scritto da Fabio (Pinco11) – Poldeold
Il gioco è piuttosto semplice, coerentemente con l’ampio target di pubblico al quale è indirizzato. L’idea è quella che al proprio turno ogni giocatore utilizzi la carta territorio che ha in mano (dopo averla usata ne pesca una per il turno seguente) e collochi sul tabellone tre delle proprie casette, con l’obbligo di posizionarle su caselle esattamente di quel tipo e se possibile a contatto con altre proprie casette già sul tabellone. Se nel piazzarle si entra in contatto con una locazione speciale si preleva la relativa tesserina bonus e dal turno seguente sarà possibile fruire, in aggiunta, di quell’azione speciale (tipo : ‘piazza un’altra casetta nel posto x o sposta una casetta). A seconda delle schede che si sono utilizzate per assemblare il ‘reame’ le tesserine bonus saranno diverse.
I punti (da qui lo scopo del gioco) si ottengono in modo diverso in ogni partita, nel senso che all’inizio di ognuna di esse di pescano tre carte obiettivo, che sono rivelate a tutti i partecipanti, le quali illustrano il punteggio che è riconosciuto per alcuni insediamenti. Per capirci vi dico che si può avere un punto per ogni casetta posizionata vicino a tessere ‘mare’, oppure uno per ogni diversa linea nella quale si è costruito, o 4 punti per ogni castello o locazione collegato al proprio network e così via. Costruire in aderenza ai castelli presenti sulla mappa attribuisce, infine, sempre un bonus di 3 punti per castello.
Parto come d’uso dal commento sulla ambientazione e componentistica per dire che la prima è quasi assente, nel senso che, come ventilavo in precedenza, il tema si potrebbe tranquillamente adattare ad un titolo ferroviario, mentre si scorgono meno le attinenze tra l’idea di costruire un regno ed il poter a volte collocare casette in punti lontani del tabellone non è che c’entri moltissimo (aldilà delle fantasiose spiegazioni che si possono dare). Quanto ai materiali devo dire che la Queen non lesina mai su di essi e tanto il tabellone quanto i trippolini a forma di casetta risultano adeguati e funzionali allo scopo: l’unica osservazione è sulle carte in lingua, che potevano essere forse sostituite da una scheda multilingua, ma qui è l’italiano che parla, visto che non ho trovato le carte nella nostra lingua (non è escluso però che arrivino a breve).
Quanto alla varietà degli obiettivi l’idea di averne tre pescati a caso in ogni partita dovrebbe donare longevità al titolo, ma nel contempo la cosa dà luogo, a volte, a situazioni di ‘conflitto’ tra diversi obiettivi, riducendo ancor più le potenziali strategie (per esempio ce ne è uno che premia la costruzioni in più linee ed un’altro che premia la costruzione di più case nella stessa linea ..). L‘interazione, infine, è presente, visto che, come accennavo, si può cercare di ostacolare gli avversari, ma la sensazione è che ciò che maggiormente può ostacolare sia la pesca delle carte, piuttosto che gli altri principi …
[poldeold] Personalmente ho trovato che la meccanica rispecchi piuttosto bene lo spirito che io credo voglia esprimere il gioco. Mi spiego: se considero KB un gioco complesso non posso che condividere pienamente l’analisi di Fabio; ma dal momento che, a mio modesto parere, questo boardgame è da concepire piuttosto come un concorrente da Spiel des Jahres ROSSO, per intenderci (e qui mi spiegherò meglio nelle impressioni finali) allora trovo che le dinamiche siano adatte. Tenete conto che purtroppo ho testato il gioco soltanto in 2 e non ho quindi avuto la possibilità di provarlo in 4 dove credo possa dare il meglio di sé. Sulla questione della pesca si può applicare qualche house rule (e qui i puristi inorridiranno) che si usa per esempio a Carcassonne (pescare due carte e non una così da poter scegliere cosa giocare). Bisogna tener conto inoltre che la scelta iniziale del territorio da colonizzare diventa fondamentale per evitare ciò che Fabio ha ben illustrato e cioè rimanere per più turni nella stessa area di terreno. Al contrario cambiare forzatamente luogo di posizionamento può aprire a nuove prospettive e quindi essere più positivo che negativo. Sono d’accordo infine che alcuni obiettivi sembra che si “annullino” l’uno con l’altro. È anche vero che ciò obbliga il giocatore a fare delle scelte durante la partita e ciò rende il gioco un pochino più interessante.
Propone alcune idee interessanti (obiettivi e tabellone variabili) e la possibilità di elaborare tattiche di gioco anche elaborate, premiando chi rifletta maggiormente, il tutto nel contesto di un regolamento semplice ed abbastanza immediato. Può essere quindi idoneo come titolo introduttivo al mondo dei giochi da tavolo ed al genere dei giochi di collegamento. Nel contempo però non risulta avere abbastanza profondità per attrarre i giocatori più incalliti, abituati a sfide decisamente più complesse, i quali potrebbero mal gradire anche la componente aleatoria della pesca delle carte (fatte salve eventuali ‘regole della casa’ idonee ad incidere su questo aspetto).
