scritto da Fabio (Pinco11)
Si tratta di un titolo che si propone sicuramente come innovativo, in quanto propone come obiettivo dei giocatori il ricostruire una formula combinando le varie carte ‘elemento’ che si acquisiscono nel corso della partita. La struttura base di un gestione azioni è quindi asservita ad una sorta di maxi Master Mind dai colori rutilanti e fruibile anche in modalità bastard inside, viste le piccole cattiverie gratuite che si possono regalare ai compagni di gioco. Sicuramente non per tutti, perché il ‘può piacere come no’ è in agguato, data la particolarità, ma se siete nel primo gruppo dovreste uscirne entusiasti.
Mostro economico che arriva con 3 regolamenti e una scatola da 2 kili. Arkwright della Spielworxx non è un cinghiale, è un dinosauro. Pieno, rifinito, curato, spaesante alla prima partita, propone la gestione dello sviluppo industriale di inizio ottocento con annesso mercato del lavoro e vendita sul mercato interno ed esterno, basandosi sul concetto di appetibilità della propria merce, data da qualità+pubblicità-costo. Solo per impavidi, con la sua durata di circa 4 ore è per i pochi che hanno il coraggio di affrontarlo e che sicuramente ne apprezzeranno la perfezione (qui la recensione).
Shadows of Brimstone
Dungeon Crawler a firma Jason Hill, del tipo “tutti contro il gioco”, per 1-4 giocatori, 120 minuti di durata. Finanziato tramite Kickstarter in due scatole base indipendenti, è edito da Flying Frog e Heidelberger Spieleverlag. Sulle orme di Warhammer Quest come impianto regolistico e di gioco, SoB ci porta in un far west fantasy, a impersonare pistoleri che esplorano miniere perdute combattendo contro mostri cthuluoidi e quant’altro. Gameplay semplice ma efficace, un sacco di materiale, miniature a nastro, SoB è uno dei titoli che segnano la rinascita del dungeon crawler a cui stiamo assistendo nell’ultimo periodo.
Myth
Finanziato con Kickstarter, ha visto già nascere, nel 2015, una seconda stagione che ha raccolto più della precedente, segno che le polemiche di produzione incontrate con la prima scatola sono state presto dimenticate grazie alla validità del gioco. Myth è uno skirmish di Brian Shotton e Kenny Sims, creato dalla Mercs e finanziato tramite Kickstarter. Per 2-5 giocatori, 120 minuti, ha la caratteristica di essere un free-form, ovvero è il giocatore stesso a decidere come strutturare la propria avventura e che mostri incontrare, similmente a un gioco di ruolo. Questa modalità è comunque affiancata da avventure preconfezionate. Il gioco è del tipo “tutti conto il gioco”, per cui i mostri sono mossi da una intelligenza artificiale. La meccanica è card driven, ovvero ciascun personaggio ha un mazzo da cui pesca tot carte con cui eseguire attacchi ed altre azioni. Lo scopo di ogni singolo scenario è di solito sopravvivere ai mostri sigillandone le tane. L’ambientazione è fantasy classica.
Tabellone modulare, teorico gioco di civilizzazione, edifici da costruire. Se ne parla in giro piuttosto bene e per questo l’ho anche acquistato, in modo poco lungimirante in versione tedesca (le carte hanno testo in lingua) e per questo è nel novero dei 4-5 titoli di Essen che ancora non hanno visto il tavolo. A breve conto di colmare la lacuna e riempire questo spazio 😉 Per ora vi dico che su BGG gode di un buon 7.50 di media voto e che ne ho sentito parlare come di un potenziale (?!) concorrente con Terra Mystica, ma con non troppa convinzione (qui la nostra recensione) … 😉
DoW ci porta in un gelido inverno in cui l’umanità è assediata dagli zombi ma soprattutto dalle proprie paure ed ossessioni. I giocatori si trovano a gestire un gruppo di rifugiati (ciascuno controlla più di un personaggio) che devono raccogliere cibo, scaldarsi, combattere i nonmorti. C’è sempre una missione da compiere, un bisogno primario da soddisfare per il bene comune, ma per vincere la partita occorrerà anche soddisfare il proprio obiettivo personale…spesso a danno della comunità intera. Il gioco corre sul filo di questo rasoio, tra il delicato equilibrio dei propri meschini interessi e il bene collettivo. E uno di noi potrebbe essere anche il traditore, il cui unico scopo è distruggere il gruppo…
Uno dei giochi più attesi dell’anno, falso collaborativo a scenari, per il quale è annunciata una localizzazione in italiano ma non si hanno date certe.
