Ne proporrò quindi una bella lista alla vostra attenzione, alla ricerca dei vostri commenti (tra i quali non potrà mancare il classico : ma perchè hai lasciato fuori Tizio, che è di due spanne meglio di tutti quelli che hai citato?) e con l’obiettivo di stimolare poi le ricerche dei lettori 🙂
Sulla importanza dell’autore del gioco da tavolo non credo sia necessario dilungarsi troppo: una volta eravamo abituati a nemmeno vederli sulle scatole (chi sa chi ha inventato Monopoli o Risiko?), mentre oggi abbiamo capito che il game designer di un gioco è un creativo, il cui peso sulla creazione del gioco è pari a quello di un regista per un film o di uno scrittore per un libro.Wolfgang Kramer, invece, è tuttora attivo, anche se normalmente in collaborazione, da alcuni anni, con Michael Kiesling. Dei nomi sinora citati è quindi, ragionevolmente, il più noto al giorno d’oggi e tra i giochi di spicco a lui attribuiti (qui l’elenco su BGG supera le 230 unità) non posso non ricordare El Grande, I principi di Firenze, Tikal, Coal Baron, Porta Nigra, Adventure Land, I Palazzi di Carrara ma anche giochi per famiglie, come 6 Nimmt!
Altro nome di spicco che trovo (e chissà poi quanti ne perdo …) è Richard Borg, vincitore dello Spiel nel 1993 con Bluff, ma che oggi ricordiamo tutti per titoli di combattimento (wargames) come Command and Colors, Memoir ’44 o Battlelore (nel contesto di una ludografia di oltre 130 uscite).
Ok, avvicinandosi ai tempi moderni posso permettermi il lusso di lasciare un attimo da parte il filo conduttore dello Spiel, anche perchè il periodo in questione vede l’ampliarsi a macchia d’olio della quantità di uscite sul mercato e di conseguenza il premio tedesco diventa sempre più un indicatore del gioco consigliato per le famiglie e sempre meno simbolo di una qualità assoluta.
Non a caso tra i titoli vincitori del 2000-2010 trovo Carcassonne, Ticket to Ride e Dixit, Thurn und Taxis e Dominion e nel decennio successivo Colt Express, Kingdomino o Azul, dovendomi rivolgere al Kennerspiel (per esperti) per trovare qualcosa di più sostanzioso (e nemmeno tanto di più, a volte), come 7 Wonders, Village o WIngspan.
Il premio, però, come autore, va a finire sempre più spesso nelle mani di game designer capaci, ma sempre meno in quelle di creativi che di sovente riescono a mettere insieme, a fatica, poche decine di ideazioni, non riuscendo a competere, come numeri assoluti, con quelli dei grandi vecchi del mondo dei boardgames.
Spuntano, però, con una certa frequenza alcune personalità di spicco, che riescono a calamitare intorno a se l’attenzione dei superappassionati, uscendo i giochi di peso dalla nicchia nella quale si trovavano in passato, diventando i cinghiali il vero banco di prova per i game designer più talentuosi.
ROSENBERG
Parto, nel cercare di identificare gli autori di spicco dell’ultimo ventennio, proprio dal grande Uwe, che probabilmente non è mai stato IL mio preferito, ma al quale riconosco il grande merito di aver sdoganato, quasi da solo, il genere dei gestionali pesanti facendolo apprezzare da un pubblico non più di nicchia.
Sotto questo aspetto epocale è stato Agricola, non tanto per la logica di gestione delle risorse che formano filiere, perché a ben vedere lo stesso Pilastri della Terra, seppur in piccolo, proponeva la stessa logica l’anno prima di lui, ma per la capacità di costruire un sistema, fatto di risorse, di carte, di gestione e di insalata di punti.
226 sono le sue uscite (anche se contribuiscono le millemila espansioni) e, almeno sino a qualche anno fa, ognuno dei suoi titoli di peso era atteso con ansia, comparendo nel suo curriculum cosette come Le Havre, Una Festa per Odino, Ora et Labora, Glass Road, Loyang, ma anche cose più leggere ma di spessore, come Patchwork o Bohnanza (Semenza).
Con il tempo è diventato un piccolo Knizia, nel senso che ha preso ad allungare il suo vino come un oste che sa che il prossimo carico arriverà solo tra un mese e la cantina non basterà mai a soddisfare i clienti, ma credo che abbia fatto abbastanza per essere ricordato in questo elenco.
