Fabio (Pinco11)
WORLD WONDERS – PRIME IMPRESSIONI
Alla scorsa Essen avevo segnato World Wonders (di Zè Mendes, edito da Arcane Wonders ed altri, per 1-5 giocatori, 12+, 50-70′) tra i titoli di provare ma, complice la disponibilità di un solo tavolo (o due, non ricordo) e la mancanza di copie da acquistare, mi era passato di mente.
La sua rinnovata disponibilità online me lo ha fatto ricordare ed eccomi a parlarvi di questo titolo a base di polimini, nel quale ci troviamo a costruire le nostre ideali città dell’antichità, inzeppandole di tante belle grandi meraviglie.
Il target del gioco è un pubblico sufficientemente ampio, che identificherei nei giocatori un minimo smaliziati ed il livello di difficoltà è percepito in 2.28 su 5 (dagli utenti di BGG), quindi poco sotto uno Stone Age.

WORLD WONDERS IN POCO
Ogni giocatore riceve una propria scheda personale, tutta bella quadrettata, si sceglie da che lato giocare ed ognuno colloca la sua prima ‘strada’ a contatto con la quale inizierà ad espandere la propria città. L’idea di fondo è quella che ci si alterni a compiere un’azione, che può consistere nel acquistare delle strade, degli edifici (di vari tipi/colore), una torre, prenotare l’ordine di turno o edificare una grande meraviglia. Ogni cosa ha un suo costo (si inizia il round con un tot di monete fisso), ma la costruzione della meraviglia comporta sempre la fine del proprio turno (il costo è pari a ‘tutti i soldi che hai ancora’).
Sorvolo sulle regolette di costruzione (l’idea è che ci si sviluppa a partire dalle strade, a meno che non si stia espandendo un quartiere con tessere dello stesso colore) generali, per soffermarmi sulle meraviglie, vere protagoniste del gioco, in quanto ognuna di esse gode di una propria miniatura in legno personalizzata e propone specifiche regole per il proprio piazzamento (es. un faro o un acquedotto dovranno essere grosso modo a contatto con l’acqua o le piramidi di Giza dovranno essere vicine …).
A fine partita (10 turni) si vanno a verificare alcune categorie di punteggio (sulla base di ciò che si è costruito si muovo alcune scale di valori), che stimolano, durante il match, l’accorto piazzamento di quanto si acquisisce (in logica da puzzle game).

COME SI PRESENTA WORLD WONDERS
Bello, bello, bello. L’indubbio protagonista del gioco sono, come il nome poteva suggerire, proprio le grandi meraviglie e la scelta produttiva è stata quella di puntare tutto su di esse, per cui nella scatola troviamo per prima cosa una bella manciata di segnalini di varie forme e dimensioni, tutti belli colorati e sagomati ed in legno, che la loro bella figura sul tavolo la fanno eccome. Per capirci la prima partita (tutti gamers) eravamo però tutti presi, oltre a tenere d’occhio i benefici, anche a cercare di mettere insieme la città ‘più bella’ accaparrandoci le varie wonders.
Per il resto, tra polimini di cartone, schede giocatore e carte, siamo invece nel semplicemente ‘adatto allo scopo’.
Sull’ambientazione, fermo restando che chi ha costruito le Piramidi non necessitava, nel proprio curriculum, di essere un esperto del Tetris, i componenti aiutano indubbiamente ad entrare, almeno visivamente, nel contesto del mondo antico e dei suoi edifici più rappresentativi.

COME GIRA IL TUTTO
World Wonders è un classico ‘family plus‘, ossia un titoletto che spieghi in relativamente poco tempo, che non proporresti forse ad assoluti neofiti (ma se uno solo al tavolo lo è, ti ci puoi anche azzardare), ma che ogni giocatore anche poco più che occasionale riesce a masticare agevolmente.
Le cose da chiarire sul piazzamento sono poche e la struttura del turno è lineare, per cui le uniche domande che tendono ad emergere nelle prime partite sono quelle legate ai requisiti delle grandi meraviglie. Se però si considera che sul tavolo ce ne sono solo 3 fra le quali scegliere, è anche possibilissimo ogni volta che se pesca una nuova esaminarne insieme i requisiti a voce alta per risolvere ogni dubbio.
Per il resto c’è una sufficiente componente da puzzle game per richiedere una certa attenzione, ma non tanto da portare a momenti di paralisi da analisi e lo spirito di fondo è quello di divertirsi in un’oretta o poco più (alla prima anche 90′), attirando sia chi voglia impegnarsi, sia chi sia un poco più casual nelle scelte.

SENSAZIONI
Le meccaniche ruotano intorno alla capacità di saper acquistare le cose giuste al momento giusto, creando le migliori occasioni di punteggio e cercando di acquisire più meraviglie possibile, spendendo per essere poco o (quasi) nulla. In larga parte si deve entrare, quindi, nel giusto ritmo ed il successo si gioca sul drafting delle tessere presenti sul mercato, che diventa sempre più ‘assassino’ con il crescere del numero di giocatori (aumentano di qualcosina le scelte, ma non proporzionalmente ai presenti).
Abbiamo, quindi, il Tetris da assemblaggio polimini, incrociato con le varie regole di punteggio che sono legate sia al piazzamento, con premi se si lasciano visibili i quadretti ‘con risorse’ e se non si lasciano spazi intorno alle tessere collocate, sia alla astratta ‘capacità produttiva/popolazione’ indicata su 3-4 tracciati da tener d’occhio.
Incrociare il tutto richiede una certa attenzione, ma non tale da surriscaldare le CPU.
L’interazione resta contenuta, in quanto limitata alla corsa ad accaparrarsi per primi le tessere migliori, ma con l’aumentare dei presenti tutto diventa un pelo più stretto, mentre in due si sente di meno, fatto salvo che molte meraviglie hanno requisiti piuttosto stringenti, per cui un’occhiata alle schede altrui si tende a darla eccome. La longevità forse non è mostruosa, ma il tutto è sufficientemente simpatico da non farci caso 🙂

CONCLUSIONI
World Wonders è un titolo incentrato sull’assemblaggio polimini in salsa ‘costruzione città’, con un’anima di fondo da puzzle game. Classicheggiante nelle meccaniche proposte, riesce però ad attrarre l’attenzione grazie ad una componentistica azzeccata ed al giusto mix tra complessità (non elevata) e spessore (adeguato per il livello di difficoltà). Imperdibile, infine, per gli amanti del Tetris!
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