scritto da Fabio (Pinco11)
Da quando abbiamo collocato sulla colonna sinistra del blog l’apposito riquadro dedicato al ‘contattaci’ devo dire che con una certa frequenza ci sono arrivati messaggi da voi lettori.
In alcuni frangenti la cosa è stata solo l’occasione per svolgere qualche discorso più approfondito e ho pensato diverse volte di aprire un’apposita rubrica proprio per valorizzare alcuni dei più interessanti di questi scambi di opinioni ed eccomi quindi qui, con il proposito di aprire un canale più o meno permanente con i nostri numerosi e simpatici lettori, che permetta di comunicare, anche al di là dello strumento, già utilizzato da molti, dei commenti di fine articolo.
Oggi vi propongo, per iniziare, una voce femminile, perché, a dispetto del fatto che alle convention di giocatori la figura maggiormente presente è quella maschile, in realtà il richiamo positivo esercitato dai giochi da tavolo non conosce confini di sesso ed età e dall’amica Teresa ho avuto ottimi riscontri, di quelli che ci spingono, in realtà, a continuare nel nostro piccolo ed oscuro lavoro qui sul blog 😉
Bene, lascio subito a lei la parola, ripercorrendo la sua prima lettera!
Buongiorno ed un saluto a tutto il gruppo del Giochi sul Nostro Tavolo!
Chi vi scrive è una lettrice di 35 anni, mi chiamo Teresa e mi sono imbattuta nel vostro blog ad ottobre 2013 circa quando io e mio marito cercavamo dei giochi alternativi al Monopoli. Praticamente ci si è aperto un mondo!!! E di questo non possiamo che ringraziarvi ed apprezzarvi per l’impegno, il lavoro ed il tempo che dedicate a questa passione.
Da allora vi leggiamo quotidianamente e quasi con ansia aspettiamo l’indomani per leggere tutte le rubriche, tutte ed, almeno io, anche quella del venerdì dedicata ai bambini, che non abbiamo ancora ma che leggo comunque per farmi un idea e per avere dei titoli interessanti in futuro…
Scorrevo il riepilogo della lista raccolta per anno degli articoli pubblicati dal vs blog fino ad oggi e notavo, complice anche forse il cambiamento del mercato attuale, che c’è stata una forte attenzione maggiore verso titoli di tipo american ed ai giochi di ruolo, molti dei quali usciti anche grazie a progetti crowdfunding.
Non li ho letti in modo scupoloso come è il mio solito ma una lettura ad occhio per capire il contesto lo do sempre. Per essere sincera questa categoria di giochi non sono quelli che fanno parte della mia ludoteca in quanto sono orientata a titoli di stampo german, pochi party game e qualche astratto.
Però conscia della polemica che si venne a creare diversi mesi fa, in cui un lettore esternò pubblicamente nei commenti il suo disappunto verso…. non ricordo se fosse la rubrica “Non Solo Grandi” o se proprio verso una recensione di un gioco…. , ho ritenuto opportuno scrivervi in privato piuttosto che creare una ennesima bagarre, le quali più delle volte nascono per delle cattive esposizioni dei fatti.
Come scrivevo più sopra, riscorrendo tutti gli articoli pubblicati dal 2013 ad oggi ho notato un incremento di anteprime, di prove su strada e recensioni di titoli american, american cooperativi, di ruolo, pieni di miniature, di carte e di ambientazioni fantasy, galattiche, etc. etc. (queste soprattutto nell’ultimo anno).
La domanda che vi pongo è la seguente: è il mercato che si muove in questa direzione o sono io troppo ferma su titoli german puri e crudi?
Non credo che alla prossima manifestazione di Essen non ci siano german cinghialosi dei quali parlare e presentare! E poi in ultima analisi, vi chiedo se è possibile riuscire a pubblicare delle rubriche che siano incentrate su analisi di strategie e di tattica.
Grazie per la vostra preziosa attenzione e spero che questo messaggio possa essere preso anche solo in parte in considerazione; io vi continuerò a leggere sempre e comunque!
Buon lavoro ragazzi ed un saluto!
Teresa.
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Beh, come commentare una lettera come questa?
Prima di tutto la soddisfazione di aver contribuito in qualche modo ad introdurre al nostro mondo giocatori che erano fermi al vecchio e glorioso Monopoly, ma che evidentemente avevano dentro una gran voglia di trovare nuovi sfoghi. E poi, soprattutto, quella di vedere tanta proprietà del nostro gergo in dei confessi newbies 🙂
Passo ora alla mia risposta, nella classica forma ‘da lettera’ 🙂
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Ciao Teresa,
questa è una delle mail che vorresti sempre ricevere, quando scrivi un blog.