FELD
A lungo il mio preferito, in lui avevo trovato la capacità di proporre giochi complessi fatti di tanti meccanismi intersecati tra loro, quali microgiochi, tutti asserviti al compito finale di fare più punti possibile, ma nello stesso da studiare ed armonizzare per ottenere le giuste sinergie. Altra sua costante è quella di inserire elementi di lotta contro il gioco, ovvero delle penalità da superare periodicamente, giusto per ricordarci che si deve morire.
Nella sua ludografia su BGG trovo solo 71 titoli, ma lì in mezzo vedo cosette come Burgen von Burgund, Trajan, Bruges, L’anno del Dragone, Bora Bora, Carpe Diem, Aquasphere, Luna o Speicherstadt.
Anche lui, a volte, toppa (Delphi …) e non è così prolifico come Uwe (ma qui è forse meglio), ma personalmente ne apprezzo la capacità anche di rinnovarsi, proponendo cose sufficientemente diverse tra loro.
CHVATIL
Un nome da vampiro (Vlaada) per questo ceco, che è passato alla storia del boardgaming per il suo Through The Ages, IL gioco di civilizzazione più completo di sempre (a mio parere), tanto bello che sono riuscito a giocarlo, in personale controtendenza, solo quando ne è uscita una app sul tablet che mi ha consentito di farci abbastanza partite da memorizzare una quantità adeguata di carte. Una volta superato quello scoglio, però, resta un giocone, con la G maiuscola.
Al suo fianco ecco poi Mage Knight, un gioco di esplorazione, di quest, di costruzione mazzo, davvero ben fatto, ma anche cose più leggere come Nome in Codice, cose particolari come Space Alert, o curiose come Dungeon Pets e Dungeon Lords.
Anche qui la ludografia tocca solo quota 70, ma direi che un discreto numero di titoli da ricordare ce lo ha già lasciato.
LUCIANI – TASCINI
Sto mescolando la lana con la seta, mi diranno gli esterofili, ma a mio avviso i due autori citati, che ricordo volutamente insieme, anche se ora lavorano separati, sono stati in grado di imporsi alla attenzione degli spostacubetti germanisti riuscendo ad imporsi alla loro attenzione come coppia di riferimento, al pari dei vari europei del centro – est.
Tra i loro masterpiece ricordo Marco Polo, tuttora uno dei migliori distillati di gestionale, ma anche T’zolkin, con le sue ruote dentate, Grand Austria (Luciani-Gigli), Barrage (Luciani-Battista), Newton (Luciani- Mangone), Lorenzo (Luciani-Gigli-Brasini), Tehotihuacan (Tascini) ed Il Consiglio dei 4.
GLI SPLOTTER
Qui probabilmente mi lascio influenzare dalle annate passate a giocare al gruppo del buon Agzaroth, che del duo Doumen – Wiersinga è un vero cultore, ma devo riconoscere che alcune loro ideazioni si distinguevano dalla massa, pur rimanendo sempre o quasi i loro titoli carenti di qualcosa. Quasi sempre la mancanza più evidente è l’attenzione alla componentistica, sempre negletta, ma più frequentemente il duo si rivela, soprattutto, un pelo troppo snob per preoccuparsi di rifinire i loro giochi con meccaniche di recupero o di lotta contro il leader, impostando il loro credo sull’idea che i buoni giocatori devono contrastarsi tra loro, senza bisogno che il gioco li aiuti a non perdere.
Abbastanza innovativi per essere, a prescindere, ricordati, di loro cito Indonesia (il mio preferito), ma anche Antiquity, Food Chain, Great Zimbabwe, Greed, Roads and Boats. Solo una ventina i loro titoli e molto, molto di nicchia.
PFISTER
E’ sicuramente l’autore del momento, visto che è emerso praticamente nel 2014 con un giochino di carte push your luck come Handler der Karibik, e poi non se ne è più andato dalla ribalta, collezionando premi come se piovesse.
Tra i suoi titoli di peso segnalo Great Western Trail (che ritengo tuttora il suo migliore) , Mombasa, Maracaibo, Blackout, mentre tra i più leggeri non posso dimenticare Broom Service o Isle of Skye, consì come, a metà strada, lo stuzzicante Oh My Goods, un gestionale a tutto tondo in formato pocket.
