Ito - Ding! - Crack List

Ito – Ding! – Crack List [Party game]

Oggi vi porto una sorta di prova comparativa, infatti vi parlerò di tre party game tutti editi da Studio Supernova (che ringrazio per le copie di review) che sono stati presentati dall’editore bresciano in anteprima all’ultima Play. Si tratta di tre titoli accumunati dal fatto che sono super portatili e giocabili con chiunque e quindi particolarmente adatti per il periodo delle vacanze estive.Vediamo innanzitutto una panoramica dei tre titoli:

Ito (2-8 giocatori; 8+; autore e grafica: Mitsuru Nakamura aka 326; durata partita: 10 minuti)
Ito è uno dei party game più conosciuti, amati e giocati in Giappone, infatti come recita la sua copertina ha venduto più di 350.000 copie ne paese del sol Levante. Si tratta di un party game cooperativo di discussione e confronto di opinioni.  I giocatori devono collegare il numero rappresentato sulla carta che tengono nascosta in mano, al tema del round, cercando in questo modo di dare un indizio agli altri su quale sia il proprio numero. L’obiettivo è riuscire a giocare tutte le carte in possesso dei giocatori, in modo da piazzarle in ordine crescente.

Ding! (2-7 giocatori; 8+; autore: Kasper Lapp; grafica: Marco Armbruster; durata partita: 10 minuti)
Ding! è un nuovo gioco di carte che riprende le regole ben note di Uno, ma le reinventa e rinnova per un’esperienza che promette di essere più divertente. Come in Uno bisogna giocare una carta dello stesso numero o colore di quella in cima al mazzo, ma su ogni carta c’è una condizione scritta e quando si verifica la condizione su una delle carte che hai in mano, puoi urlare DING! e scartarla al posto del giocatore di turno. Chi finisce per primo le carte vince la partita.

Crack List (2-8 giocatori; 14+; autore: Pierre Faucon; durata partita: 20-40 minuti)
Si tratta dell’arcinoto “Nome, cose, città” in una nuova e divertente versione. Le regole sono semplici: si sceglie il tema e ogni giocatore inizia con una mano di 8 carte su cui è rappresentata una lettera. Ovviamente la propria risposta dovrà iniziare con la lettera della carta e manco a dirlo il vincitore sarà il primo a sbarazzarsi di tutte le carte.

I MATERIALI

Si tratta di 3 giochi il cui unico componente è un mazzo di carte. Per tutti e tre si è resa necessaria una scatola leggermente più grande delle dimensioni delle carte stesse più che altro per contenere i costi di produzione adottando formati standard, o riuscire a farci stare il regolamento.

Per Ding! E Crack List, le carte non presentano illustrazioni ma solo scritte e icone, mentre le illustrazioni di Ito, anche se non sono funzionali al gioco, sono molto “pucciose” e interessanti.

Per quanto riguarda i regolamenti, tenendo conto che si tratta di giochi semplicissimi mi sono concentrato soprattutto sulla loro usabilità: quello di Ding! l’ho trovato perfetto stringato, ma esauriente con tanto di esempi esplicativi. Nelle quattro facciate del libretto di Crack List (comprensive di alcune varianti) ho trovato un unico difetto: la dimensione del font è davvero piccola. Nulla da segnalare nemmeno per le regole di Ito che a differenza degli altri sono stampate su un foglio fronte retro ripiegato in quattro.

OK, ma le carte sono abbastanza resistenti? Devo imbustarle? Precisiamo che i mazzi vanno mescolati all’inizio di ogni nuova partita per tutti e tre i giochi. Se li porterete in spiaggia o in un bosco in montagna durante le vostre vacanze estive, forse proteggerle non è una cattiva idea, ma dipende molto da che tipo di giocatori siete: se siete “imbustatori” seriali queste sono le dimensioni (circa) delle carte dei tre giochi:

Ito 8,7X6,3 cm
Ding! 9,1×5,9 cm
Crack List 8,7×5,7 cm

COME SI GIOCA

Ito

Ito in giapponese significa “filo” ed in effetti l’idea è quella di “legare” le vostre idee in un filo continuo di numeri crescenti. Ad ogni round viene scelto un tema tra quelli proposte sulle carte, mentre ogni giocatore riceve una carta numerata con un valore compreso tra 1 e 100. I giocatori devono cercare di associare il proprio numero al tema scelto: ad esempio, nel regolamento è riportato questo caso: se il tema è “lingue più difficili da imparare” chi ha in mano un numero basso potrebbe scegliere lo spagnolo mentre chi ha un numero alto il cinese.

