scritto da Bernapapà
Sabato
Nella giornata di Sabato abbiamo fatto una vera maratona: io e Pinco ci siamo presentati all’apertura, e dopo aver fatto capolino al mercatino, abbiamo passato il resto della mattinata a provare prototipi. Abbiamo iniziato con Among Us della UplayEdizioni, di cui credo vi parlerà Pinco in un articolo dedicato.
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| Among Us |
Solo un accenno per sottolineare l’impegno degli autori e della casa editrice per costruire un gioco che metta insieme meccaniche diverse in un mix decisamente innovativo, una sorta di incrocio fra The Resistence e Thurm und Taxis… niente male, devo dire!
Nel pomeriggio, invece, ho condiviso la bellezza di diffondere la cultura del gioco con gli amici della Tana di Pisa, facendo lo “spiegatore”. Devo dire che la cosa mi appaga particolarmente, soprattutto quando capita di spiegare giochi cui tieni molto e che ti piacciono particolarmente. Credo che sia la stessa esperienza di un professore quando spiega un argomento che gli piace: la cosa traspare sicuramente, ed anche chi sta ad ascoltare ne trae beneficio. Mi è quindi capitato di spiegare giochi “complessi” come Orleans (uno dei mie preferiti), 7 Wonders, Istanbul, ma anche giochi più semplici tipo Splendor, Targi, Insoliti sospetti, e tanti altri che nella baraonda del pomeriggio nemmeno ricordo più.
A volte poi la fortuna ci mette del suo: avevo giocato solo il mercoledì precedente a Taverna, e mi è capitato di doverlo spiegare a tre gruppi diversi! La sensazione che si prova, ripeto, è di grande appagamento: soprattutto quando sono i giocatori stessi a farti percepire che sono interessati, si stanno divertendo e gli stai offrendo un servizio molto apprezzato. E la cosa bella è che ti trovi a spiegare giochi al gruppo di amici, alla coppia, al padre che gioca con il figlio, alla famigliola… insomma, di tutti i tipi, da chi è li quasi per caso ed è un po’ intimorito da questa valanga di giochi che nemmeno pensava esistessero, ai giocatori esperti che apprendono al volo le regole ed entrano subito nelle meccaniche.
Un grazie anche a Pinco che si è prodigato nella spiegazione di Tzolk’in che avrei avuto difficoltà a fare, tanti regolamenti sono passati dall’ultima volta che l’ho provato…
Pinco nel pomeriggio ha provato un proto-cinghiale da 2 ore e mezzo… forse ve ne parlerà (King’s Land di Pozzi-Pattori). Prima di cena abbiamo anche provato un gioco di carte a tema piratesco, sempre della UplayEdizioni, che vedrà la luce a breve: gioco veloce, dedicato al vasto pubblico, molto molto accattivante!
Domenica
Nel giorno seguente sono andato con moglie e due figli di 9 e 11 anni. Siamo arrivati un po’ prima dell’ora di pranzo e così abbiamo potuto sederci comodamente ad uno dei molti tavoli a disposizione per il gioco libero, che nel pomeriggio si riempiranno a uovo, tanto che si vedranno vari gruppi con il gioco in mano che girano cercando un posto dove sedersi. Secondo me quest’anno l’affluenza è stata decisamente maggiore rispetto all’anno scorso.
Mentre si mangiava ho voluto far provare a loro Cornwall, una specie di Carcassonne con tessere esagonali… a me non è dispiaciuto (bei materiali, qualche aspetto evolutivo rispetto al famoso progenitore), ma non ha riscosso grande successo al tavolo.
