[Reecensione] The Bloody Inn

scritto da Fabio (Pinco11)


Senti, caro, potremmo prenderci una settimana libera per un bel fly and drive in Francia, tutto così, estemporaneo e romantico, fermandoci a dormire dove troviamo, senza nemmeno prenotare: che dici?
Dico che sarebbe stata una splendida idea, cara, ma almeno prenotiamo, perché tra i posti dove passiamo c’é l’Ardece ed ho appena giocato a The Bloody Inn e l’idea di dormire in posti dei quali non si sa niente mi fa un po’ paura … 🙂

Eh, sì, il presupposto alla base di The Bloody Inn, gioco di carte ideato dall’esordiente Nicolas Robert ed edito da Pearl Games (per 1-4 giocatori, dipendente dalla lingua, contenendo scritte sulle carte, tempo medio circa 60′, 14+ di età), il quale vi mette nei panni di loschi locandieri, i quali (nella Francia del 1831) hanno la brutta abitudine di uccidere alcuni dei propri malcapitati ospiti, per depredarli dei loro averi … 
Una sorta di Psyco ante litteram, quindi, come tema e nel merito un gioco di carte con meccaniche di gestione delle stesse ed un pizzico di deck building.



Il curioso tema di fondo e la grafica


Devio dal mio solito cliche di scrittura per parlare della curiosissima accoppiata tema di fondo + stile grafico, perché devo ammettere di essere stato in prima battuta assolutamente allontanato da questo gioco a causa di essi, avendo avuto modo di conoscerlo solo perché il buon Sergio lo ha preso e me lo ha presentato come potenzialmente carino.

Come vedrete nel corso della partita siete infatti chiamati a mettere in piedi una vera e propria associazione a delinquere, assumendo persone che vi aiuteranno ad uccidere gli ospiti (di solito ex tutori dell’ordine, già passati al lato oscuro), altre che saranno utili per costruire piccoli annessi del vostro alberghetto sotto i quali cementare i cadaveri, altre ancora che faranno da becchini e così via, per cui ho la sensazione che il 14+ sulla scatola sia determinato più dal tema di fondo, che dalla reale difficoltà a comprendere le dinamiche di gioco.

Nel contempo la scelta grafica compiuta è stata quella di affidare le matite ad una coppia di talentuosi disegnatori (Santiago – Weberson) caratterizzati da un tratto molto ‘forte’ e d’impatto, che rende il tutto ancora più cupo e spaventoso.

Devo anche ammettere, però, di essermi rapidamente abituato ai ritratti vagamente cubisti dei personaggi e di essere ora giunto addirittura ad apprezzarli, per cui credo si tratti, come accennavo, di una questione di primo impatto.
L’editore poteva effettivamente scegliere di rivolgersi verso un tema di fondo più edulcorato e/o verso uno stile grafico più ironico e coloratoso, ma alla fine, per emergere nel mare di uscite, qualche idea bisogna pur averla, o no?
Sotto il comparto grafico, dunque, ho superato il mio primo impatto da ‘rifiuto mentale’, per arrivare a passare a mia volta nel lato oscuro … 🙂
Il manuale del perfetto assassino

Vabbè, preso atto del fatto che dobbiamo costruire una filiera produttiva, nella quale lo scopo è di uccidere, seppellire e depredare i nostri sventurati ospiti, mettendo su una banda il più possibile completa, lo sviluppo del gioco risulta di base tanto lineare quanto non del tutto immediato da spiegare.
Rinvio i più precisi alla lettura del manuale (qui in inglese), limitandomi come sempre ad accenni. (serve per corromperlo e/o per ucciderlo e/o per costruire), una somma in denaro che porta con se, una categoria (es. nobili, artigiani, …) ed infine può concedere la possibilità di costruire un ‘annesso’ della locanda (sotto il quale seppellire i cadaveri depredati).