I giocatori possono parlare liberamente tra di loro e si può cambiare il concetto legato al proprio numero, dopo aver sentito le motivazioni degli altri, ma non si possono dare mai indicazioni che riportino direttamente al numero della carta posseduta. Finita la discussione collegiale, si dispongono in fila le carte dei giocatori cercandole di metterle in ordine crescente, quindi si svelano le carte una alla volta. Essendo un gioco cooperativo, se si ottiene una progressione crescente, il round è vinto e si può proseguire assegnando ad un giocatore 2 carte, altrimenti si riparte con una carta ciascuno.

Ding!

Abbiamo un mazzo di 81 carte numerate (9 per ciascun colore) che deve essere mescolato prima di assegnare 8 carte a ciascun giocatore. Le rimanenti vanno a formare il mazzo di pesca, da cui gireremo scoperta la prima a creare il mazzo degli scarti. Lo scopo è quello di liberarsi il più rapidamente possibile di tutte le carte della propria mano e per farlo dovremo giocare una carta dello stesso colore, o dello stesso valore di quella che si trova in cima al mazzo degli scarti. Se non abbiamo carte che soddisfino una di queste 2 condizioni, dovremo pescare una carta, aggiungerla alla nostra mano e passare il turno.

Il twist di Ding! è che in qualunque momento, se si verifica il requisito indicato su una delle tue carte ancora in mano, puoi urlare ding e scartarla subito, anche se non è il tuo turno. Se per caso sbagli e la condizione indicata sulla carta non è soddisfatta riprendi in mano la carta appena giocata e una ulteriore, dalla cima del mazzo di pesca.

Crack List

Abbiamo 2 mazzi da 78 carte ciascuno: il mazzo blu è composto da carte lettera e carte azione e il mazzo rosso con 3 liste tra cui scegliere di 3 livelli di difficoltà differenti: azzurro – facile, giallo – medio, arancio – difficile. Dal mazzo blu si distribuiscono 8 carte a ciascun giocatore, mentre il giocatore di turno sceglie una lista dalla carta in cima al mazzo rosso. Da questo momento ogni giocatore ha 20 secondi di tempo per proporre una risposta coerente con la lista, che inizi con la lettera di una delle carte della propria mano. Se un giocatore esaurisce il tempo, da una risposta errata, o già detta in precedenza, pesca una carta dal mazzo blu. Lo scopo per vincere il gioco è di finire le carte prima degli altri.

Al proprio turno un giocatore può decidere di giocare una carta azione senza dare alcuna risposta. Queste carte comprendono:

  • Carta crack list: non può essere utilizzata per chiudere il gioco, ma consente di cambiare la lista pescando una nuova carta rossa.
  • Carta stop: fa saltare il turno al giocatore successivo.
  • Carta cambia giro: cambia la direzione di gioco.
  • Carta scambio: il giocatore può cambiare una carta o l’intera mano di carte con quella di un avversario.

Oltre a queste carte azione, sono presenti nel mazzo blu alcune carte lettera che assegnano penalità: si tratta delle lettere più difficili da giocare che riportano un +1 (lettere G, N, o e V), +2 (lettere J, K, U e Z), o +3 (lettere Q, W, X e Y) e consentono, se giocate correttamente, di assegnare una, due o tre carte di penalità ad un giocatore a nostra scelta. Per finire è presente anche una carta Jolly, che ci consente di utilizzare una qualsiasi lettera delle 26 dell’alfabeto, assegnando nel caso anche la relativa penalità.