[poldeold] Le mie impressioni finali. Ho provato KB alla fiera di Essen di quest’anno e forse proprio perché volavo a 10 metri da terra (era la prima volta che andavo nella cittadina germanica) ora tendo ad essere meno critico. Resta il fatto che, condividendo appieno il commento finale di Fabio, mi sento di aggiungere un paio di osservazioni. Innanzitutto trovo che KB sia da prendere come un gioco introduttivo al mondo dei boardgames, stile i “Coloni di Catan” (addirittura ancora più semplice per certi versi). È un gioco semplice con buoni materiali. Oserei dire che ha quasi le caratteristiche per entrare a far parte della categoria dei giochi da Spiel des Jahres ROSSO (vi ricordo che da quest’anno ci sono due categorie separate: quella “rossa” per i giochi più semplici e quella “grigia” per i giochi un po’ più complessi). Perché dico questo: se osserviamo i vincitori degli ultimi anni (vedi Qwirkle, Dixit, Zooloretto, Niagara per fare alcuni esempi) si può notare come abbiano alcune caratteristiche comuni: 1) Regolamento semplice da leggere e spiegare; 2) Tempo di gioco non eccessivo; 3) Traduzione in multilingua delle regole e dei componenti (questo non vale per tutti). Io concepisco KB come un gioco da inserire in questa categoria e quindi non mi colpisce se non rispecchia altre caratteristiche che non gli sono proprie. Il problema che è sorto è che tutto ciò che sta attorno a KB lo porta ad essere percepito come un gioco sontuoso (e complesso). È come “incastrato” in un ruolo che non è il suo dagli eventi che l’hanno portato alla ribalta. Infatti ha beneficiato di un grande battage pubblicitario (la Queens Game aveva ad Essen ben 2 immensi stand dove si poteva provare e acquistare il gioco), inoltre il prezzo da fiera (35 euro) è più da gioco “impegnato” (i materiali tra l’altro non mi sembra giustifichino molto questo prezzo, però…), è contenuto in un grosso scatolone (che psicologicamente può portare a pensare al giocone a tutti gli effetti). Quindi sembra che lo si voglia presentare come un gioco da categoria “grigia” per lo SdJ (che con 7wonders comunque non è che ha chiarito molto cosa significhi veramente “Kennerspiele”) mentre in realtà non lo è (almeno a mio parere). Ha però alcuni pregi che gli riconosco e che mi fanno dire che è un gioco piuttosto interessante e divertente. Oltre alla già citata funzione introduttiva ai giochi da tavolo (che non è da sottovalutare), i componenti del gioco permettono una certa variabilità (8 plance tra le quali scegliere per comporre il tabellone di gioco, 10 carte obiettivo di cui se ne scelgono 3). Non ho ancora grande esperienza su quest’ultimo aspetto, ma in ogni caso le condizioni di partenza che cambiano sempre un po’ di variabilità la garantiscono. Infine c’è da aggiungere l‘aspetto tattico (che tra l’altro dipende proprio dal tipo di tabellone e dalle carte obiettivo) e cioè la scelta del piazzamento di partenza e delle seguenti mosse. Qui c’è più profondità di quel che sembra. Concludendo, a me KB piace preso per quello che è e cioè un gioco con regole facili da spiegare ma che ha una certa strategia non banale. Un gioco per tutti che può togliere qualche soddisfazione anche agli hardgamers (se non partono con troppi pregiudizi). Ringrazio moltissimo Fabio per lo spazio che mi ha concesso e auguro a tutti avvincenti serate ludiche.
Un saluto ed un ringraziamento a Poldeold, il quale ha compiuto con questa collaborazione il passo da ‘semplice’ lettore ad autore 😉
Sulla base delle sue considerazione e delle chiacchierate intercorse con altri giocatori tra le due fiere di Essen e Lucca non posso che concludere che Kingdom Builder è un titolo che si colloca sicuramente nell’ambito dei giochi ‘introduttivi’ al mondo dei boardgames, proponendo meccaniche conosciute (di collegamento) e risultando giocabile in modo praticamente immediato. Chi ha serbato le migliori opinioni del gioco lo ritiene addirittura un potenziale classico, pur ammettendo che sia il nome dell’autore che la casa editrice potranno avere il loro peso nel far si che esso non sia per il futuro dimenticato. Da parte mia acquisisco che le aspettative, che erano alte in virtù del tam tam di internet pre fiera, hanno contribuito sicuramente a farmi accogliere l’ultima creazione di Vaccarino in modo più tiepido di quanto forse merita, ma nel contempo resto dell’idea che di carne, sotto al fumo, non ce ne sia troppa e continuo a preferire, come introduttivi al genere, altri titoli, tipo il noto Ticket to Ride i quali, pur nell’ambito di regole semplici, godono di maggiori possibilità ‘creative’ e/o di una migliore componentistica / ambientazione / rapporto qualità – prezzo.
Tutte le parole spese sinora però dovrebbero aiutare i lettori ad intuire da soli se sia o meno un titolo che fa per loro !!
Il gioco sul negozio online di Egyp.it è proposto a 49,90 euro.
— Le immagini sono tratte dal sito della casa o dal manuale del gioco e tutti i diritti appartengono alla casa editrice (Queen Games). Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. —
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