Per 2-4 giocatori, in italiano grazie ad HC-Distribuzione, Panamax è degli stessi autori di Madeira e si sente. E’ un gestionale che sfrutta in minima parte la gestione dadi e si avvale della logistica per spostare le navi all’interno del canale di Panama, mobilitando carichi di merce che faranno arricchire i giocatori. Il problema è in una certa pastosità del regolamento, in passaggi ineleganti e controintuitivi oltre che nella difficoltà che sfocia in impossibilità di controllo. Non solo è possibile muovere le navi altrui, ma anche caricarle con le proprie merci e infine comprare azioni delle compagnie rivali. Il tutto con contorno di bonus, malus, regolette, eccezioni varie. L’impressione è che si sia voluto infilare nel gioco forse un po’ troppe cose. Resta un gestionale molto curato e pieno di possibilità, forse troppe.
Una delle sorprese positive dell’anno. Dell’italiano Luigi Ferrini, edito da Ergo Ludo, propone una civilizzazione light per 2-4 giocatori in 90 minuti di tempo. Completo nella sua essenzialità, presenta un mix di punti azione e piazzamento, con alcune idee eleganti e innovative per risolvere i problemi di lunghezza e downtime che affliggono da sempre i titoli con questa tematica. Le regole immediatamente assimilabili sottendono un gioco affatto banale, completo di esplorazione (mappa componibile sempre differente), cultura (diverse civiltà, ciascuna con una abilità speciale), guerra (mai troppo invasiva o frustrante), gestione risorse (velocizzata con una regole geniale), albero tecnologico variegato. Già annunciata una espansione con 5° giocatore e una nuova meccanica che aggiungerà religione/politica. Qui la rece.
Per 2-4 giocatori, forte ambientazione implementata da meccaniche german, sfrutta punti azione e maggioranze. C’è una notevole interazione diretta e il mix che ne risulta è un incrocio tra El Grande e Caos nel Vecchio Mondo. Si è rivelato uno degli underdog di Essen. Non facile da capire e padroneggiare, sicuramente poco elegante e macchinoso in certi passaggi, sarà apprezzato maggiormente da chi ama gli ibridi german-american con alta interazione e scontri deterministici. Una delle particolarità è quella di proporre ben 4 modi diversi per terminare la partita: turni, punti, reputazione e una condizione diversa per ciascuna delle 4 fazioni in lotta. Qui trovate l’articolo ad esso dedicato.
La Granja, Keller – Odendhal edito da Spielworxx
quanto il turno di gioco è strutturato in 4 fasi e ciascuna fase è
composta di svariati passi. Il player aid in questa circostanza fornisce
un ottimo aiuto per fare le cose ben fatte senza dimenticare qualche
passaggio. L’aspetto che mi ha colpito favorevolmente è stato
l’insospettabile profondità del gioco che porta a dover pensare ai due
motori basilari del gioco: la produzione e trasformazione delle risorse
in gioco e l’aspetto logistico del trasporto. A questo si unisce la
scelta se concentrare gli sforzi nel servire i negozi o i carri da
portare al mercato. Il tutto condito dal timing su quando servire i
negozi (consegnare nei primi turni fa prendere pochi punti ma consente
di utilizzare maggiormente i privilegi durante la partita).
è il tasto dolente del titolo sia per il tema di fondo che per le
principali meccaniche proposte con espliciti riferimenti ad alcuni
titoli (Luna, Glory to Rome ecc.). Nonostante tutto ciò il gioco è ben
strutturato e cammina ottimamente con le proprie gambe.
gioco miscela in maniera ottimale sia la casualità (delle carte), sia la
fortuna (dadi) che l’interazione tra i giocatori (il mercato) e ad ogni
fase ci propone delle scelte sulla migliore strategia da adottare.
conclusione La Granja si propone come una delle migliori uscite del
2014 e non mi stupirei se dopo l’uscita della ristampa in questi giorni
se diventasse un nuovo “classico” dei German.
Era uno dei titoli più attesi della fiera di Essen, in quanto appartenente alla terna dei giochi basati sul bag building: si tratta di un gestionale puro, nel quale la dozzina di azioni base è eseguibile fruendo di varie combinazioni di lavoratori che si pescano dalla propria sacchetta. Anche qui le regole di base sono abbastanza lineari, ma poi è stata costruita una infrastruttura con bonus crescenti mano a mano che si acquistano nuovi omini, con una mappa da andare a controllare, costruendo delle sorte di reti, così come diverse fonti di punti, per cui abbiamo nel complesso un bel cinghialozzo vispo vispo. Le uniche perplessità stanno nella potenziale ripetitività del motore di gioco (18 turni) e nella componentistica, che risulta più ‘nella media’. Qui le mie impressioni sul gioco.