Ogni carta raffigura un personaggio ed ha un livello da 0 a 3, oltre che un valore in denaro (ossia quanto guadagnerete se lo ucciderete e seppellirete) ed una categoria di appartenenza (ovvero cosa vi aiuta a fare, senza doverlo scartare: per esempio l’abate vi aiuta a seppellire cadaveri ed il birraio a corrompere gli ospiti, persuadendoli ad unirsi a voi). Nell’angolo in basso di ogni carta è invece raffigurato l’annesso (edificio) che vi consente di costruire, con l’effetto prodotto in via permanente e/o subito e/o a fine partita.

Le azioni disponibili sono: 1) corrompere un ospite (o sino a due paesani), prendendolo in mano e facendolo così entrare nel proprio gruppo. Per farlo si devono scartare carte ospite in numero pari al valore della carta. Si noti che i personaggi con il simbolo ‘denaro’ possono essere esibiti e recuperati senza scartarli ; 2) costruire un annesso. Serve per ottenere bonus, immediati e/o permanenti e per seppellirci sotto cadaveri. Per costruirlo si scartano carte ospite in numero pari al valore della carta. Qui sono i personaggi con il simbolo cazzuola a poter essere esibiti e recuperati ; 3) uccidere un ospite. Stesso discorso: scarta carte pari al valore dell’ucciso e trattieni le carte usate se hanno il simbolo della pistola ; 4) seppellire cadaveri. Il meccanismo resta lo stesso e i personaggi che non serve scartare sono quelli con la bara ; 5) riciclare il denaro. Siccome si possono tenere al massimo 40 monete in cash, si può perdere un’azione per convertire denari in ‘titoli’.

L’idea è che in ogni turno, dopo l’arrivo degli ospiti (in numero variabile a seconda dei partecipanti) i giocatori si alternino nel compiere un’azione, ripetendo per due volte la cosa.
Alla fine del turno ha luogo, se vi sono ancora vivi ospiti poliziotti (quelli con il simbolo pistola), l’investigazione, che costringe chi abbia cadaveri insepolti a pagare 10 monete ad un becchino del paese per farli scomparire … 😉
A questo punto si deve pagare una moneta per ogni carta personaggio che si ha in mano (il loro ‘salario’) e si procede con il turno seguente. Terminato il mazzo si rimescolano le carte degli ospiti residui e si completa il secondo giro del mazzo, prima di dichiarare chiusa la partita e vincente chi ha più denaro.

Le impressioni del piccolo gestore dell’Old Bates Motel

Il gioco, come accennavo, mi ha colpito positivamente sin dalla prima partita, rappresentando una piacevole sorpresa, visto che lo avevo del tutto lasciato da parte e non ne avevo approfondito i contenuti, in quanto disincentivato da tema e grafica.
Messo in tavola, invece, si è rivelato davvero interessante.
In sé il gioco propone meccaniche in parte già note, perché in fin dei conti è in radice un deck building, visto che una parte del gioco consiste, appunto, nel costruire una ‘banda’ criminale che vi aiuti nelle vostre imprese.