Da un lettore informato, che scende nei dettagli e ti dà spunti di
riflessione: la sensazione di appagamento per chi scrive è totale.
Grazie.
Detto questo, il cambiamento che hai notato è effettivo, nel senso che
c’è stata una evoluzione nel mercato. Da una parte sta proseguendo il
processo di polverizzazione degli editori, con nuove realtà, spesso
monopersonali (l’autore produce il suo gioco …) che spuntano in
continuazione (se non erro ci sono stati 3-4 editori italiani in più anche
quest’anno) e quindi l’offerta resta, in senso assoluto, assolutamente variegata.
In generale direi che per i giocatori la cosa rappresenta una sorta di età dell’oro, perché praticamente ogni nicchia del mercato trova soddisfazione, con decine e decine di titoli che escono annualmente in ogni minicategoria.
Chi scopre ora questo mondo avrà quindi, come maggiore difficoltà, proprio quella di orientarsi ed è per questo che abbiamo pensato di proporre ai nostri lettori due strumenti potenzialmente utili come possono essere la nostra
Guida Introduttiva ai giochi da tavolo moderni (
qui il link) e poi la nostra ‘personalissima’
top 100 di sempre (
qui l’articolo in questione).
Passando alla tua osservazione sul ‘passaggio del testimone’ tra german ed american non credo che il mercato si stia indirizzando in senso assoluto in quella direzione, ma solo che due importanti fattori abbiano contribuito ad una certa diffusione del secondo genere, nonché ad una (per certi aspetti positiva) contaminazione tra di essi.
Il primo aspetto è legato alla diffusione crescente dei giochi da tavolo negli States. Gli amici a stelle e strisce quando fanno le cose tendono a farle sempre in grande ed ecco che il sito più noto del mondo dedicato ai giochi da tavolo è proprio Boardgamegeek, obviously in english language.
La sensazione che internet ci dà è quella che i volumi di quel mercato siano in crescita e non a caso là è nata e cresciuta una casa leader come la Fantasy Flight, che muove grossi numeri producendo proprio giochi dotati di tante miniature e che sfruttando efficacemente tante licenze famose, come fino ad un ventina di anni fa nessuno si sognava nemmeno (vedi Assalto Imperiale di oggi, dedicato al mondo di Guerre Stellari).
Il gusto dei cuginoni cowboy è tradizionalmente più attratto da ciò che colpisce l’occhio e dal rollio dei dadi, per cui, quando un mercato anche economicamente ricco come quello si muove, c’è anche molta gente dal vecchio continente che cerca di andare a soddisfare i loro gusti (perché siamo dei buoni) e le loro tasche (perché non siamo tutti filantropi). Da qui un riallineamento del mercato, il baricentro del quale era stato, negli ultimi decenni, fermamente in centroeuropa, verso il nord di essa e che ora vuole tenere conto anche delle esigenze d’oltreoceano.

Dall’altra parte molte risorse le sta assorbendo il crowdfunding, che è nato a sua volta negli States e che quindi è ancora un poco calamitato dai gusti di
laggiù, più orientati a modellini, rollate di dadi ed ambientazioni
fantasy o scifi. Poi, se incassi ad ogni giro dai 500.000 dollari in su con un gioco di miniature, ti puoi porre sul mercato con un atteggiamento diverso dalle decine di piccoli editori di casa nostra (Europa), che hanno tirature medie di 2000-3000 pezzi con fatturati spesso intorno o sotto ai 50.000 euro annui …

Ad Essen di quest’anno mi attendevo così un maggiore sbilanciamento verso l’
american e forse una contrazione degli editori (potenzialmente minacciati da
Kickstarter e cugini), ma alla prova dei fatti anche a questo giro l’evento ha continuato a proporre tonnellate di roba e, a fronte degli
american che arrivano da ovest, ci sono stati a sorpresa dei
german nuovi spuntati dall’estremo oriente, con editori coreani o taiwanesi che hanno proposto (aggiungendosi agli oramai noti giapponesi) anche i più esotici dei cinghiali, a dimostrazione del fatto che la globalizzazione ha portato alla diffusione mondiale della cultura. L’esempio è stato, per dirne uno, un assolutamente
feldiano Burano (ne ho parlato
qui), ma anche lo scorso anno ero stato colpito positivamente da un altrettanto esotico
King’s Pouch o da
Patchistory.
Tirando le somme, quindi, c’è subbuglio, e positivo, sul mercato, che sembra non aver preso ancora una direzione univoca e la speranza è quella che esso stia crescendo di volumi, cosa che, in un periodo di crisi economica generale come questo, non è affatto male.
Ringrazio ancora l’amica Teresa per lo spunto di discussione ed allargo ai nostri esperti lettori il dibattito!!!
Alla prossima.
Fabio