Fra un gioco e l’altro facevo sempre un giretto al mercatino, dove avevo trovato Santa Cruz a 12 euro! Cavolo, potrebbe essere un affare! Torno quindi al tavolo a provarlo (non l’avevo mai giocato), e conoscere anche l’opinione della famigliola… fatti i primi turni, mi affretto al mercatino a prenderlo ma, puff, era già volato via! Accc! Tornando al gioco (qui la nostra recensione), si tratta in sostanza di un gioco di colonizzazione dell’isola, sulla quale ci si muove e si colonizza tramite l’uso di carte: gli obiettivi variabili di collezione posizioni, giocabili dai giocatori durante il gioco (e che vengono conteggiati per tutti) rendono il gioco molto vario e molto interessante, per un target decisamente famigliare: è stato apprezzato da tutti e questo ha aumentato il rammarico per essermelo fatto scappare! Dopo una piccola sgranchita di gambe, a turno per non perdere il posto (nel mezzo del pomeriggio c’era davvero una grande ressa), abbiamo provato Micro Robots: in pratica un Ricochet Robots in miniatura, e molto più semplice da giocare (nel senso che le soluzioni sono più semplici da trovare). In pratica ci troviamo di fronte ad una griglia 6×6, dove ogni elemento rappresenta una combinazione numero-colore (6 numeri e 6 colori), collegati ortogonalmente agli altri. Si lanciano i due dadi (uno per il numero e l’altro per il colore) per conoscere la locazione di partenza e si rilanciano per quella di arrivo del robot, che potrà muoversi saltando ortogonalmente da un elemento ad un altro, con al semplice regola di dover rimanere sullo stesso colore o sullo stesso numero di partenza. Tutto qui: semplice e geniale: i bambini si sono divertiti un mondo, anche in sfide testa a testa, ma le soluzioni sono spesso molto semplici, quindi forse troppo semplice, se paragonato al progenitore.
Il gioco successivo è stato dettato dall’appeal che il marketing sa usare sui bambini: il piccolo ha voluto provare assolutamente Carcassonne Star Wars: ne parla in lungo ed in largo Pinco qui: concordo con lui che benché sia un’operazione spudoratamente commerciale, alla fin fine le novità introdotte lo rendono un gioco un po’ diverso da Carcassonne (la guerra con i dadi), valido da provare, e sicuramente fa presa sui ragazzini. Il gioco è nominalmente un 6+, ma non è così male, nel senso che anche i più grandicelli possono trovare soddisfazione; anzi, alcune scelte di gioco rivelano una minima capacità strategica, impensabile per un sei-enne. Il gioco è in pratica una corsa su un percorso celeste su cui ci si muove tramite carte (passi liberi fino al limite definito sulla carta), dove saremo chiamati a raccogliere il maggior numero di stelle: lungo il percorso potremo raccogliere telescopi (bonus/malus), a soprattutto carte aggiuntive senza le quali non è possibile arrivare in fondo al percorso; se si arriva su una nuvola già occupata da un avversario, invece di raccogliere quanto indicato sulla nuvola, si pesca una carta dall’avversario e gli se ne rende una scelta da noi. Lungo il percorso ci sono anche tre stalli da dove prendere ulteriori bonus che si possono combinare aumentando il numero di stelle a fine gioco. Il vero trigger del gioco sta nella pianificazione dei passi per raccogliere o per rubare; l’aspetto scenico è veramente molto bello, e considerando che è comunque una corsa con l’elemento innovativo dello scambio di carte, alla fin fine risulta un gioco molto gradevole, dedicato ad un pubblico famigliare, anche digiuno da giochi da tavolo.
Si avvicinava l’ora di chiusura, ma volevo provare Nome In Codice, che ancora non conoscevo (qui la recensione), e ci è capitata una cosa strana: sarà stata la stanchezza nostra o di chi ce lo spiegava, sta di fatto che l’abbiamo giocato sbagliando le regole: ossia senza passarsi il turno da uno all’altro: questo ha causato, in pratica, la vittoria spianata per chi iniziava il gioco, in quanto perdeva di senso il tentativo di superare l’avversario cercando di accorpare più parole in un unico indizio. Scoperto l’inghippo, non abbiamo più avuto tempo di riprovarlo, ma conto di farlo a breve, e mi sa che anche questo finirà prima o poi nella ludoteca casalinga.Conclusioni
Nella seconda giornata, passata in famiglia, ho apprezzato la possibilità di sperimentare comunque nuovi giochi (e non è semplice) e la soddisfazione di vedere i figli che si divertono, anche senza stare davanti ad un video! Entusiasmo alle stelle!
PS: il report fotografico non è un gran ché… sono un pessimo fotoreporter…
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