[Prime Impressioni] Expedition to Newdale

scritto da Fabio (Pinco11)


Fino al 2015 Pfister (Alexander), oggi uno dei game designer più noti sulla scena, si era fatto notare primariamente grazie al Handler der Karibik , simpatico fillerino destinato ad essere poi ricommercializzato sotto il nome di Port Royal ed in quell’anno compiva un importante passo nella sua carriera, facendo uscire Mombasa, che rappresenta il suo titolo di esordio nei pesi medio massimi e Oh My Goods, un interessante gestionalino condensato in un mazzo di carte.
Quest’ultimo ebbe poi un buon successo, tanto da meritarsi diversi pacchetti di espansione e/o reimplementazioni (Tybor) ed ora, a quattro anni di distanza (il gioco è uscito ad Essen 2019) l’autore tedesco torna sulla scena del delitto e ci propone una versione deluxe del gioco, fornendolo di tabelloni di gioco, di una gran quantità di carte e di segnalini, oltre che di una modalità storia utile a donare longevità al tutto.
Vi parlo quindi oggi di Expedition to Newdale, per 1-4 giocatori, tempo medio a partita di 90′, età 12+, edito dalla Lookout Games, un gestionale di peso medio che richiede una buona organizzazione delle proprie risorse, la capacità di costruire filiere produttive e di saper sfruttare adeguatamente le carte edificio (/risorsa) che rappresentano il motore del gioco.



COME FUNZIONA IN POCHE PAROLE

Gli amanti della serie Oh My Goods si troveranno abbastanza a proprio agio, ritrovando le medesime carte edificio già conosciute nel predecessore. Ad inizio partita ognuno ne riceve cinque in mano, oltre alla classica miniera di carbone iniziale, sulla quale colloca cinque cubetti. La logica è quella che un cubetto su di una carta sta a rappresentare una merce del tipo raffigurato e vale esattamente il valore di quella merce, per cui nel caso del carbone 1 soldo.
Ogni turno si articola, quindi, in 6 comode fasi e la partita è destinata a svolgersi sulla base di 7 turni (qui trovate le regole in inglese). La prima fase prevede il rivelare l’evento del turno, quindi tutti, in contemporanea, procedono a pianificare le proprie azioni (all’inizio solo 2), scegliendo se utilizzare i propri lavoratori per attivare edifici, costruirne, ottenere risorse, carte, acquisire poteri o lavoratori addizionali. Subito di seguito ricompare la parte di push your luck che aveva caratterizzato il predecessore, in quanto si vanno a pescare i lavoratori colorati che vanno ad aggiungersi a quelli stampati sulla carta evento, determinando così se le nostre scommesse sulla possibilità di attivare i nostri edifici sono andate a buon fine o meno. Si svolgono quindi le azioni programmate, quindi ognuno ha la facoltà di costruire un edificio ulteriore (sempre pagandone il costo), di seguito gli edifici speciali producono i loro effetti e si riparte. Ogni edificio costruito (nella fase azioni o in quella apposita) consente di collocare sulla mappa una propria casetta, ottenendo bonus ed effetti speciali.
A fine partita, al termine del 7° round, si sommano i valori degli edifici costruiti ai punti già ottenuti in corso di partita ed a quelli che si guadagnano per obiettivi, merci residue ed un piccolo bonus per il potere militare a maggioranza.

UNO SGUARDO AI COMPONENTI

Parto per prima cosa dal descrivere ciò che si mette sul tavolo, per dire che il passaggio da gioco di carte a gioco da tavolo a tutto tondo è stato compiuto efficacemente, aggiungendo al mazzo di carte di Oh My Goods un tabellone centrale (ce ne sono qui addirittura 3, double face, per garantire varietà), una manciata di materiali sparsi e proponendo una quantità davvero nutrita di carte (220), inserendo sulla struttura di base del gioco anche una modalità storia, con personaggi, eventi variabili, obiettivi speciali ed ammenicoli vari, utili a donare varietà alle singole partite.
Messo sul tavolo il tutto appare classicamente adeguato allo scopo, con una grafica affidata al solido Franz Klemens, ma nel contempo, essendo oramai da parecchi anni che vediamo titoli di questa categoria, la visione d’insieme non fa certo sorgere una sindrome di Stendhal, considerando la presenza dei numerosi cubetti di legno (oggi un filo demodè) e che le carte mantengono una iconografia chiara, ma con disegni (soprattutto le merci, informazione focale della carta) di dimensione non esageratamente generosa.
I lavoratori, a loro volta, sono rappresentati da anonimi dischetti e le casette somigliano a quelle del Monopoli d’antan e, piazzate sul tabellone, portano spesso a coprire le non enormi icone presenti su ogni città.
Generosissima, invece, è la dotazione di carte, numerose e che consentono, assieme al libretto campagna, di generare una grande quantità di diverse condizioni di gioco.
Nell’insieme, dunque, direi che la valutazione dei materiali non è entusiasmante quanto a colpo d’occhio, ma gode della presenza di componenti utili a donare longevità al tutto.
Quanto all’ambientazione, chi già aveva seguito le vicende dei colonizzatori di Longsdale, saranno ora lieti di poter ulteriormente ed abbondantemente partecipare alle successive vicende collegate a quelle delle quali si sono già resi protagonisti.

