle. Alice, un pelino sotto età, non ha riscontrato alcuna difficoltà e contende le vittorie alle pari.
Più si cresce e con meno leggerezza vengono spesi gli stemmi. Ideale in famiglia, forse un pochino meno accessibile per i nonni duri d’orecchio, ma tanto sappiamo che non giocano per vincere contro i loro nipotini. Scatola effettivamente non trasportabilissima, però assolutamente fattibile con le dovute cautele. Vi dirò che, come deduttivo sui generis, ve lo potete spendere pure in una tavolata di soli adulti.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Il castello è bellissimo! Questo è il primo punto a favore di Das Schloss der 7 Schlösser.
Apprezzo tantissimo l’idea di mettere al centro l’udito, è originale: conosco pochi giochi che lo fanno.
Inoltre è difficile: col cavolo che capisci subito solo con le tue povere orecchie le diverse altezze (o magari voi sì, perché siete più bravi di me). Ma ciò che non si può percepire, per fortuna lo si può intuire. Per cui, man mano che il gioco va avanti, si riesce a individuare o almeno ad avvicinarsi a capire quale chiave vada in una torre e quale in un’altra. Ci vuole attenzione, per non perdere di vista i tentativi altrui, e memoria, per non dimenticarti le intuizioni.
A me è piaciuto tanto e lo consiglio a tutti. Si può giocare in famiglia, ma anche tra adulti è divertente.»
MIA FIGLIA DICE COSE
«È bellissimo! Mi diverte scoprire il mistero del castello e della sua chiave incantata. Mi tengo sempre uno stemma per partecipare alla scelta. Lo trovo originale, perché in pochissimi giochi da tavolo si usano le orecchie.»
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