[Prime impressioni] – Massilia

scritto da Fabio (Pinco11)


Il 30 aprile 2012 si chiudeva la campagna di crowdfunding aperta sulla piattaforma Ulule per il finanziamento di Massilia, di Alain Epron, gioco per 2-4 giocatori ambientato nella antica città romana di Marsiglia.
Il titolo, che doveva essere prodotto dalla KND edizioni, animata dallo stesso autore, raccolse a suo tempo oltre 7000 euro ed avrebbe dovuto vedere in breve la luce, senonché l’autore – editore incappò in alcune disavventure ed il gioco non fu poi più pubblicato, con conseguente perdita dei denari investiti dai fiduciosi finanziatori.
Lo scorso autunno però un nuovo editore, la Quined Games, è subentrato nel progetto ed ha assicurato, quale compenso per l’autore, la consegna ai finanziatori di allora della loro agognata copia, per cui la vicenda (per quanto ne so per aver letto la cosa su internet) dovrebbe essersi conclusa, per una volta, felicemente.
Fatto sta che del gioco, affossato nelle votazioni su BGG dai numerosi voti bassi lasciati a suo tempo dai primi finanziatori delusi su Ulule, si è poi parlato pochino, per cui ho pensato di colmare la lacuna dedicandogli questo articolo.

SULLE ORME DI TROYES


Il gioco, in realtà, si presentava come abbastanza ambizioso e con le giuste credenziali, perché l’autore era reduce dal buon successo ottenuto con il suo Vanuatu (in Italia anche edito da Asterion) e perché le meccaniche proposte ricordavano l’allora recente Troyes, in quanto il gioco presenta tra i propri componenti una bella manciata di dadi, in 4 diversi colori, da utilizzare per compiere le varie azioni disponibili.
L’idea di base del gioco è quella che il tabellone rappresenta un percorso sul quale si muovono tre pedine ‘clienti’, passando di fronte alle bancarelle allestite dai giocatori, sulle quali sono esposti le merci (in tre/quattro colori) da essi preventivamente acquistate.
Al proprio turno i giocatori quindi provvedono a prelevare dalla riserva centrale un dado, svolgendo di conseguenza la relativa azione, che può consistere nel 1) comprare un tot di merci (a seconda del valore sul dado) ; 2) muovere un cliente (o la pedina console) di un tot di caselle (indicate dal dado), cosicchè egli possa comprare dal giocatore di turno, pagando denari e punti vittoria  ; 3) guadagnare punti vittoria pari al dado (pagando monete) o 4) fare un’offerta alle divinità, pescando una delle carte disponibili (pagandola il costo indicato dal dado). In alternativa, naturalmente, si può sempre passare …
Su questa base si innestano poi diverse cosette, a partire dall’idea che è sempre possibile modificare valori e colore dei dadi prendendo dei segnalini penalità (disponibili in numero fisso ad inizio partita), che a fine gioco restituiscono, ovviamente, dei malus, passando poi per le carte divinità, che consentono diverse eccezioni alle regole, finendo ancora nelle cattiverie gratuite possibili, come quella di far passare il console corrotto davanti alle altrui bancarelle (attenzione: interazione diretta!!)  per esigere pesanti tasse (in alternativa si può anche corromperlo per costruire nuovi stalli).
A fine partita (dopo 7 giri) si calcolano i punti vittoria di bonus sulla base del numero di stalli costruiti e si sottraggono quelli per i segnalini penalità prelevati.
COM’E’?
Parto come sempre dall‘occhio, per dire che nel complesso, messo sul tavolo, questo Massilia si presenta abbastanza bene, grazie alla grafica allegra (frutto del lavoro del duo Brienne – Tegelaers) che contraddistingue copertina, manuale e tabellone.
Essa vale in qualche modo a compensare la anonimità di altri materiali, come i cubetti di legno multicolore (ora come ora un pochetto retrò), anche perchè pure le carte presentano gradevoli illustrazioni.
Per il resto direi che il giudizio complessivo è di una ‘adeguatezza dei materiali allo scopo’, con una nota positiva per l’impatto d’insieme del tavolo imbandito verso fine partita.