LE SENSAZIONI DI GIOCO
Ad Essen, nel mare magnum delle millemila uscite da tenere d’occhio, mi ero segnato questo titolo come un acquisto quasi sicuro, partendo dal nome dell’autore, che è oggi uno dei miei preferiti, ma poi era gradualmente sceso nell’Hype, complici alcune valutazioni non eccelse che erano state registrate durante la fiera su BGG ed il senso di giavvisto che mi aveva trasmesso la parentela con Oh My Goods, ed alla fine non lo avevo preso.

Sotto Natale, poi, avevo sentito l’amico Faustoxx (al quale tiro le orecchie, visto che è da un pò che non scrive più niente …), il quale si lamentava per le scarse occasioni di gioco avute recentemente, segnalandomi però di essersi dedicato quasi esclusivamente, nelle poche serate svolte, proprio a questo Newdale, che lo stava intrippando alla grande, essendosi buttato a capofitto nella modalità campagna del gioco.

La scimmia ci metteva giusto il tempo del mio rientro a casa per spingermi a cliccare sul gioco e poi sulla icona del carrello e nell’arco di 24 ore il tutto finiva sul tavolo, facendogli seguito poi alcune ripetizioni, ogni volta, fatalmente, con una composizione diversa del gruppo e quindi col la classica spiegazione iniziale.
Nell’insieme il fulcro del gioco si spiega abbastanza facilmente, dovendosi concentrare soprattutto sul funzionamento degli edifici (che producono in due modi diversi, uno sfruttando gli omini colorati che si pescano ed uno, a catena, scartando carte) ed infatti anche un nuovo amico con il quale ho giocato giusto a Newdale, è entrato così bene nel gioco da cogliere subito un ottimo secondo posto a fine partita. In buona sostanza la maggior parte delle proprie azioni consistono appunto nel costruire edifici, nel farli adeguatamente produrre e nel dar vita, collegandoli in modo adeguato, ad opportune catene produttive.
La logica centrale, infatti, è quella che io possa, in un turno, ottenere, che so, 4 cubetti di carbone dalla miniera, poi lavorarli nell’apposita struttura ed infine, ancora trasformali in lingotti di ferro. Tra produzioni di base ed a catena è possibile così arrivare ad avere a fine turno anche una decina di cubetti sulla mia iron smelter, per un valore netto, in un turno di 30-40 denari, con i quali posso nella fase successiva magari costruire un bell’edificio di quelli da una manata di punti. Questo, naturalmente, è l’obiettivo da perseguire nell’arco dei primi 5-6 turni della partita ed il gran numero di carte che ci passano in mano devono essere incanalate per arrivare ad ottenere questo effetto speciale di quasi fine partita. 
In alternativa si può, naturalmente focalizzarsi maggiormente sugli edifici che danno rendite e, grazie ad essi, colonizzare rapidamente la mappa, ottenendo così anche degli sconti per l’acquisto di nuovi edifici e potenziali punti vittoria, per cui il gioco offre, come è giusto che sia, anche diverse strade percorribili per la vittoria.

Anche qui compare, poi, la medesima logica di push your luck (punta sulla tua fortuna) tipica del predecessore, per cui è possibile in genere programmare la produzione dei propri edifici puntando sui lavoratori già disponibili ed ottenendo in tal caso un tot di cubetti più contenuto, oppure prendersi dei rischi legati alla pesca dei lavoratori colorati che avviene nella fase successiva alla programmazione ed ottenere o un pugno di mosche o un numero maggiore di cubetti. Ci sono anche meccanismi utili ad evitare il totale fiasco (scartare tot carte), ma è chiaro che una scommessa vinta o persa nel momento chiave può fare la differenza.