Ultimamente anche lui sente il peso del tempo, ma del resto, se sei un produttore di whiskey di qualità ed ogni anno ti chiedono di uscire sul mercato con il triplo delle bottiglie che sei in grado di realizzare, è chiaro che dovrai scendere a qualche compromesso …
LACERDA
Il portoghese Vital si è ritagliato una sua fetta di notorietà per la capacità di dar vita ad una sottonicchia di gestionaloni cinghialosi per espertoni, mooolto barocchi, molto pieni di roba e ricchi di ridondanze, regole, sottoregole e microregolette.
Tesserine a go-go, manate e manate di segnalini e ondate di roba da memorizzare, tanto che imparare KanBan è stata una delle cose più vicine ad un esame universitario che ho fatto da giocatore, ma nel contempo è innegabile come ciò che fa abbia anche un senso e la capacità di attrarre l’attenzione degli amanti del selvatico poco digeribile.
Nella sua quasi trentina di titoli seleziono Gallerist, Lisboa, On Mars, Kanban, Vinhos e Co2 e scusate se è poco …
WALLACE
Quasi lo dimenticavo, perchè è uno degli autori moderni che ha sentito maggiormente il passaggio del tempo, crollando nel borsino degli attesi ad ogni Essen.
Nella sua nutrita lista di creazioni (124) troviamo però cose di varia foggia e genere, a partire da Brass, quello che tutti ora ricordano grazie al revamp recente che ha dato vita alle sue due versione Birmingham e Lancashire, ma anche per Steam, Pochi Acri di Neve, Principi del Rinascimento, Railways of the World.
MAC GERDTS
Eccoci all’inventore della rotella (delle azioni, non quella di scorta delle bici per bambini …). A sua volta annovera solo una ventina di titoli, ma tra di loro trovo cosette come Imperial, Concordia, Navegador, Antike ed Hamburgum.
Forse siamo al limite per entrare nella Hall of Fame, ma direi che ci stiamo tutti.
COREY KONIECZKA
Perchè il mondo non è solo eurogames …
Si tratta dell’autore più noto del mondo dell’americana Fantasy Flight, in grado di donare inattese vette di profondità ai titoli su licenza che, fino all’arrivo della FFG, parevano fatti tutti con lo stampino.
Di suo mi permetto di citare cosette come Twilight Imperium, Assalto Imperiale, Eldritch Horror, Battlestar Galactica, Descent, La Casa della Follia, Star Wars Rebellion , solo per fermarmi alla prima pagina degli oltre 90 suoi titoli.
Un virtuoso delle miniature e carte, che ha portato gli american oltre lo steccato dell’ameritrash
IGNACY TREZEWICZEK
Poteva mancare il genietto polacco nella lista ristretta degli autori da non dimenticare?
No, dall’alto dei suoi 150 titoli, ma soprattutto per il fatto di aver saputo spaziare tra diversi ambiti ed inventare cose nuove (almeno, anche lui, per un po’).
Tra le sue memorabilia cito Robinson Crusoe, Imperial Settlers, Detective, Stronghold e First Martian. Potete forse aver tranquillamente vissuto anche senza averli giocati, ma qualcosina vi siete persi per strada … 😉
GARFIELD
Qui alcuni possono pensare che stia rompendo la regola, non scritta ma intuibile, di lasciare fuori dall’elenco autori che abbiano lasciato un solo grande gioco o quasi nella loro carriera (qualcuno ha detto Attia?), ricordando il buon Richard solo per il suo enorme Magic, ma a ben vedere insieme ad esso ha proposto anche Android Netrunner, si è tirato fuori dal cilindro il leggero King of Tokyo, ma anche Bunny Kingdom o Roborally.
Fermo restando che a suo tempo giocai a Magic e già quello forse basterebbe a renderlo un riferimento assoluto, direi che un posto in questa Hall lo merita.
BAUZA E CATHALA
Li ricordo insieme (per dare traccia della scuola francese e), perchè, lo dico scherzando un poco, da soli non ce la farebbero, ma alla fine di cosette assolutamente degne di nota ne hanno tirate fuori eccome.
Il primo ci ha per ora lasciato 7 Wonders, che sarebbe già un successone epico, ma poi ci ha aggiunto anche cosette carine come Hanabi, Takenoko, Tokaido o 7 wonders duel, potendo essere ricordato come il virtuoso dei family.