Sull’ambientazione diciamo che il grosso per renderla lo fa la grafica, in quanto per il resto direi che il tema prescelto poteva essere agilmente sostituito con altri.

Passiamo a come il gioco gira per dire che la sensazione di trovarsi di fronte ad un titolo che raccoglie la sfida di Troyes la abbiamo sin da subito, perché tutto gira, come è comprensibile, intorno ai dadi.
L’approccio è per diversi aspetti simile, perché qui ne sono presenti quattro colori, invece che tre, ma il principio resta quello dell’azione che è svolta con maggiore o minore ‘potenza’ a seconda del numero prelevato. Nel contempo però le differenze sono tali da rendere Massilia un titolo completamente diverso come esperienza complessiva di gioco.
Per prima cosa infatti qui i dadi entrano in gran parte in un pool unico, avendo i giocatori però la possibilità, pagando un prezzo ad inizio turno, di trattenere solo per proprio uso personale i dadi (già rollati) prelevati nel precedente turno, ma a seguire c’è l’aspetto, essenziale, legato alla facoltà di modificare in diversi modi i dadi, a partire dal colore, passando poi per l’aumento dei valore facciale, il tutto semplicemente facendosi carico di gettoni penalità.
La chiave del gioco diventa così la continua lotta contro l’alea, perché oltre alle modifiche con penalità ci sono anche quelle consentite dalle carte divinità, per cui letteralmente con poco si può partire da un 1 in un dado e rivoltarlo come un calzino, arrivando a ciò che serve senza troppi problemi.

Per il resto il gioco propone un meccanismo di speculazione sulle merci, ‘ruotando’ il loro prezzo di acquisto e vendita tra un turno e l’altro, in modo prevedibile (tanto da poter organizzare le proprie azioni). Qui la cosa è mescolata con il concetto di controllo territorio che emerge con il piazzamento delle bancarelle, per le quali è stimolata la crescita in numero (restituiscono punti a fine partita), ma nel contempo è ben presente un fattore vulnerabilità (che funziona anche da meccanismo di ripresa del leader del gioco), perché una delle mosse consentite è quella di muovere il console corrotto, che richiede il pagamento di una tassa per le merci presenti sulla bancarella (normalmente avversaria) dove si ferma.
Così come in Vanuatu, quindi, anche qui c’è spazio per l’interazione diretta, quella cattivella, che può contribuire a mettere un poco di pepe nel piatto.

Sulla scalabilità direi che il numero di dadi scala per adattare il gioco al diverso numero di giocatori, ma la versione a due appare un attimo meno interattiva (nel senso che le bancarelle sono sempre o mie o tue) di quella multigiocatore, così come in quattro a volte ci si può trovare fin troppo bersagliati dagli altri prima che ristia a noi. Nel complesso comunque il gioco resta fruibile in tutte le formule.
Quanto al target direi che è un classico gioco medio, adatto ad un pubblico relativamente ampio (non occasionale).

CONCLUSIONI


Questo Massilia, giunto sui nostri tavoli dopo lunga gestazione e travaglio, è alla fine un titolo interessante, che declina in modo intelligente la classica sfida alla visione dei dadi quale strumento principe dell’alea.
La casualità qui è imbrigliata, legata ed indirizzata, cosicchè i nostri amici cubosi diventano semplici generatori casuali di numeri, pur mantenendo il classico fascino che li contraddistingue. Manca forse in Massilia la varietà e longevità di un Troyes (dove la varietà delle carte azione genera un gran numero di potenziali combinazioni), rispetto al quale presenta una grafica più pulita e colorata (personalmente non riesco a gradire il tratto di Roche, che illustrò Troyes, ma qui sono gusti personali) ma esso risulta alla fine godibile, per quanto un pelo risenta, come era naturale, degli anni passati nella sua preparazione prima di arrivare al’uscita (già dal 2009, leggevo, risale la sua originaria ideazione) e del paragone con il più volte richiamato lontano cugino.
Ottima, comunque, l’iniziativa editoriale della Quined nel produrre questo controverso titolo, ponendo fine alla litania di lamentele dei suoi originar supporter della campagna di finanziamento, i quali oramai da tempo pensavano di aver buttato i loro denari.

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