Il gioco, dunque, contiene un elemento aleatorio di base, al quale su aggiunge poi quello legato alla pesca delle carte, che possono a volte faticare ad incastrarsi  adeguatamente tra loro, ma l’idea, ragionevolmente, è quella di spingere il giocatore a costruire ogni volta le filiere che le carte gli consentono e non sempre la medesima catena produttiva.
Sulla interazione direi che siamo nel classico titolo ad interazione molto bassa, visto che essa si sostanzia, oltre a pochi puntarelli attribuiti a fine partita per le maggioranze del potere militare (del tutto irrilevante per il resto), nel pestarsi i piedi nel collocare le casette sul tabellone, contendendosi così i bonus riconosciuti (a loro volta non ricchissimi, ma alla fine tutto fa) al primo occupante. Gli spazi azione, invece, sono sempre aperti a tutti, per cui direi che chi ama coltivare in pace il proprio orticello, qui dovrebbe stare contento al calduccio, come un pisello nel suo baccello.
Il coefficiente innovazione è qui davvero bassino, visto che in sostanza il gameplay è quello di Oh My Goods, adeguatamente pompato e raffinato, ma resta quello, con l’aggiunta di una plancia mappa alla Orleans, per cui di voli pindarici non se ne vedono tanti, salvo quello che dirò ora sulla longevità.

Passando appunto alla longevità questo è probabilmente, invece, il punto forte del gioco, visto che la marea di carte disponibili è divisa in numerosi sottomazzetti, utili ad incidere sulla composizione del mazzo, sulla sequenza degli eventi, sugli obiettivi e così via, così come ogni scenario offre le sue peculiari sfide, con l’idea di accompagnare il giocatore, così come Pfister ha fatto quest’anno anche in Maracaibo , attraverso i vari capitoli della storia della colonizzazione di questo luoghi.

Scalabilità?
Beh, direi che la natura di titolo a bassa interazione favorisce la piena fruibilità con qualsiasi composizione del tavolo ed il fatto che diverse fasi di gioco possano svolgersi in contemporanea diminuisce molto i tempi di attesa, anche se si perde un attimo, in questo modo, di coinvolgimento (ognuno corre per corsie parallele, guardando solo distrattamente cosa fanno gli altri).
A CHI PIACE E A CHI NO
Parto, come sempre, registrando il dignitoso 7.5 di voto medio del quale il titolo gode su BGG, che non è malaccio, ma che, confrontato con l’8.3 di Maracaibo e Western Trail, sempre di Pfister, non fa tutta quella figura.
Aggiungo poi che il gioco sicuramente piacerà a chi ha apprezzato Oh My Goods e si è magari lasciato coinvolgere da qualcuno dei pacchetti di seguito o espansione e quindi desiderava che il piccolino crescesse, acquisendo la dignità di un gestionale a tutto tondo. Chi si colloca in questo ambito sarà poi al settimo cielo come l’amico Faustoxx per la presenza della modalità campagna e per la longevità che essa promette.
Nel contempo, però, ho anche in mente alcune categorie di giocatori per i quali Newdale si può, tutto sommato passare, ossia chi cerca qualcosa di nuovo, chi vuole meccaniche che prevedano una buona interazione, chi odia l’elemento aleatorio nei gestionali ed infine, soprattutto, chi ha provato, magari anche con piacere, Oh my Goods, ma che non avverte il bisogno di immergersi in una versione XXL del predecessore.
Personalmente devo riconoscere di aver apprezzato, in senso generale, la solidità del gioco e lo sforzo compiuto per donare longevità al tutto, ma di essere rimasto un attimo freddino di fronte alla meccanicità della catene produttive, preferendo nettamente, per rimanere su Pfister + carte , il coetaneo Maracaibo.

CONCLUDENDO

Expedition to Newdale rielabora i concetti già propri di Oh My Goods, un gestionale interessante nato in formato pocket, facendolo crescere ed evolvendolo per farlo diventare un gioco da tavolo a tutto tondo, dotato di tabellone centrale e di una ricca dotazione di carte, utili a costruire una affascinante modalità compagna.
Sicuramente un must per chi abbia già seguito l’autore (Pfister) acquisendo magari più pacchetti espansione (o simili) del predecessore, può risultare invece meno attraente per chi non era rimasto entusiasta di esso e per gli amanti del controllo assoluto (per via della presenza di un’alea da imbrigliare a cura del giocatore). Ancora apprezzabile, infine, è invece per chi prediliga i titoli che richiedono di amalgamare sapientemente, in salsa gestionale, tra loro le carte che passano per la propria mano.
Ricordo, per chiudere, che il giogo è normalmente disponibile nel negozio online  di Egyp.it
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