IMPRESSIONI

Come detto siamo di pronte a tre party game, molto veloci ed estremamente portabili, ideali da mettere nello zaino durante le prossime vacanze e tirare fuori al momento giusto per divertissi con gli amici, o in famiglia. Tengono tra i 7 e gli 8 giocatori al tavolo e visto che la durata delle partite è molto contenuta, sarà inevitabile fare più sfide in successione.

Analizzerò ora molto velocemente i tre titoli evidenziando pregi e difetti di ognuno:

Ito
È senz’ombra di dubbio, il più originale dei tre titoli editi da Studio Supernova. Non è il primo gioco di successo che l’editore Bresciano scova nel mercato asiatico (o comunque ambientato in oriente) e porta in Italia: ricordo i vari Mon, Onitama, Rumble Nation e gli imminenti YRO e Shinjuku.

A seconda della categoria su cui si confronteranno i giocatori, nasceranno interessanti confronti e discussioni che aiuteranno a conoscere meglio i nostri dirimpettai. Chi non ha mai affrontato la discussione su quali siano i cibi più famosi al mondo? Come dite? È senz’altro la pizza? E gli spaghetti, dove li mettiamo? Per non parlare del tiramisù…

Insomma avrete capito che la parte più bella di Ito è il “meta-gioco” che si genera attorno al tavolo e che le carte sono solo una scusa per decretare se è più forte Goldrake, Geek, Daitarn 3, o Mazinga Z, o su quali siano i migliori gusti di gelato.

È altrettanto chiaro che questo è anche il più grande limite di questo titolo, perché va proposto al gruppo giusto. Certo alcune categorie sono più traversali di altre, ma alcune prevedono che ci sia una certa omogeneità di età, esperienza e cultura tra i giocatori, oppure potrebbe essere l’occazone giusta pe un bel confronto.

Ding!
Uno è conosciuto con oltre 25 nomi (ed editori) diversi in tutto il mondo e secondo BGG vanta più di 35 re-implementazioni tra cui però, non compare Ding!. Eppure secondo il mio modesto parere, il twist che è stato aggiunto ad uno dei giochi di carte più popolari e diffusi al mondo rende Ding! Un gioco molto divertente.

I tipi di condizione per chiamare un ding sono i più disparati: ci sono requisiti che riguardano la pila degli scarti, altri riferiti alle carte in mano ed infine i più divertenti, quelli che richiedono un’interazione tra i giocatori e ovviamente è consentito provocare e stuzzicare gli avversari per fargli fare quanto richiesto dalle carte.

Vediamo qualche esempio di condizioni che potreste trovare sulle carte per chiamare un ding:

  • Le 2 carte in cima al mazzo degli scarti devono essere viola
  • Qualcuno annuisce
  • Tu passi il turno
  • Qualcuno ha esattamente 2 carte in mano

Aggiungente il fatto che ad ogni colore delle carte è associato un preciso simbolo per aiutare i giocatori con problemi di daltonismo e capirete che Ding! è uno dei giochi più traversali che si possa immaginare: veloce, divertente, sfidante e proponibile davvero a chiunque: il passepartout per avvicinare nuovi adepti al nostro hobby preferito.

Crack List
Se l’abusato “nomi, cose, città” vi ha stancato, con Crack List avrete la variante che serviva per donare quel pizzico di variabilità in più, ad un altro “classicone” dei giochi di società. Pierre Faucon e sua figlia Charlotte, gli autori di questo gioco, hanno fatto una crasi tra uno dei giochi più in voga nelle scuole di mezzo mondo e le carte “speciali” di Uno.

L’inserimento di queste carte, da un lato permette di far competere sullo stesso piano preadolescenti (non sono affatto d’accordo con il 14+ della scatola, ma ci sarà un motivo…) e adulti, ma dall’altro potrebbero premiare il più fortunato a discapito del più brillante.

Chi si approccia a Crack List, che è un gioco competitivo, non credo lo faccia con il coltello tra i denti, ma i super agonisti sono avvisati: potreste non vincere anche se nel durante il vostro tempo libero avete già letto sei volte tutto il dizionario della lingua italiana.

