scritto da Figlio di Griffin
Io avrei una risposta molto semplice e molto veloce, ma vorrei articolare un discorso più ampio, per cercare di immaginare più punti di vista e stimolare un dibattito nei commenti che vada ben oltre le sterili accuse di buonismo o “prezzolatismo” contro blogger e videorecensori.
Credo che affrontare un tema del genere sulle pagine di un blog che fa delle recensioni e degli articoli il suo pane quotidiano sia un modo utile per accendere un sano confronto tra giocatori, redattori e famigerati “addetti ai lavori” 😖.
Le parole sono sempre importanti, ancor di più quando rappresentano la base dell’oggetto di una valutazione.
È proprio dalla parola, anzi, dal verbo recensire che voglio partire e lo faccio riprendendo il mio vecchio vocabolario di latino, IL Vocabolario.
In latino recensere, tra i vari significati, oltre a quello principale di passare in rassegna, fare il censimento, ha quello di ripensare, meditare, riflettere, considerare, esaminare.
È proprio in questo ambito che voglio far partire il mio ragionamento: recensire una qualsiasi opera, come un gioco nel nostro caso, significa ripensarla in base a considerazioni e a riflessioni personali.
Continuo a farmi aiutare da chi, senza ombra di dubbio, è più bravo di me a dare un significato alle parole e riporto la definizione che il sito della Treccani dà a Recensione.
Insieme al saggio e al commento, la recensione è un tipo di testo interpretativo-valutativo. È un articolo di argomento culturale dedicato alla presentazione e valutazione di un’opera o di un evento.
L’obiettivo è quello di consigliarne o sconsigliarne la lettura, la visione o l’ascolto [o il gioco – NdR].
Per una recensione perfetta occorre bilanciare lo spazio dedicato all’esposizione dei contenuti dell’opera o dell’evento di cui si parla e quello dedicato al giudizio, riservando una parte a creare uno stimolo alla curiosità del lettore (si possono, ad esempio, citare frasi dell’opera oggetto della recensione). La lingua deve essere tecnica, adeguata alla disciplina di riferimento, ma allo stesso tempo divulgativa, perché destinata a chiunque voglia avvicinarsi all’opera recensita.
Si può partire dai contenuti per arrivare a esprimere un giudizio oppure partire da un giudizio per poi motivarlo illustrando i contenuti. L’importante è essere obiettivi.
Ecco, la cosa che viene fuori da queste descrizioni è che una recensione ha in sé due caratteri contrapposti: uno interpretativo-valutativo e uno obiettivo.
Se mettessimo su di una bilancia questi due aspetti, secondo me, l’ago penderebbe più dal lato interpretativo che da quello obiettivo.
L’obiettività di una recensione deve, per forza di cose, partire da fatti oggettivi (nel nostro caso la tipologia di gioco, la chiarezza del regolamento, la fruibilità delle dinamiche, la difficoltà di apprendimento, la funzionalità dei materiali) per poi declinarsi, sempre per forza di cose però, in considerazioni personali tirate fuori dalla (anch’essa personale) esperienza di gioco del recensore/giocatore.
Se prendiamo i semplici commenti o rumor che accompagnano l’uscita di un gioco, si potrebbe dire che prime incomplete recensioni (senza alcun carattere tecnico) nascono proprio dal passaparola delle persone che hanno provato per la prima volta il gioco. Spesso, infatti, prima di acquistare un gioco si prova a capire come se ne sta parlando, cercando commenti e riscontri su vari blog, post o articoli.
Io, personalmente, quando esce un gioco che mi attira cerco prima di tutto il regolamento (parte oggettiva), per poi spingermi a leggere commenti e valutazioni (parte soggettiva).
Solo quando poi scendo nella parte esperienziale di gioco e nella valutazione di quello che mi ha lasciato il gioco, posso pensare di farne o non farne una recensione.
Arrivo così alla domanda di questo Punto di Vista: perché le recensioni che escono sono tendenzialmente quasi sempre buone e positive?
Prima di rispondere voglio elencare una serie di osservazioni e contestazioni che spesso ho letto contro blog e videorecensioni:
- hai scritto bene di quel gioco o, semplicemente, hai scritto di quel gioco perché ti hanno spedito la scatola gratis (assieme a tante altre);
- hai fatto la videorecensione solo perché ti hanno spedito gratis la scatola o, peggio, perché collabori con quella casa editrice;
- investi il tuo tempo in queste cose perché così ricevi giochi gratis.
Io penso che in qualunque ambito di tipo commerciale capiti di inviare campioni di prodotti per farne valutare la bontà e, magari, ottenerne pubblicità e visibilità. Ricevere quei campioni non credo che impegni il ricevente a doverne parlare bene o anche solo a doverne parlare. Se ricevo un gioco da valutare (e a me non è ancora mai capitato) non per forza quel gioco deve piacermi e non per forza devo sentire l’obbligo di scriverne solo e soltanto perché mi è stato inviato. Anzi, il fatto di averlo ricevuto, se non mi è piaciuto, potrebbe spingermi proprio a non scriverne.
Nel caso di videorensioni, per quello che ho letto e ho capito dalle varie risposte e chiarimenti degli stessi autori, esistono due strade se quel videorecensore comincia davvero una collaborazione: non fare più videorecensioni di giochi di quella casa editrice o farne solo per i titoli realmente piaciuti.
Non ci sono altre strade, altrimenti quel videorecensore – e in particolare il suo canale – diventerebbe un house organ della stessa casa editrice e smetterebbe di essere un canale di videorecensioni.
Questo mi porta dritto al terzo appunto, facendomi fare una domanda agli eventuali complottisti: perché dovrei investire del tempo in qualcosa che non mi è piaciuto e che non mi ha lasciato sensazioni positive? Il fatto non è che non si possa scrivere, in negativo, di un gioco, perché questo accade, in particolar modo quando ci sono nuove uscite e riedizioni. Il fatto è che non accade spesso, perché spesso (scusate la ripetizione, ma mi pare molto efficace) ci si trova a scrivere di giochi che, inevitabilmente, hanno catturato in passato il nostro cuore (german o american) di giocatori.
Se esistesse il recensore per mestiere, inteso come lavoro retribuito per produzione di contenuti, magari per una rivista di settore, in un mondo pieno di altre riviste, allora sì che si troverebbero molte più analisi e molte più stroncature che, ripeto, esistono comunque con prime uscite e prime impressioni.
Visto che il mondo dei blog dei giochi da tavolo è ancora un mondo non professionistico – forse più di nicchia di quello degli stessi GDT – e a carattere hobbistico-passionale (nel senso di provocato dalla passione), è più che normale che sia pieno di recensioni positive, le quali recensioni, al di là di impianti linguistici strutturati e più o meno tecnici, esprimono e riflettono le stesse sensazioni positive che quel gioco, oggetto della recensione, ha lasciato ai gioca-oratori.

NOTA BENE (dedicato a tutti i portatori non sani di verità assolute): questo articolo fa parte di una sezione denominata PUNTI DI VISTA, quindi quello che c’è scritto è il punto di vista personale di Antonio, che anche quando scrive le sue recensioni da Figlio di Griffin, lo fa a carattere personale e senza alcuna pretesa di oggettiva indiscutibilità.
Non pretendo che quello che ci sia dietro il mio schermo giocatore sia lo stesso che si trovi dietro quello degli altri: le risorse e i punti esperienza acquisiti durante una partita sono sempre diversi, da giocatore a giocatore.