Il secondo, sempre nello stesso stagno, assieme a 7 wonders duel, ci ha proposto Kingdomino , Five Tribes, Abyss, Jamaica, ma anche Cyclades e Conan, a riprova del fatto di essere sufficientemente anche un eclettico.
ERIC LANG
Eccoci al secondo autore d’oltreoceano dell’elenco (canadese), il cui nome è registrato sulla bellezza di oltre 500 titoli su BGG.
Tra di essi segno Blood Rage, Rising Sun, Chaos nel Vecchio Mondo, i giochi di carte del Signore degli Anelli, del Trono di Spade e di Warhammer Invasion
FRIESE
A me di suo piace solo Alta Tensione. Altri però ogni anno attendono le sue uscite con ansia, per cui lo segno, per sembrare equilibrato.
INKA E MARKUS BRAND
La coppia di autori reca il suo nome, nel complesso, sulla bellezza di 130 scatole, annoverando diversi vincitori di premi e dimostrando, soprattutto un certo eclettismo, svariando tra diversi generi.
Se alcuni, infatti, li ricordano per il loro Village (e per A Castle for All Seasons), altri se li sono segnati per la fortunata serie Exit ed altri ancora li conoscono per il rolla e scrivi Plenus.
Se ci aggiungiamo poi il gioco tridimensionale La Boca o il gioco per bambini La Torre incantata, comprendiamo come la loro capacità sia quella davvero di impegnarsi in diversi generi.
GLI EMERGENTI E I NOTABILI
Guardando tra gli autori che in questo periodo si stanno facendo strada rapidamente, citerei di sicuro Wolfgang Warsch, che ha sul curriculum per ora solo una ventina di titoli, ma ci trovo Ganz Schon Clever, Quedlimburgo, The Mind e Tiefen Thal.
Tra gli autori che, a loro volta, hanno lasciato decisamente traccia di se (anche se, ai miei occhi, non abbastanza da dedicargli un paragrafino solo per loro) citerei ancora Rudiger Dorn, autore di una novantina di titoli, tra i quali Goa, Genoa, Istanbul, Las Vegas, Karuba, Luxor ed Il Vecchio.
Alcuni anni fa, per un periodo, anche Matias Cramer sembrava essere destinato all’Olimpo, avendo colpito con il suo Glenmore e poi con Rococo e Lancaster, ma poi sembra essersi un poco perso per strada.
Tra gli autori più di nicchia non posso poi non citare Phil Eklund, che magari potreste non aver mai giocato, oppure essere tra i vostri preferiti, con i suoi complessi Pax Porfiriana, Pax Renaissance, Neanderthal, Pax Pamir, Bios e via dicendo. Molto particolari e da o si ama o si odia.
Nel settore degli specializzati in kickstarter, poi, mi viene in mente ancora una coppia di autori, ma stavolta nel senso di “due autori diversi”, ossia da una parte Ryan Laukat, del quale menziono cose tipo Near and Far, Above and Below, 8 minuti per un impero, ma anche il recentissimo Roam e dall’altra il neozelandese Shem Phillips, che è riuscito a portare la creatività dell’Oceania a farsi notare nel mondo (Raiders of The Nort Seas, ma anche Paladini ed Architetti del Regno Occidentale, tra gli altri …).

CHI HO DIMENTICATO?
Beh, sono sicuro al 100% di aver dimenticato di citare una manata di autori meritevoli (anche perché mi sono sforzato di inserire solo chi mi veniva in mente, senza cercare di consultare classifiche o elenchi …), di aver colpevolmente ignorato diversi generi, di aver imperdonabilmente omesso di menzionare Tizio, Caio e Sempronio, ma anche Grazia e Graziella, ma il mio spirito, qui, era ed è quello di stuzzicare i lettori ad andare a ricercare nel blog, magari inserendo il nome di qualcuno degli autori citati nella casella di ricerca , per lasciarsi poi guidare dai risultati nel leggere recensioni e trovare spunti per i prossimi titoli da tenere d’occhio.
Nel contempo, poi, chiedo a chi sia arrivato sin qui a leggere di aiutarmi, allora, a non dimenticare ancora, lasciando nei commenti i nomi dei propri favoriti , da me inspiegabilmente negletti (assieme, magari, ai capolavori lasciati da essi), giusto per ravvivare un poco l’ambiente 🙂
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