Affrontato con lo spirito giusto, Crack List vi regalerà senz’altro molte ore di divertimento e il numero di liste (234!) presenti è sufficientemente ampio, per cui ce n’è davvero per tutti i palati.

CONSIDERAZIONI FINALI

Proverò ora a fare una comparazione di questi tre giochi che hanno animato lo stand di Studio Supernova durante i tre giorni di Play a Modena, intrattenendo centinaia, se non migliaia, di giocatori che si fermavano a provarli.

Per quanto riguarda i materiali, le produzioni sono allineate: per tutti e tre gli unici componenti presenti nelle scatole, sono le carte e la loro qualità è assolutamente equivalente. Visto il tipo di giochi e quindi il frequente rimescolamento dei mazzi, unito al fatto che si tratta di titoli che possono essere giocati non per forza su un tavolo, ma anche in condizioni “di fortuna” potreste prendere in considerazione il fatto di imbustarle.

Grafica e disegni sono esclusivamente funzionali al gameplay, fatta eccezione per Ito che presenta qualche illustrazione, che però, ha un mero scopo ornamentale. In tutti e tre i casi le icone e il testo (quando presenti sulle carte) sono di facile lettura e immediatamente interpretabili, quindi anche per questa voce, i tre titoli si equivalgono, anche se bisogna fare un plauso a Ding! che ha avuto un occhio di riguardo per i giocatori daltonici, aggiungendo un simbolo che aiuta a distinguere il colore/tipo delle carte.

I regolamenti in sé, sono talmente semplici, che sarebbe stato un’impresa riuscire a renderli complicati, quindi mi limiterò a commentare l’aspetto tipografico dei libretti delle regole. Nonostante siano ridotti al minimo indispensabile, nei pochi centimetri quadrati disponibili l’editore è riuscito ad inserire anche degli esempi illustrati rendendoli fruibili a tutti, pero quello di Crack List è scritto davvero in piccolo e forse si poteva fare di meglio.

Per quanto riguarda la scalabilità, premetto che sono giochi che danno il meglio in tanti, nonostante per tutti e tre il numero minimo è fissato a due soli giocatori. Nella configurazione minima, Ito non è per niente spassoso, anzi il livello di divertimento è proporzionale al numero di giocatori. Anche Crack List in due diventa abbastanza noioso, e dà il suo meglio in 5/6 concorrenti, mentre “a pieno carico” è troppo confusionario e anche i tempi per concludere una partita si allungano molto, con il rischio che alcuni giocatori si auto escludano dalla gara. Ding! invece  funziona abbastanza bene anche in 2 e regge molto bene anche in 8 grazie ad uno sviluppo delle partite sempre molto veloce.

Per quanto riguarda la rigiocabilità, credo che siamo di fronte a tre titoli potenzialmente infiniti, sia per quanto riguarda il materiale messo a disposizione all’interno delle scatole (questo vale soprattutto per Ito e Crack List) sia per la variabilità delle dinamiche che si creano al tavolo.

Se cercate un gioco originale dovrete puntare per forza su Ito che porta un’idea nuova, almeno per quella che è la mia esperienza, mentre se preferite andare sul sicuro, magari per fare un regalo a dei neofiti, Ding! e Crack List, hanno un impianto solido, ma anche spunti sufficientemente originali per distinguersi.

Tutti e tre i titoli vantano una certa interazione tra i giocatori, ma se Ito è un collaborativo che punta a far aprire i giocatori gli uni agli altri mirando al dialogo e al confronto dialettico, Ding! e Crack List possono essere giocati anche in maniera molto competitiva con la possibilità anche di farsi dei piccoli dispetti, quindi un’eventuale scelta dipenderà molto dai gusti personali.

Spero di avervi dato abbastanza elementi per poter valutare quale di questi titoli è più adatto alle vostre esigenze o ai vostri gusti e a quelli del vostro gruppo, anche se probabilmente possono trovare posto tutti e tre nella vostra collezione e dovrete essere solo bravi a scegliere quello più adatto alla specifica situazione.

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