In estrema sintesi è tutto quello che ti aspetteresti da un Feld classico, di quelli con l’insalata di punti, ma proposto da una coppia di autori italiani e da un editore nostrano (sia pure ora con sede in Germania). Qui ognuno parte con un set di carte in mano, che deve giocare (in diversi possibili modi) formandosi gradualmente una base per futuri bonus a cascata. Un sacco le locazioni ‘da punti’ sulla mappa, per un titolo complesso, ma anche sufficientemente lineare. Qui la recensione di Nero.
Il buon vecchio Stefan non delude con un titolo che rappresenta una piccola novità nella pur ampia ludografia dell’autore tedesco. Il gioco infatti è ambientato (più o meno..) all’interno di una teorica stazione sottomarina, all’interno della quale i giocatori si affannano nel correre con il proprio scienziato da un modulo all’altro cercando, nel farlo, di collezionare robe e/o scacciare polipetti infestanti. Forte l’interazione, data la presenza di meccaniche di maggioranze, compaiono anche diverse restrizioni nella scelta delle azioni da compiere ed il gioco, nel complesso, rappresenta una ventata di novità nella produzione dell’autore. Per maggiori info eccovi il link alla nostra recensione.
Prendi un gioco ambientato in un mondo postnucleare apocalittico (51st. State), cambiagli il nome e l’ambientazione, attribuendo ad ogni fazione una ipotetica appartenenza ad una civiltà del passato e mettici in copertina un omettopacioccone e simpatico. OtterraiImperial Settler, uno dei successi della fiera di Essen 2014, gestionale a base di carte, con buoni componenti (grafica curata e materiali in legno con le loro formine …) ed una certa potenziale interazione (draft di due carte in ogni turno, qualche razzia e diverse carte ‘interattive’), che si propone come ‘peso medio’ con ambizioni di restare sul mercato anche grazie alle varie espansioni (pacchetti di carte) già in arrivo, le quali dovrebbero renderlo una sorta di LGC (gioco di carte non collezionabili) gestionale (qui la nostra recensione)
Prendi un titolo che ha già avuto un enorme successo, come Descent (esplorazione labirinti arricchita da numerose miniature) e trasportane integralmente le meccaniche nel mondo di Guerre Stellari. Ottieni così questo Star Wars Imperial Assault, vendi un gazillione di copie e rendi felici tutti i fan della fantascienza. Missioni, modalità campagna, miniature personalizzate degli eroi della saga rendono il titolo un vero must sia per chi vuole rivivere le esperienze del dungeon crawling in salsa sci fi, ma anche per chi vuole semplicemente avere in mano le miniature dei propri eroi di una volta.
Attualmente uno dei titoli più votati su BGG, è il successore di Suburbia, con un tema medievale. Il gioco recupera le dinamiche di base del predecessore (acquisto e piazzamento tessere, con guadagno di punti legato in parte alla vicinanza di determinati tipi di tessere), ma arricchisce il tutto con alcune idee molto carine ed interattive. Tra di esse simpatica è la rotazione nel ruolo di ‘banditore’, ovvero di chi decide il prezzo di ogni tessera disponibile, incassandone poi il prezzo, ma è bella anche l’idea delle tessere di diversa dimensione e la grafica (pur rimanendo di base ‘squadrata’) comincia ad essere più curata (vedi anche l’immagine di copertina). Un passo avanti per l’autore ed un titolo nel complesso decisamente godibile 😉 Qui la nostra recensione.
Un successo annunciato dalla coppia Siver (Maria) –Sylvester (King of Siam) e un capolavoro confermato. Scatola ridotta, prezzo pure, questo gioco per 2 ci porta a rivivere i 40 anni di separazione delle due Germanie, dal dopo guerra alla caduta del Muro. Card driven, l’unico elemento aleatorio è appunto la pesca delle carte, la maggior parte delle quali sono però poste in un diplay comune da cui possono attingere entrambi i giocatori, in uno scontro di nervi e strategia. La Germania Ovest deve attaccare la fragile economia dell’Est per farla crollare o per scatenare una rivolta di massa. L’Est deve resistere fino a fine partita parando i colpi e calmando il popolo con la propaganda socialista. Strategico e tattico al tempo stesso, WSDV! è per ora uno dei migliori titoli dell’anno (link all’articolo su di esso).
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