Da questo alveo di partenza però lo sviluppo della partita vi porta a percorrere diverse strade rispetto ai titoli già visti di questa categoria, in quanto il fatto di dover pagare alla fine del turno una moneta per ogni carta che si ha in mano comporta di doversi indirizzare verso la costruzione della ‘miglior via di mezzo’ tra il gruppo che si vorrebbe idealmente avere (ossia 3 personaggi per tipo, in modo tale da poter compiere quasi ogni tipo di azione gratuitamente, ossia senza scartare nessuna carta) e quello che ci si può permettere di pagare.
Nel corso della partita, quindi, assisteremo ad un ‘viavai’ di personaggi nella nostra mano, con alcuni di essi che tratterremo per compiere grazie a loro le azioni nelle quali sono specializzati (ricordo che certi tipi di personaggi consentono di compiere certe azioni senza scartarli nel farlo), altri che giocheremo come ‘annessi’, fruendo così delle loro capacità speciali e degli spazi così creati per collocarvi cadaveri ed altri ancora che semplicemente passeranno dalle nostre mani e saranno scartati per compiere azioni (tra questi ricordo che ci sono anche i ‘paesani’, di facile e continua reperibilità).
Su questa base, già stratificata, si collocano poi l’idea del ‘limite del contante‘, ovvero il fatto  che si possono trattenere solo fino a 40 monete, dovendo poi perdere una mossa per convertirle in ‘titoli’, il limitato numero di turni, il fatto di non poter tenere a lungo cadaveri insepolti ed il pizzico di interazione extra determinato dal poter fruire, per seppellire i cadaveri, anche degli annessi altrui (versando un 50% dei profitti), spesso bruciando le pianificazioni del vostro ospitante.
La miscela, dopo essere partiti da un’idea lineare, diventa alla fine complessa il giusto, senza però sforare nel brain burning, anche perché, come avrete intuito, per quanto ci possano essere alcune strade privilegiate per la vittoria e/o alcune tattiche che potrete sviluppare giocando (vedi combo tra specifiche carte), se le carte che desiderate non escono, dovrete adattarvi.
Se teniamo conto del fatto che è sempre prevista (anche per una questione di variabilità) la eliminazione di un tot di carte ad inizio partita, capirete che questo titolo, così come la stragrande maggioranza dei giochi con carte, vi richiede di massimizzare ciò che la sorte vi ha fornito, ovvero punta sulla capacità di cogliere al volo quale sia la cosa migliore da fare sulla base di ciò che è disponibile.

Nel complesso risulta, a mio parere, godibilissimo e, dopo la prima partita (nella quale potreste anche trovarsi a chiudere a punteggi bassissimi, se non vi spiegano subito il concetto del ‘riciclaggio’ del denaro contante) assolutamente facile da giocare.
L’interazione tra giocatori si può sentire, è vero, ma soprattutto nella forma indiretta, ovvero perchè vi possono fregare da sotto il naso le carte migliori lasciandovi un sacco di spazzatura, mentre quella diretta (ovvero il venire da te a seppellire i loro cadaveri) è riservata per situazioni particolari (per essere efficace).
Una menzione va alla modalità solitario, che rispecchia, nella sostanza, il gioco normale, proponendovi la sfida di ottenere punteggi elevati. Anche qui il tutto è godibile, almeno per sviluppare tattiche di gioco e capire come si combinano le carte, ma preavviso che le partite in solo durano più turni e non c’è (ovviamente) l’altrui concorrenza, per cui non attendevi di poter ripetere gli  stessi punteggi quando lo riproverete in multiplayer (e ricordate che avrete meno turni a disposizione!).
Ragionando, infine, sulla longevità, direi che dopo qualche partita si inizia a comprendere come certe carte risultino suggerire alcune strategie più efficaci (tipo quella che consente di utilizzare ogni personaggio come se fosse un becchino) e si impara a strutturare in un certo modo la partita (per esempio io gradisco prima dedicarmi a costruire annessi e poi ad ammazzare e seppellire), modulando poi i tempi ‘spiccioli’ a seconda di ciò che esce. Ho la sensazione che determinate carte emergano nel corso del gioco come meno attraenti di altre e che nell’arco di una decina di partite il nocciolo del gioco possa essere sviscerato (meno, se in multiplayer), ma qui, essendo uno dei pochi del mio gruppo che lo ha giocato più intensamente, devo attendere di avere riscontri da altri giocatori assidui.

Conclusione


Bloody Inn, a dispetto di una ambientazione piuttosto macabra e di disegni che al primo impatto possono risultare anche non graditissimi (ma ci sta anche che ne siate rapiti, perchè il tratto è comunque ‘artistico’), è risultata per me una gradevolissima sorpresa, riuscendo ad attirarmi a sufficienza per giocarci diverse partite (e, considerando il mare di roba rientrata da Essen, non è poco).
E’ un gioco di carte che parte da meccaniche note (come il deck building), inserendoci però alcuni interessanti aspetti (vedi il fatto che le carte in mano vanno pagate ad ogni turno per tenerle, ma non solo) tali da renderlo sufficientemente interessante e diverso dal ‘giavvisto‘ per giustificare almeno una sua messa alla prova.
Per me, quindi, promosso a pieni voti 🙂 

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