Scritto da Interesse Ludico, ovvero dal procione Diego e con disegni e interventi a gamba tesa del panda Mari.
Il riso, come ogni appassionato di gestione risorse ben sa, sfama i popoli. Il ghiaccio può alleviare l’uomo dall’arsura estiva o salvare un party raffreddando a dovere gli spritz. Un gioco in scatola serve a divertirsi. Ogni cosa ha un suo scopo, perfettamente razionale.
A nessuno verrebbe in mente di dipingere paesaggi complessi dentro un chicco di riso, o tagliare il ghiaccio con una motosega per creare delle sculture, no? Ehm, invece sì. Siamo esseri umani, e l’essere umano non può circondarsi soltanto di oggetti che siano utili, per sua natura cercherà sempre di elevare le sue passioni a qualcosa di più alto, fosse anche collezionare tappi di bottiglia dei succhi di frutta (O DISEGNARE!).
A nessuno verrebbe in mente di dipingere paesaggi complessi dentro un chicco di riso, o tagliare il ghiaccio con una motosega per creare delle sculture, no? Ehm, invece sì. Siamo esseri umani, e l’essere umano non può circondarsi soltanto di oggetti che siano utili, per sua natura cercherà sempre di elevare le sue passioni a qualcosa di più alto, fosse anche collezionare tappi di bottiglia dei succhi di frutta (O DISEGNARE!).
Eppure quando un parente posa lo sguardo sulla nostra collezione, possiamo leggere dietro una coltre di perplessità assoluta, la domanda “cosa ci fanno con tutti questi giochi?”. Ovviamente non facciamo colpe a nessuno e ci dimostriamo sempre tolleranti (parla per te!), sebbene la voglia di rispondere di tanto in tanto “li leggi tutti quelli? Li guardi tutti quelli?” indicando gli scaffali straripanti di oggetti impolverati, sia sempre alta. Ma non per sterile critica o sfogo permaloso, proprio per aprire un mondo a coloro che con un po’ di apertura mentale potrebbero essere potenziali giocatori, e far loro capire che la risposta alla domanda “non ne basta uno?” è: no. Perché a te basta un film?
Il perché è tutto sommato semplice. Ogni gioco è una sfumatura di mondo, tratteggia la fantasia e talvolta la realtà con sapore differente, e si distingue (o cerca di farlo) appetendo i più svariati palati. Nella rubrica piazzamento redattori una delle domande è stata “shelf of shame: quanti giochi hai a zero partite?”. Ovviamente si tratta di una definizione scherzosa, ma se vogliamo forse c’è una categoria che meriterebbe ancora di più la cattiva nomea di vergogna: i giochi a una partita che si è quasi del tutto certi che non si intavoleranno mai più.
Ovviamente non siamo dei feticisti e abbiamo dato via giochi che ci piacevano ma che nel gruppo proprio non andavano (ovviamente non ero d’accordo). Perché poi li guardi e pensi che è un peccato non sfruttarli, sai bene che lo spazio in casa non è infinito, probabilmente sei già ai ferri corti con il/la consorte e l’ultima cosa che vuoi è un’altra discussione su questo tema (la mancanza di spazio è la scusa dei deboli, ricordatevelo!). Tutto questo però, è dovuto anche a una cultura approssimativa che porta a devalorizzare prodotti che a ben guardare, oggi più che mai, una componente artistica ce l’hanno eccome.
Probabilmente nel salotto bene non si può mettere in discussione l’opera d’arte appesa al muro, ma se prendiamo un gioco come Kanagawa (a proposito, avete visto quanto è una figata l’espansione???) o come Dice Forge, possiamo davvero mettere in discussione l’impegno dell’artista e la qualità degli artwork? Eppure il gioco funzionerebbe ugualmente con materiali più spogli e meno definiti. Se oggi, anche l’occhio vuole la sua parte, è un segno che il mercato, o meglio, il settore, va evolvendosi, che la gente pretende sempre più qualità e allora forse è bene iniziare a pensare che un gioco, non sia solo un gioco, ma un lavoro collettivo messo in piedi grazie a diversi sforzi, che siano conoscenze di natura tecnica (quante carte è meglio stampare), di natura artistica (come illustrarle) o più squisitamente artigianali (le facciamo in legno? In cartoncino? Preparo un prototipo!).
Così potrebbe anche non essere insensato avere due edizioni dello stesso titolo, potremmo non sentirci in colpa se possediamo l’edizione da collezione di Puerto Rico, oltre alla normale. Possiamo comprare Everdell ancora prima di sapere come funzioni perché i meeple sono troppo carini, o The Faceless perché la mia mente ha bisogno di quei magneti, di sapere come funzionano. Non importa se sarà difficile intavolare di nuovo Tragedy Looper, adoro le illustrazioni e me lo tengo, non importa se il mio Caylus ormai agli amici è venuto a noia, mi ha intrattenuto per così tanto tempo che sarebbe come dare via una parte di me. Quello è il primo gioco che ci siamo regalati come coppia, magari non lo abbiamo mai giocato o è una ciofeca, è comunque importante nella nostra collezione.
Ammettiamo di essere due inguaribili fricchettoni, di avere ereditato un po’ di caratteristiche hippie e di essere influenzati da idee filosofiche orientali, che ci portano a pensare che anche gli oggetti possano avere un’anima, o che quantomeno, possano trasmettere positività se trattati con cura (Ok, sarebbe facile fare una battuta anche qui, ma ti devo dare ragione). Forse è anche questo che ci spinge a stampare fogli extra, che il più delle volte si rivelano superflui o a imbustare le carte (oppure è perché tu e i tuoi amici siete delle frane pronti a versare bibite sui MIEI giochi!),. Forse è per questo che per noi è quasi un momento mistico, di relax zen, dedicarsi a togliere le plastiche dai giochi, a defustellare tutto con cura, a guardare le fustelle con attenzione prima di gettarle, alla ricerca di non tanto un segnalino che ci si è dimenticati a togliere, ma di un piccolo disegno, di un artwork che non è presente altrove, nemmeno sul manuale, di un piccolo segnale che denota la cura che l’editore ha verso il cliente e l’amore che ha verso il gioco. E che ci spinge a tenere anche le fustelle, a costo di passare per ottimi candidati a centri di degenza quando si apre la scatola per prepararsi alla partita, come ogni volta che apriamo la scatola di Abbatti, combatti e arraffa il malloppo.
Per noi, da tempo, alcuni giochi sono solo giochi, altri sono qualcosa di più. Non pensiamo di essere soli in questa visione romantica per cui non siate timidi e fateci sapere se ci sono dei giochi che non dareste mai via, o se la pensate diversamente credendoci un po’ sciocchi.
Le immagini di questo articolo, quando non sono state fatte di nostro pugno, sono tratte da BGG, e nel nome dell’immagine trovate il nickname dell’autore e il gioco che ha utilizzato. Se una di queste creazioni vi piace particolarmente, prendete in considerazione l’idea di andare a lasciare un commento! Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
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